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Mancata esibizione documenti al Fisco: conseguenze

2 Ottobre 2020 | Autore:
Mancata esibizione documenti al Fisco: conseguenze

Quelli non prodotti in fase di controllo non possono più essere utilizzati a difesa del contribuente; ma ci sono delle eccezioni a questa preclusione probatoria.

Hai ricevuto un controllo o una verifica fiscale e ti è stato chiesto di esibire la contabilità e i documenti sottostanti. Non l’hai fatto, dicendo che erano smarriti o distrutti o che non li avevi sottomano e ti sei riservato di consegnarli in un momento successivo, ma poi non hai adempiuto.

In un’altra occasione, l’Agenzia delle Entrate che sta eseguendo un accertamento fiscale nei tuoi confronti ti invia un invito a comparire, sollecitandoti a produrre documenti che potrebbero essere rilevanti per definire la tua posizione. Ma tu non ottemperi a questo invito e non ti presenti.

In seguito, vieni raggiunto da un avviso di accertamento esecutivo, nel quale ti si contestano numerose violazioni e i tuoi redditi vengono rideterminati in aumento, con il calcolo delle imposte evase e l’applicazione delle sanzioni.

Ora vorresti proporre ricorso e ti chiedi quali sono le conseguenze della mancata esibizione dei documenti al Fisco: ricordi, infatti, di essere stato avvertito che in caso di inottemperanza alle richieste dell’Amministrazione finanziaria quei documenti non avrebbero più potuto essere presi in considerazione a tuo favore. Ma ci sono eccezioni a questa regola e dunque modi per poterli recuperare e produrre nel corso del processo tributario.

Controlli e verifiche fiscali

I funzionari ispettivi dell’Agenzia delle Entrate e gli ufficiali e agenti di polizia tributaria della Guardia di Finanza possono accedere nei locali di esercizio dell’attività (e, con autorizzazione rilasciata dal Procuratore della Repubblica, anche nel domicilio del contribuente, quando sussistano gravi indizi di violazioni fiscali) per eseguire controlli e verifiche.

Durante queste ispezioni, al soggetto verificato viene chiesto di esibire i documenti contabili in suo possesso; gli operanti procederanno comunque alla ricerca della documentazione – contabile ed extracontabile – presente nei luoghi dove hanno eseguito l’accesso.

A seconda dei casi, se alcuni documenti non sono immediatamente reperibili gli organi incaricati del controllo possono concedere un breve termine per la produzione successiva.

Il contribuente può aderire all’invito oppure rifiutarsi, e in questo caso non incorrerà in specifiche sanzioni pecuniarie, ma subirà una conseguenza ancor più grave: i documenti che non avrà esibito non potranno essere più utilizzati a suo favore [1].

Ad aggravare le cose c’è il fatto che al rifiuto di esibizione è equiparata anche la dichiarazione di non essere in possesso della documentazione richiesta.

Se i documenti sono detenuti dal commercialista o da un altro consulente fiscale, il contribuente dovrà esibire l’apposita attestazione rilasciata dal soggetto depositario, altrimenti la situazione verrà considerata equivalente all’omessa esibizione della documentazione.

Se invece l’indisponibilità dipende da cause di forza maggiore che hanno provocato l’indisponibilità, come lo smarrimento, la distruzione o il furto dei documenti, bisognerà produrre la denuncia sporta alle Autorità per questi eventi.

L’invito a comparire

A prescindere dai controlli e dalle verifiche effettuati nei luoghi dove il contribuente svolge la sua attività, esistono altri tipi di accertamenti che il Fisco compie presso i propri uffici, a tavolino, senza dover coinvolgere il contribuente con un accesso materiale presso la sua sede o il suo domicilio.

In questi casi, spesso l’Agenzia delle Entrate emana un invito a comparire, inviando una lettera che invita il contribuente a presentarsi presso il proprio ufficio territoriale e davanti ad un determinato funzionario per chiarire la sua posizione.

In questa fase potrai mostrare tutti i dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento che si sta svolgendo, dunque avrai la possibilità di produrre la documentazione utile a dimostrare determinate circostanze utili a tuo favore, come un’esenzione d’imposta o l’avvenuto assolvimento degli obblighi tributari in altre forme.

Anche l’inottemperanza a questo invito non è specificamente sanzionata, ma la mancata presentazione sarà valutata sfavorevolmente e il Fisco procederà in maniera autonoma, senza disporre delle difese del contribuente. Con ogni probabilità, sarà emanato un avviso di accertamento, nel quale verranno contestati i maggiori redditi accertati e le evasioni d’imposta conseguenti.

Inoltre ci sarà la medesima sanzione impropria a carico del contribuente che abbiamo visto per i controlli e le verifiche, perché vale anche in questo caso vale la regola secondo cui i documenti, dati e notizie che non sono stati forniti nonostante la specifica richiesta non potranno più essere utilizzati nelle successive difese.

L’accertamento induttivo

Quando la mancata esibizione di documenti riguarda le scritture contabili obbligatorie, o una parte di esse, l’Amministrazione potrà procedere all’accertamento induttivo dei redditi, ricostruendoli in base a presunzioni.

In questo modo l’accertamento diventa svincolato dalla contabilità, mentre nei casi ordinari l’Amministrazione non potrebbe prescindere dalle sue risultanze, pur potendola contrastare con elementi e notizie di diverso segno.

È un altra circostanza – sia pur limitata alle sole scritture contabili obbligatorie e non anche agli altri documenti – che penalizza molto il contribuente che non ha prodotto a tempo debito i documenti che gli erano stati richiesti, prima di emanare l’atto impositivo e proprio per consentirgli di difendersi con il contraddittorio anticipato.

Documenti non esibiti: quando diventano utilizzabili

C’è però una possibilità di “salvezza” in favore del contribuente che ha omesso o rifiutato l’esibizione della documentazione nelle fasi che abbiamo esaminato: la legge [2] dispone che le cause di inutilizzabilità «non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile».

Questo significa che quando non c’è stato dolo nell’omessa esibizione è possibile “recuperare” il valore probatorio di quei documenti non prodotti, nella prospettiva della tua difesa durante il processo tributario instaurato con ricorso avverso l’atto accertativo nel frattempo emanato dagli Uffici impositori. In questo modo le informazioni desumibili dai documenti che non erano stati esibiti in fase di verifica o di invito a comparire potranno essere fatti valere a tuo favore.

La giustificazione della mancata esibizione

Per superare la preclusione probatoria, il contribuente però dovrà dimostrare che la mancata produzione della documentazione che gli era stata richiesta derivava da fatti e circostanze a lui non imputabili.

La legislazione tributaria, infatti, sospetta fortemente della documentazione che “spunta fuori” solo in fase contenziosa e non era stata acquisita in precedenza: potrebbe essere stata nel frattempo alterata o contraffatta o creata in seguito in maniera posticcia proprio per sottrarsi alle conseguenze negative dell’accertamento. Per questo è richiesta una giustificazione completa, adeguata e convincente delle cause che hanno determinato l’esibizione tardiva.

I termini della preclusione probatoria

I documenti non esibiti potranno in questi casi essere prodotti in occasione del ricorso introduttivo del processo e anche oltre tale momento, se la circostanza impeditiva perdura. La Corte di Cassazione [3] ha recentemente affermato che i documenti prodotti a difesa del contribuente nel corso del processo tributario devono essere depositati 20 giorni prima della data fissata per l’udienza di discussione, altrimenti non potranno essere presi in considerazione perché la loro produzione è tardiva.

La preclusione probatoria – afferma il Collegio – assolve alla funzione di assicurare – in rispondenza ai canoni di lealtà, correttezza e collaborazione propri degli obblighi di solidarietà in materia tributaria – un dialogo preventivo tra fisco e contribuente per favorire la definizione delle reciproche posizioni, sì da evitare l’instaurazione del contenzioso giudiziario, rimanendo legittimamente sanzionata l’omessa o intempestiva risposta con la preclusione amministrativa e processuale di allegazione di dati e documenti non forniti nella sede precontenziosa».

La Suprema Corte ha precisato che il contribuente può ottenere la deroga all’inutilizzabilità dei documenti «solamente depositando in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio, e dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile» [4].

Nel caso esaminato, si è andati oltre questo momento perché il ricorrente era erede del padre deceduto e aveva incontrato difficoltà perduranti nel reperire i documenti da produrre; questa causa di giustificazione ha comportato il differimento della produzione entro il termine tassativo di 20 giorni liberi prima della data di trattazione del giudizio.


note

[1] Art. 32, comma 4, D.P.R. n. 600/1973 e art. 52 D.P.R. n. 633/1972.

[2] Art. 32, comma 5, D.P.R. n. 600/73.

[3] Cass. ord. n. 20954/20 del 1 ottobre 2020.

[4] Cass. sent. n. 14065/2018 e n. 5734/2016.


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