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Danno patrimoniale durata processo: ultime sentenze

13 Aprile 2021
Danno patrimoniale durata processo: ultime sentenze

Giusto processo; tempo irragionevole; equa riparazione; prova della lesione; danno non patrimoniale da ansia o turbamento per il ritardo.

Equa riparazione per irragionevole durata del processo

In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo ai sensi dell’art. 2 della l. n. 89 del 2001, anche per le persone giuridiche il danno non patrimoniale, inteso come danno morale soggettivo correlato a turbamenti di carattere psicologico, è conseguenza normale, ancorché non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a causa dei disagi e dei turbamenti di carattere psicologico che la lesione di tale diritto solitamente provoca alle persone preposte alla gestione dell’ente o ai suoi membri; ne consegue che una volta accertata e determinata l’entità della stessa, il giudice deve ritenere tale danno esistente, sempre che non risulti la sussistenza, nel caso concreto, di circostanze particolari che facciano positivamente escludere che tale danno sia stato subito dal ricorrente.

Cassazione civile sez. VI, 12/03/2020, n.7034

Quantificazione del danno non patrimoniale 

In materia di risarcimento del danno per la irragionevole durata del processo, il giudice, nel determinare la quantificazione del danno non patrimoniale subito per ogni anno di ritardo, può scendere al di sotto del livello di “soglia minima” là dove, in considerazione del carattere bagatellare o irrisorio della pretesa patrimoniale azionata nel processo presupposto, parametrata anche sulla condizione sociale e personale del richiedente, l’accoglimento della pretesa azionata renderebbe il risarcimento del danno non patrimoniale del tutto sproporzionato rispetto alla reale entità del pregiudizio sofferto.

Cassazione civile sez. VI, 17/01/2020, n.974

Effetti dell’irragionevole durata del processo

Nel processo di esecuzione il debitore esecutato rimasto inattivo non riporta necessariamente effetti negativi per l’irragionevole durata del processo,preordinato, invece, all’esclusivo interesse del creditore; ne consegue che, non potendo operare nei suoi confronti la presunzione di danno non patrimoniale derivante dalla pendenza del processo, egli ha l’onere di allegare un suo specifico interesse ad una celere espropriazione e di dimostrarne l’esistenza, nel rispetto degli ordinari oneri probatori gravanti sulla parte attrice.

Cassazione civile sez. VI, 11/11/2019, n.29139

Irragionevole durata del processo: entità della violazione

In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo, posto che il danno non patrimoniale è conseguenza normale, ma non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, sancito dall’art. 6 CEDU, il giudice, una volta accertata e determinata l’entità della violazione, deve ritenere sussistente il pregiudizio, a meno che, nel caso concreto, non ricorrano circostanze particolari, che inducano ad escluderne l’esistenza.

Cassazione civile sez. II, 17/10/2019, n.26497

Presunzione del danno non patrimoniale

In tema di equa riparazione, la presunzione del danno non patrimoniale conseguente all’accertata violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all’art. 6 della CEDU, può essere superata qualora il giudice ravvisi nel caso concreto la ricorrenza di peculiari circostanze attinenti al giudizio presupposto, idonee a escludere la configurabilità di qualsivoglia patimento o stress ricollegabili all’irragionevole protrarsi del giudizio, trattandosi di valutazione discrezionale, sottratta al sindacato di legittimità se sorretta da adeguata motivazione.

(In applicazione del predetto principio, la S.C. ha cassato la sentenza della corte d’appello che aveva riconosciuto presuntivamente il danno non patrimoniale conseguente all’accertata irragionevole durata di un processo amministrativo, omettendo di considerare che il ricorrente, che aveva impugnato il giudizio di non ammissione all’esame di maturità, ma che era stato ammesso in via cautelare a sostenerlo, lo aveva poi superato conseguendo il relativo diploma, il che aveva determinato l’improcedibilità del ricorso per carenza di interesse).

Cassazione civile sez. II, 09/04/2019, n.9919

Cosa comprende il danno patrimoniale indennizzabile?

Il danno patrimoniale indennizzabile per violazione del principio della ragionevole durata del processo comprende il pregiudizio che costituisce conseguenza diretta di tale violazione e, quindi, anche quello subito per perdita di “chance”, purché esso non si risolva in una mera aspettativa di fatto, ma presenti i caratteri di un’entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione da parte del giudice di merito, al quale la parte istante ha l’onere di fornire la prova puntuale dell’esistenza di detta posta, pure in via presuntiva, mediante un criterio probabilistico.

(Nella specie, la S.C. ha escluso, altresì sotto il profilo della perdita di “chance”, che costituisse danno derivante dalla eccessiva durata del giudizio presupposto quello dovuto alla sopravvenuta ammissione al concordato preventivo del debitore, cui era conseguita, in applicazione delle regole di tale procedura, la falcidia del credito vantato dai ricorrenti).

Cassazione civile sez. II, 18/03/2019, n.7570

Irragionevole durata del processo: prova della lesione

In tema di equa riparazione per la non ragionevole durata del processo, la natura indennitaria dell’obbligazione esclude la necessità dell’accertamento soggettivo della violazione, ma non l’onere del ricorrente di provare la lesione della sua sfera patrimoniale quale conseguenza diretta e immediata di detta violazione, esulando il pregiudizio dalla fattispecie del “danno evento”.

Pertanto, anche qualora sopravvengano l’insolvenza del debitore o delle difficoltà dettate dalla necessità di un accertamento concorsuale, sono risarcibili solo i danni, ricollegabili ad una normale sequenza causale, per i quali si dimostri il nesso tra il ritardo ed il pregiudizio sofferto.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva ritenuto non provato il danno patrimoniale conseguente al sopravvenuto sequestro di prevenzione della società debitrice nelle more della definizione del processo presupposto, dovendosi dimostrare che, anteriormente all’adozione della misura, il patrimonio della società fosse capiente).

Cassazione civile sez. II, 15/05/2018, n.11829

L’erede della parte del processo affetto da ritardo

In tema di equa riparazione, l’art. 2 della l. n. 89/2001 dispone che ha diritto all’indennizzo chi ha subito un danno patrimoniale e non patrimoniale e quindi, data la genericità della formulazione, non limita la legittimazione a colui che abbia avuto la veste tanto di parte in senso sostanziale, che di parte in senso formale, essendovi situazioni in cui le due qualità sono scisse, appartenendo a soggetti diversi. Ciò che rileva è che un determinato soggetto abbia subito un danno in conseguenza dell’eccessiva durata di un processo e che costui sia il destinatario degli effetti della sentenza.

Pertanto l’erede della parte del processo affetto da ritardo, in ogni caso effettivo destinatario della sentenza che conclude il processo proposto da o contro il de cuius, quand’anche dopo la morte del dante non si sia costituito nel processo civile presupposto, non interrotto, ma proseguito nei confronti delle parti originarie, è legittimato iure proprio a far valere in giudizio il diritto all’equa riparazione anche per il periodo successivo alla morte del predetto.

Corte appello Napoli sez. VI, 05/11/2018

Tempo ragionevole e riparazione per l’eccessiva durata dei processi

La mancata legittimazione processuale dell’avvocato antistatario, autonomamente ricorrente ai sensi della c.d. legge Pinto, si basa sulla impossibilità di ricondurre nell’alveo della tutela apprestata dalla L. n. 89 del 2001, la posizione dell’avvocato anticipatario delle spese di lite del giudizio presupposto, anche in ragione della ritenuta insussistenza di un danno non patrimoniale per la durata irragionevole del processo presupposto; ciò a maggior ragione vale nei confronti di un avvocato cessionario del credito che neppure abbia partecipato, quale difensore, al ricorso che ha originato il decreto di condanna.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. II, 19/10/2015, n.816

Eccessiva durata del processo di merito: istanze di sollecita trattazione

Qualora la parte abbia ottenuto dal giudice amministrativo in sede cautelare un provvedimento i cui effetti immediati siano pari, in termini di pieno e definitivo soddisfacimento della pretesa azionata, a quelli conseguibili nel merito, tanto da renderlo superfluo (nella specie: proposto ricorso per impugnare il provvedimento di esclusione dalla partecipazione a una tornata di idoneità a professore associato, il Tar aveva accolto la domanda di sospensione del provvedimento impugnato e ammesso il ricorrente al concorso) cui sia seguita per un lunghissimo periodo di tempo (nella specie: circa 20 anni), la mancata presentazione di istanze di sollecita trattazione, quale manifestazione della esigenza che sia posto rimedio al prodursi di un danno patrimoniale per la sofferenza derivante dall’eccessivo perdurare del processo di merito, che costituisce un onere in capo alla parte, dimostra la mancanza di interesse o indifferenza (e quindi della assenza di sofferenza) del ricorrente rispetto alla definizione della controversia nei congrui tempi del giusto processo.

Cassazione civile sez. II, 18/11/2019, n.29869

Diritto all’equa riparazione del danno: può essere fatto valere in via surrogatoria?

Il diritto all’equa riparazione del danno non patrimoniale da irragionevole durata di un processo non può essere fatto valere in via surrogatoria, rientrando nella categoria dei diritti che, per loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare, giacché l’esistenza di detto danno non può essere predicata in difetto di allegazione del danneggiato.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva escluso l’accoglibilità dell’azione surrogatoria esercitata dai ricorrenti, creditori del convenuto nel processo presupposto, per far valere il diritto di costui all’equa riparazione per irragionevole durata di detto giudizio).

Cassazione civile sez. II, 02/10/2017, n.22975

Tempi processuali: la presunzione di danno non patrimoniale

La presunzione di danno non patrimoniale da irragionevole durata del processo esecutivo non opera per l’esecutato, poiché egli dall’esito del processo riceve un danno giusto. Pertanto, ai fini dell’equa riparazione da durata irragionevole, l’esecutato ha l’onere di provare uno specifico interesse alla celerità dell’espropriazione, dimostrando che l’attivo pignorato o pignorabile fosse “ab origine” tale da consentire il pagamento delle spese esecutive e da soddisfare tutti i creditori e che spese ed accessori sono lievitati a causa dei tempi processuali in maniera da azzerare o ridurre l’ipotizzabile residuo attivo o la restante garanzia generica, altrimenti capiente.

Cassazione civile sez. VI, 09/07/2015, n.14382

Il danno patrimoniale deve essere oggetto di prova piena e rigorosa

In tema di equa riparazione per il mancato rispetto del termine di ragionevole durata del processo, ai sensi della l. 24 marzo 2001 n. 89, il danno patrimoniale, diversamente da quello non patrimoniale, deve essere oggetto di prova piena e rigorosa, occorrendo che ne siano specificati tutti gli estremi, fra l’altro variabili da caso a caso, ovvero che ne sia possibile l’individuazione sulla base del contesto complessivo dell’atto.

Cassazione civile sez. VI, 12/06/2013, n.14775

Riparazione per l’eccessiva durata dei processi e spese di lite

In tema di equa riparazione di cui alla l. 24 marzo 2001 n. 89, le spese legali sostenute dall’imputato in relazione ad inutili udienze ricadenti in periodi eccedenti il termine di durata ragionevole del giudizio penale presupposto, costituiscono un effetto dannoso riconducibile alla violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, tenuto anche conto che il relativo esborso, trattandosi di procedimento penale, non può trovare rimedio mediante il recupero a carico della controparte, in base al principio della soccombenza. Pertanto, non può escludersi il danno patrimoniale per le spese legali in ragione della sua esclusiva dipendenza da una particolare complessità della controversia, dovendosi invece individuare quanta parte dell’attività defensionale si sia tradotta in assistenza cagionata dall’individuata irragionevole durata del processo, ed a tale durata esclusivamente riferibile, e quali esborsi si siano sostenuti per essa.

Cassazione civile sez. I, 16/12/2010, n.25521



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