L’esperto | Articoli

Ferie annuali non godute: ultime sentenze

9 Novembre 2020
Ferie annuali non godute: ultime sentenze

Collocamento in pensione del lavoratore; reintegrazione del posto di lavoro; pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute.

A chi spetta l’indennità per ferie annuali non godute?

Nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato a causa della domanda di pensionamento, al lavoratore spetta la relativa indennità per ferie annuali non godute. Ciò perché le ferie sono state maturate ma il lavoratore, per via del collocamento in pensione, non è stato in grado di usufruirne in misura piena prima della fine del rapporto, con la precisazione che non può riversarsi sull’interessato l’onere di chiedere la postergazione del già decretato stato di quiescenza.

Semmai avrebbe dovuto essere la stessa Amministrazione a prorogare d’ufficio la decorrenza del collocamento in quiescenza, per consentire al ricorrente di godere del congedo ordinario quale diritto inviolabile del lavoratore.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 11/05/2020, n.4898

Irrinunziabilità del diritto alle ferie annuali retribuite

Il diritto del prestatore di lavoro al pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute sussiste ogni qualvolta la mancata fruizione delle stesse sia riconducibile alla impossibilità per il datore di lavoro – anche se non dipesa da sua colpa – di adempiere all’obbligazione di consentirne la relativa fruizione.

L’indennità sostitutiva delle ferie non godute ha natura retributiva, in quanto rappresenta la corresponsione, a norma degli artt. 1463 c.c. e 2037 c.c., del valore di prestazioni non dovute e non restituibili in forma specifica.

La sola ipotesi di esclusione del diritto del lavoratore alla fruizione dell’indennità sostitutiva per le ferie non godute si ha quando il datore fornisca in giudizio la prova di aver offerto un adeguato lasso di tempo per il godimento delle ferie, di cui il lavoratore non abbia usufruito, incorrendo così nella mora credendi.

(Nel caso di specie, essendo il rapporto di lavoro cessato per morte del lavoratore e, dunque, non essendo più possibile beneficiare delle ferie maturate in corso di rapporto, queste non possono essere che monetizzate in favore degli eredi, non potendo rinvenirsi, nel caso concreto, alcuna offerta del datore di godere del periodo di ferie alla quale il lavoratore abbia opposto rifiuto).

Cassazione civile sez. lav., 21/04/2020, n.7976

Indennità di ferie non godute: prescrizione

L’indennità sostitutiva delle ferie non fruite ha natura mista, avendo non solo carattere risarcitorio, in quanto volta a compensare il danno derivante dalla perdita di un bene determinato (il riposo, con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali), ma anche retributivo, in quanto è connessa al sinallagma contrattuale e costituisce il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sé retribuito avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali.

Le stesse considerazioni valgono per l’indennità sostitutiva dei permessi non goduti (tanto per i permessi sostituivi delle festività soppresse, quanto per i ROL), con conseguente riconoscimento della loro duplice natura e, per quel che qui interessa, della rilevanza ai fini prescrizionali di quella risarcitoria. Ciò detto, per l’indennità di ferie non godute e l’indennità di permessi non goduti trova applicazione il termine di prescrizione decennale, applicandosi il termine breve quinquennale per tutte le altre voci aventi esclusiva natura retributiva.

Tribunale Roma sez. lav., 01/07/2019, n.2510

Domanda di pensionamento: ferie maturate e non godute

Alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine all’interpretazione della Direttiva n. 2003/88/CE e al suo recepimento da parte degli Ordinamenti interni, rilevato come il legislatore comunitario, nel prevedere comunque l’erogazione dell’indennità dovuta per ferie non godute alla cessazione del rapporto lavorativo, abbia considerato del tutto irrilevante il motivo per cui il rapporto di lavoro si sia risolto, all’Amministrazione pubblica interna non è concesso privare il lavoratore delle ferie non godute e, pertanto, anche qualora il rapporto di lavoro cessi a causa della domanda di pensionamento, al lavoratore spetterà la relativa indennità per ferie annuali non godute, in quanto le ferie sono state maturate ma il lavoratore, per via del collocamento in pensione, non è stato in grado di usufruirne in misura piena prima della fine del rapporto, non potendosi peraltro riversarsi sull’interessato l’onere di chiedere all’amministrazione la postergazione del già decretato stato di quiescenza, dovendo essere semmai l’amministrazione che, a fronte di una richiesta di fruizione del congedo ordinario presentata in limine dal dipendente volontario dimissionario, decide di prorogare d’ufficio la decorrenza del collocamento in quiescenza, onde consentire al lavoratore di godere del congedo ordinario quale diritto inviolabile del medesimo.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 13/06/2019, n.535

Ferie non godute prima della cessazione del rapporto di lavoro

In conformità all’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88, un lavoratore che non sia stato posto in grado di usufruire di tutte le ferie prima della cessazione del suo rapporto di lavoro, ha diritto a un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute, essendo del tutto irrilevante il motivo per cui il rapporto di lavoro si sia risolto; ne deriva la sussistenza di tale diritto anche allorquando il rapporto di lavoro sia cessato per colpa del lavoratore.

Tribunale Crotone sez. lav., 07/01/2019, n.843

Controversia lavoro e ferie

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce del parlamento europeo e del consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e l’art. 31, par. 2, della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale, come quella discussa nel procedimento principale, in applicazione della quale, se il lavoratore non ha chiesto, nel corso del periodo di riferimento, di poter esercitare il suo diritto alle ferie annuali retribuite, detto lavoratore perde, al termine di tale periodo (automaticamente e senza previa verifica del fatto che egli sia stato effettivamente posto dal datore di lavoro, segnatamente con un’informazione adeguata da parte di quest’ultimo, in condizione di esercitare questo diritto), i giorni di ferie annuali retribuite maturati per tale periodo ai sensi delle suddette disposizioni e, correlativamente, il proprio diritto a un’indennità finanziaria per dette ferie annuali non godute in caso di cessazione del rapporto di lavoro; il giudice del rinvio è, a tale riguardo, tenuto a verificare, prendendo in considerazione il diritto interno nel suo complesso e applicando i metodi di interpretazione riconosciuti da quest’ultimo, se gli sia possibile pervenire a un’interpretazione di tale diritto che sia in grado di garantire la piena effettività del diritto dell’Unione.

Corte giustizia UE grande sezione, 06/11/2018, n.684

La disciplina europea sulle ferie 

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o a prassi nazionali secondo le quali un lavoratore non può riportare e, se del caso, cumulare, fino al momento in cui il suo rapporto di lavoro termina, i diritti alle ferie annuali retribuite non godute nell’arco di più periodi di riferimento consecutivi, a causa del rifiuto del datore di lavoro di retribuirle.

Corte giustizia UE sez. V, 29/11/2017, n.214

Ferie retribuite e non godute: spetta sempre l’indennità?

L’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che: esso osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che priva del diritto all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute il lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito della sua domanda di pensionamento e che non sia stato in grado di usufruire di tutte le ferie prima della fine di tale rapporto di lavoro; un lavoratore ha diritto, al momento del pensionamento, all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute per il fatto di non aver esercitato le sue funzioni per malattia; un lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato e che, in forza di un accordo concluso con il suo datore di lavoro, pur continuando a percepire il proprio stipendio, fosse tenuto a non presentarsi sul posto di lavoro per un periodo determinato antecedente il suo pensionamento non ha diritto all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute durante tale periodo, salvo che egli non abbia potuto usufruire di tali ferie a causa di una malattia; spetta, da un lato, agli Stati membri decidere se concedere ai lavoratori ferie retribuite supplementari che si sommano alle ferie annuali retribuite minime di quattro settimane previste dall’articolo 7 della direttiva 2003/88.

In tale ipotesi, gli Stati membri possono prevedere di concedere a un lavoratore che, a causa di una malattia, non abbia potuto usufruire di tutte le ferie annuali retribuite supplementari prima della fine del suo rapporto di lavoro, un diritto all’indennità finanziaria corrispondente a tale periodo supplementare. Spetta, dall’altro lato, agli Stati membri stabilire le condizioni di tale concessione (la Corte si è così pronunciata nell’ambito di un controversia promossa da un cittadino austriaco nei confronti del suo datore di lavoro, in merito all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute dall’interessato prima della fine del suo rapporto di lavoro).

Corte giustizia UE sez. X, 20/07/2016, n.341

Diritto alle ferie annuali retribuite e decesso del lavoratore

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che osta a legislazioni o prassi nazionali, quali quelle di cui trattasi nel procedimento principale, che prevedono che il diritto alle ferie annuali retribuite si estingue senza dare diritto ad un’indennità finanziaria a titolo delle ferie non godute, quando il rapporto di lavoro termina per decesso del lavoratore.

Il beneficio di una tale indennità non può dipendere da una previa domanda dell’interessato (fattispecie relativa all’azione promossa da una cittadina tedesca, moglie ed erede universale di un lavoratore, avverso il mancato riconoscimento delle indennità di ferie non godute dal marito che si era assentato dal lavoro per gravi motivi di salute).

Corte giustizia UE sez. I, 12/06/2014, n.118

Dipendente pubblico assente per causa di malattia e ferie

Il dipendente pubblico che si assenta per causa di malattia, non potendo per ciò fruire del periodo di ferie annuali, ha diritto, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, alla percezione dell’indennità per ferie non godute (nella specie, la Corte ha dedotto la conseguente illegittimità, per contrasto con norme imperative, delle disposizioni del c.c.n.l. del comparto scuola che escludono la corresponsione dell’equivalente economico di ferie non godute al momento dell’estinzione del rapporto di lavoro, salva l’ipotesi in cui la mancata fruizione dipenda da documentate esigenze di servizio).

Cassazione civile sez. lav., 09/07/2012, n.11462

Diritto alle ferie per il periodo tra il licenziamento e la reintegrazione

Un lavoratore illegittimamente licenziato e successivamente reintegrato nel suo posto di lavoro, a seguito dell’annullamento del suo licenziamento mediante una decisione giudiziaria, ha diritto alle ferie annuali retribuite per il periodo compreso tra la data del licenziamento e la data della sua reintegrazione nel posto di lavoro, oppure, alla cessazione del suo rapporto di lavoro, a un’indennità sostitutiva di tali ferie non godute. Ad affermarlo è la Corte di giustizia dell’Unione europea che si è pronunciata su un caso bulgaro e uno italiano di simile portata. Per i giudici di Lussemburgo, in sostanza, quando un lavoratore non è in grado di adempiere alle proprie funzioni per un motivo imprevedibile e indipendente dalla sua volontà non perde il diritto alle ferie annuali retribuite.

Corte giustizia UE sez. I, 25/06/2020, n.762

Il diritto di cumulare le indennità per ferie annuali retribuite non godute 

L’art. 7 par. 2 della direttiva 2003/88/Ce deve essere interpretato nel senso che osta ad una disposizione del diritto nazionale che limita, mediante un periodo di riporto di nove mesi alla scadenza del quale il diritto a ferie annuali retribuite si estingue, il diritto di un funzionario in via di pensionamento di cumulare le indennità per ferie annuali retribuite non godute a causa di un’inabilità lavorativa.

Corte giustizia UE sez. V, 03/05/2012, n.337



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

11 Commenti

  1. Buongiorno. Mi chiedo una cosa. Ma il datore di lavoro, per esigenze legate alla produzione o all’organizzazione aziendale, può decidere di convertire una parte delle ferie in denaro? Cioè può monetizzare le mie ferie?

    1. A questo proposito, devi sapere che il diritto alle ferie è fondamentale e non è monetizzabile. Significa che non è possibile convertire le ferie minime previste per legge in denaro. Sussistono tuttavia delle eccezioni: innanzitutto, se il contratto di lavoro ha una durata inferiore all’anno, è possibile convertire le ferie in denaro, perché la breve durata dell’attività garantisce comunque il recupero psicofisico del dipendente. È inoltre possibile convertire in denaro le ferie aggiuntive, eventualmente previste dai contratti collettivi o dalle pattuizioni individuali, rispetto alle ferie minime disposte dalla legge. In questo modo, difatti, non si viola il diritto al recupero psicofisico del dipendente perché la breve durata dell’attività garantisce comunque un riposo adeguato al lavoratore. Infine, sono convertite in indennità tutte quelle ferie che risultano non fruite al termine del rapporto di lavoro. Il datore di lavoro, infatti, deve tenere il conto delle ferie non godute: se non le fa fruire al dipendente, questi ha il diritto di vedersi riconoscere la corrispondente indennità al termine del rapporto.

  2. Salve, potreste spiegarmi una cosa. Se io non ho fruito delle ferie, c’è un termine superato il quale non posso più fruire delle ferie e il mio capo può solo monetizzarle?

    1. Le ferie non si perdono, anche una volta scaduto il termine per il loro godimento: le giornate di assenza ancora da fruire, che residuano al termine del contratto di lavoro, possono essere monetizzate, cioè convertite in un’indennità e non vanno, dunque, completamente perse. Ma esiste un termine superato il quale il lavoratore non può più fruire delle ferie e può solo monetizzarle? Il termine dei 18 mesi successivi all’anno di maturazione delle ferie è utilizzato ai soli fini del versamento dei contributi. In pratica, il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi sulle ferie, anche se non sono state fruite, entro i 18 mesi successivi dalla fine dell’anno in cui le stesse ferie sono maturate. Il lavoratore può poi fruire delle ferie successivamente: in questo caso, non devono essere trattenuti i contributi già versati sulle ferie non godute. Quando il datore di lavoro, infatti, versa i contributi sulle ferie non godute, è normalmente tenuto anche a trattenere la quota a carico del dipendente, quota che poi questi recupera fruendo delle assenze.

  3. Non ho potuto godere delle ferie che mi spettavano durante l’anno e non ho potuto fruirne nemmeno nei diciotto mesi successivi . Quindi, avrei diritto a un’indennità sostitutiva? Quando può essermi pagata eventualmente?

    1. Hai diritto a un’indennità sostitutiva che gli potrà essere pagata solo al termine del rapporto di lavoro. Occorre, a questo punto, verificare in quanto tempo si prescrive il diritto del lavoratore ad ottenere il pagamento di questa indennità e da quale momento comincia a decorrere il termine di prescrizione. Per quanto riguarda il tempo di prescrizione dell’indennità sostitutiva, la giurisprudenza ha stabilito che essa si prescrive in dieci anni. Ma da quando cominciano a decorrere questi dieci anni? I dieci anni di tempo che il lavoratore ha per chiedere ed ottenere dal suo datore il pagamento dell’indennità sostitutiva cominciano a decorrere: dal momento stesso in cui le ferie avrebbero dovuto essere godute, se il posto di lavoro gode della cosiddetta tutela reale (cioè se il lavoratore ha il diritto di essere reintegrato in caso di licenziamento illegittimo); oppure dal momento in cui il rapporto di lavoro cessa (per licenziamento o dimissioni), se il posto di lavoro gode della tutela soltanto obbligatoria (cioè se il lavoratore non ha il diritto di essere reintegrato in caso di licenziamento illegittimo). Ai lavoratori che hanno il diritto di essere reintegrati se vengono ingiustamente licenziati, conviene perciò richiedere con atto scritto il pagamento dell’indennità sostitutiva senza attendere la fine del loro rapporto di lavoro. Infatti, nel loro caso, la prescrizione dell’indennità sostitutiva comincia a decorrere fin dal momento in cui le ferie non sono state godute e, quindi, rischiano di perderla se dovessero attendere più di dieci anni prima di richiederla al datore.

  4. A proposito di ferie, ho due domande. Mi serve conoscere le risposte perché il caso riguarda direttamente la mia compagna che non sa come muoversi visto che dovrebbe raggiungermi non appena finiscono le restrizioni e quindi vuole prendersi dei giorni di ferie. Come maturano le ferie? Quindi, chi decide quando si va in ferie?

    1. Ogni anno, in base alla legge, maturano almeno 4 settimane di ferie. I contratti collettivi possono prevedere delle ferie aggiuntive. Le ferie maturano mensilmente: ipotizzando che il lavoratore abbia diritto, da contratto, a 26 giorni di ferie, ogni mese matura un rateo pari a 2,167 giornate, a meno che non si siano verificate delle assenze che non danno diritto alla maturazione delle ferie. Le ferie sono solitamente concordate tra dipendente e datore di lavoro, ma è quest’ultimo ad avere il potere di decidere in quali giorni il lavoratore si può assentare: il Codice civile, infatti, dispone che sia il datore di lavoro a stabilire il periodo annuale di ferie retribuite, possibilmente continuativo, nel rispetto del periodo minimo previsto dalle leggi e dalla contrattazione collettiva. In altre parole, il datore di lavoro può scegliere l’esatta collocazione del periodo di ferie del dipendente anche senza accordarsi con quest’ultimo, purché: tenga conto anche delle esigenze del lavoratore; assicuri il godimento del periodo minimo di 2 settimane di ferie previsto dalla legge nell’anno di maturazione, o del diverso periodo stabilito dal contratto collettivo applicato; assicuri che il restante periodo di ferie sia goduto entro i successivi 18 mesi dall’anno di maturazione, salvo diversa previsione del contratto collettivo; comunichi al lavoratore con sufficiente e congruo anticipo la collocazione delle giornate di ferie spettanti.

  5. Vi seguo sempre con interesse e queste decisioni dei giudici sono utili per farci capire cosa si decide nei tribunali in base ai vari casi che capitano ogni giorno. Ora, io vorrei esporvi il caso della mia compagna. Lei potrebbe fruire delle ferie in anticipo anche se non le ha ancora maturate?

    1. Questa possibilità esiste, anche se il datore di lavoro non è obbligato a concedere delle ferie non ancora maturate in base ai ratei accreditati mensilmente. Per le ferie anticipate non è effettuata alcuna trattenuta al lavoratore, nella generalità dei casi, ma il debito per le ferie anticipate viene compensato con i ratei ferie maturati successivamente. Le ferie anticipate, come le giornate di ferie fruite già maturate, sono retribuite.

    2. Se il lavoratore fruisce di un numero di giorni di ferie maggiore rispetto a quelli maturati, i contratti collettivi o gli usi aziendali prevedono che il datore di lavoro possa, alternativamente: pagare l’intera retribuzione mensile e detrarre dal successivo periodo di maturazione i giorni goduti in più (anticipazione di ferie del periodo successivo); pagare la retribuzione decurtata in base ai giorni di ferie non maturati.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube