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Consiglio comunale e violazione dell’ordine del giorno: ultime sentenze

3 Ottobre 2020
Consiglio comunale e violazione dell’ordine del giorno: ultime sentenze

Giustizia amministrativa; legittimazione ad agire dei consiglieri comunali avverso gli atti del Consiglio comunale; impugnazione delle deliberazioni.

Legittimazione a ricorrere e a resistere

La legittimazione ad agire dei consiglieri di minoranza ha carattere eccezionale e va ricondotta a quelle ipotesi in cui costoro, agendo in giudizio, lamentano la lesione di quelle che sono le prerogative riconducibili al loro munus. In particolare, i membri del Consiglio comunale possono impugnare gli atti ritenuti pregiudizievoli, quando ravvisino e censurino: a) le erronee modalità di convocazione dell’organo consiliare; b) la violazione dell’ordine del giorno; c) l’inosservanza del termine di deposito della documentazione necessaria per poter liberamente e consapevolmente deliberare; d) la preclusione, in tutto o in parte, dell’esercizio delle funzioni relative all’incarico rivestito.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 05/06/2019, n.954

Impugnazione delle delibere del Consiglio comunale

La legittimazione dei consiglieri dissenzienti ad impugnare le delibere dell’organo di cui fanno parte ha carattere eccezionale, ed essa è pertanto limitata alle sole ipotesi in cui si lamenti la lesione della propria sfera giuridica, come, per esempio, nel caso di scioglimento dell’organo o di nomina di un commissario ad acta, in cui detto effetto lesivo discende ab externo rispetto all’organo di cui il singolo consigliere fa parte, oppure nei casi in cui i vizi dedotti attengano ai seguenti profili: a) erronee modalità di convocazione dell’organo consiliare; b) violazione dell’ordine del giorno; c) inosservanza del deposito della documentazione necessaria per poter liberamente e consapevolmente deliberare; d) più in generale, preclusione, in tutto o in parte, dell’esercizio delle funzioni relative all’incarico rivestito.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 05/11/2018, n.1546

Violazione dell’ordine del giorno

I consiglieri comunali, in quanto tali, non sono legittimati ad agire contro l’Amministrazione di appartenenza, dato che il giudizio amministrativo non è di regola aperto alle controversie tra organi o componenti di organi dello stesso ente, ma è diretto a risolvere controversie intersoggettive; pertanto, l’impugnativa di singoli consiglieri può ipotizzarsi soltanto allorché vengano in rilievo atti incidenti in via diretta sul diritto all’ufficio dei medesimi e, quindi, su un diritto spettante alla persona investita della carica di consigliere, dovendosi escludere che ogni violazione di forma o di sostanza nell’adozione di una deliberazione, che di per sé può produrre un atto illegittimo impugnabile dai soggetti diretti destinatari o direttamente lesi dal medesimo, si traduca in una automatica lesione dello jus ad officium; pertanto la legittimazione al ricorso può essere riconosciuta al consigliere solo quando i vizi dedotti attengano ai seguenti profili: a) erronee modalità di convocazione dell’organo consiliare; b) violazione dell’ordine del giorno; c) inosservanza del deposito della documentazione necessaria per poter liberamente e consapevolmente deliberare; d) più in generale, preclusione in tutto o in parte dell’esercizio delle funzioni relative all’incarico rivestito

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 28/11/2013, n.2388

Compromissione del corretto esercizio del mandato

I consiglieri comunali dissenzienti non hanno un interesse protetto e differenziato all’impugnazione delle deliberazioni dell’organismo del quale fanno parte, salvo il caso in cui venga lesa in modo diretto ed immediato la propria sfera giuridica per effetto di atti, direttamente incidenti sul diritto all’ufficio o sullo status ad essi spettante della carica di consigliere, che compromettano il corretto esercizio del loro mandato, come nel caso di erronee modalità di convocazione dell’organo, della violazione dell’ordine del giorno, dell’inosservanza del deposito della documentazione necessaria per poter liberamente e consapevolmente deliberare e, più in generale, per tutte quelle circostanze che precludano in tutto o in parte l’esercizio delle funzioni relative all’incarico rivestito, oltre ovviamente ai casi in cui gli atti collegiali riguardano direttamente e personalmente il consigliere stesso; ciò anche in considerazione del fatto che il giudizio amministrativo non è di regola aperto alle controversie tra organi o componenti di organi di uno stesso ente, ma è diretto a risolvere controversie intersoggettive.

Consiglio di Stato sez. V, 24/03/2011, n.1771

Ricorso dei singoli consiglieri comunali

Il ricorso di singoli consiglieri comunali contro l’Amministrazione di appartenenza è ammissibile soltanto allorquando vengano in rilievo atti incidenti in via diretta ed immediata sul diritto all’ufficio dei medesimi e, quindi, sul diritto spettante alla persona investita della carica di consigliere, come accade nel caso di irritualità della convocazione, violazione dell’ordine del giorno, difetto di costituzione del collegio, situazioni queste in cui si determina una lesione dello “ius ad officium”.

T.A.R. Campobasso, (Molise) sez. I, 28/01/2010, n.108

Controversie intersoggettive

I consiglieri comunali non sono legittimati, in quanto tali, ad agire contro l’Amministrazione di appartenenza in relazione a controversie intersoggettive, ciò in quanto non è ammissibile che la dialettica emersa in Consiglio Comunale ovvero fra organi o componenti di organi possa trasmodare nella sede giudiziaria, fatta salva la sola ipotesi nella quale vengano in rilievo atti incidenti in via diretta sul diritto all’ufficio di questi ultimi, in quanto interferenti con le loro attribuzioni e prerogative.

Agli stessi, infatti, non può essere riconosciuto alcun interesse protetto e differenziato al riguardo, a meno che essi non facciano valere la lesione in via immediata della loro sfera giuridica in relazione a vizi che rivelino l’immediata incisione delle viste prerogative del componente il consesso, il quale ne veda obiettivamente compromesso il corretto esercizio del suo mandato.

Ciò, ad esempio, potrebbe verificarsi per le erronee modalità di convocazione dell’organo, la violazione dell’ordine del giorno, l’inosservanza del termine di deposito della documentazione e, in generale, per tutte quelle violazioni procedurali che si risolvono in un concreto impedimento al regolare esercizio delle attribuzioni inerenti al munus, nonché per le determinazioni che comportino la preclusione, in tutto o in parte, dello svolgimento delle funzioni relative all’incarico rivestito.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 14/01/2010, n.20

Il consigliere comunale e la lesione diretta delle sue prerogative

Il consigliere comunale può legittimamente esercitare la generale legittimazione al ricorso solo quando viene in rilievo una lesione diretta delle sue prerogative, ossia del munus che gli viene riconosciuto dall’ordinamento; è inammissibile, invece, il ricorso di consiglieri comunali privi di legitimatio ad causam, come nel caso di censure di merito formulate avverso provvedimenti comunali inerenti l’affidamento di servizi comunali e, dunque, estranee a quelle idonee a radicare la legittimazione attiva degli eletti negli enti locali, in relazione all’impugnazione di atti del consiglio di cui facciano parte; infatti, in casi del genere, non vengono in rilievo violazioni (irritualità della convocazione, violazione dell’ordine del giorno, difetto di costituzione del collegio) inerenti alle modalità sub-procedimentali estrinseche e come tali di per sé suscettibili di determinare un’indotta illegittimità del provvedimento conclusivo; la tutela giurisdizionale dell’interesse del consigliere comunale è, dunque, ammessa solo qualora venga in rilievo un interesse connesso alla posizione del consigliere stesso all’interno dell’ente e non quando l’atto contestato non incida direttamente sul suo diritto all’ufficio o sull’esercizio del suo mandato.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. III, 26/11/2009, n.2000

Atti direttamente incidenti sul diritto all’ufficio

I consiglieri comunali dissenzienti non hanno un interesse protetto e differenziato all’impugnazione delle deliberazioni dell’organismo di appartenenza, a meno che essi non facciano valere la lesione in via immediata della loro sfera giuridica, in virtù di atti direttamente incidenti sul diritto all’ufficio, ovvero sullo status spettante alla persona investita della carica di consigliere; deve trattarsi, in sostanza, di vizi che rivelino l’immediata interferenza con le prerogative del componente il consesso, il quale ne veda obiettivamente compromesso il corretto esercizio del suo mandato, come potrebbe verificarsi per le erronee modalità di convocazione dell’organo, la violazione dell’ordine del giorno, l’inosservanza del termine di deposito della documentazione ed, in generale, per tutte le violazioni procedurali che si risolvono in un concreto impedimento al regolare esercizio delle attribuzioni inerenti al “munus”, nonché le determinazioni che comportino la preclusione, in tutto o in parte, all’ulteriore svolgimento delle funzioni relative all’incarico rivestito, oltre naturalmente ai casi in cui gli atti collegiali riguardino direttamente e personalmente il consigliere stesso.

Consiglio di Stato sez. V, 12/06/2009, n.3744

Quando è inammissibile il ricorso dei consiglieri comunali?

È inammissibile il ricorso di consiglieri comunali privi di legitimatio ad causam , come nel caso di censure di merito formulate contro provvedimenti comunali inerenti all’assetto del territorio e, dunque, estranee a quelle ritenute idonee a radicare la legittimazione attiva degli eletti negli enti locali, in relazione all’impugnazione di atti del consiglio di cui facciano parte; infatti, in casi del genere, non vengono in rilievo violazioni (irritualità della convocazione, violazione dell’ordine del giorno, difetto di costituzione del collegio) inerenti alle modalità sub-procedimentali estrinseche e come tali di per sé suscettibili di determinare un’indotta illegittimità del provvedimento conclusivo; la tutela giurisdizionale dell’interesse del consigliere comunale è, dunque, ammessa solo qualora venga in rilievo un interesse connesso alla posizione del consigliere stesso all’interno dell’ente e non quando l’atto contestato non incida direttamente sul suo diritto all’ufficio o sull’esercizio del suo mandato.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. II, 25/03/2009, n.279

Impugnazione in sede giurisdizionale delle delibere

Deve escludersi una dilatazione della legittimazione dei consiglieri comunali per l’impugnazione in sede giurisdizionale delle delibere dell’organo di appartenenza, al di là della specifica area della denunzia dei vizi propri del subprocedimento di deliberazione, che si concretino in violazioni procedurali direttamente lesive del “munus” rivestito dal consigliere comunale (ad es. irritualità della convocazione dell’organo, violazione dell’ordine del giorno, difetto di costituzione del collegio), interferenti sul corretto esercizio del mandato.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. I, 20/07/2006, n.7614

Il differimento costante dell’argomento dell’ordine del giorno

Per un Consiglio comunale il differimento costante dell’argomento dell’ordine del giorno relativamente alle determinazioni da assumere con riguardo alla destinazione di alcune opere abusive, ritardo che di fatto ha scongiurato la demolizione – a salvaguardia degli interessi di chi ha realizzato le predette opere in violazione delle prescrizioni che regolano il razionale sviluppo dell’assetto del territorio – costituisce di per sé sintomo di mala gestio ed assume particolare pregnanza anche per il vantaggio arrecato ai soggetti beneficiari vicini alla criminalità organizzata, nessuna rilevanza assumendo in senso contrario la circostanza per cui il differimento avrebbe agevolato una pluralità di soggetti, non tutti necessariamente mafiosi; infatti, trattandosi di un atteggiamento già di per sé non costituente da parte del Consiglio comunale puntuale assolvimento del mandato elettorale e dei compiti istituzionali cui è preposto, la circostanza per cui non tutti i proprietari di opere abusive siano mafiosi – o addirittura che solo alcuni lo siano – non consente di superare il sospetto di una condotta comunque agevolativa anche di interessi della criminalità organizzata locale, senza dubbio presenti in un campo quale quello dell’abusivismo edilizio.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. I, 06/02/2006, n.1621

Lesione delle prerogative connesse al diritto all’ufficio

Non sussiste la legittimazione dei consiglieri comunali ad impugnare la deliberazione del Consiglio comunale con la quale sono state apportate modifiche al regolamento comunale nel senso di devolvere alla competenza della giunta il potere di nomina dei componenti della commissione edilizia integrata, in quanto trattasi di organo eminentemente tecnico, in rapporto al quale non si ravvisano esigenze di tutela delle minoranze politiche; né è possibile ricondurre la fattispecie ad un’ipotesi in cui vengano lese le prerogative connesse al diritto all’ufficio, in quanto queste normalmente vengono individuate nelle diverse ipotesi di una irrituale convocazione dell’organo, della mancata tempestiva acquisizione della documentazione correlata alle deliberazioni o della violazione dell’ordine del giorno.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 05/12/2005, n.4147

Risoluzione dei conflitti interorganici

In deroga al pacifico principio giurisprudenziale secondo cui la legittimazione dei consiglieri comunali ad impugnare dinanzi al g.a. le deliberazioni dello stesso Consiglio comunale è limitata ai soli casi in cui vengano in rilievo atti incidenti in via diretta sul diritto all’ufficio e quindi su un diritto spettante alla persona investita della carica di consigliere (esemplificativamente: modalità di convocazione dell’organo; violazione dell’ordine del giorno; difetto di costituzione dell’organo) in quanto la risoluzione dei conflitti interorganici è rimessa ad altri mezzi di composizione deve ritenersi che detta legittimazione sussista anche con riferimento all’impugnazione del bilancio di previsione, del bilancio pluriennale e della manovra tributaria e tariffaria varata dalla giunta comunale ove manchi la relazione previsionale e programmatica; in tal caso, infatti, non viene contestato il contenuto intrinseco delle predette deliberazioni, ma l’assenza di un documento essenziale a corredo del bilancio, la quale condiziona negativamente le prerogative del soggetto chiamato ad approvarlo.

T.A.R. Latina, (Lazio), 18/02/2005, n.253



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