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Quanto costa un parere legale?

2 Ottobre 2020
Quanto costa un parere legale?

Consulenza di un avvocato: costi. Come ottenere un parere legale gratuito. 

In un’era in cui si fa prima a contattare un avvocato tramite internet che tramite appuntamento, bisogna stare molto attenti a ciò che si chiede: le prestazioni professionali, infatti, si presumono sempre erogate a titolo oneroso.

In altri termini, in assenza di un patto contrario, il professionista che svolge un’attività in favore di un cliente – verbale o scritta che sia tale attività –  va pagato. E non importa se la si vuol chiamare “consulenza”, “consiglio”, “suggerimento” o “parere legale” (termini tra loro equivalenti e privi di sostanziali differenze); non importa neanche se il mezzo di contatto utilizzato sia stata una email, una chat o una telefonata: il semplice fatto di aver ricevuto una prestazione implica il pagamento della parcella. Ma a quanto ammonta questa parcella? Quanto costa un parere legale? Cercheremo di comprenderlo qui di seguito. Se vuoi dunque sapere quanto costa una consulenza legale non devi che proseguire nella lettura di questo breve chiarimento.

Consulenza senza preventivo: va pagata?

Se una persona chiede un parere a un avvocato deve pagarlo. Su questo non ci piove. Lo ha anche chiarito più volte la giurisprudenza, ivi compresa la stessa Cassazione [1]. Come anticipato poc’anzi, il pagamento va effettuato anche se il consiglio viene chiesto e poi fornito tramite email, sms, chat WhatsApp, messaggio su un social network, telefonata fatta allo studio o sul numero privato del cellulare. 

Leggi a riguardo “Consulenza legale: se invii una mail a un avvocato devi pagarlo“.

La giurisprudenza della Suprema Corte [2], infatti, ha ammesso in passato il credito provato dallo scambio di numero sms tra l’assistito e il proprio avvocato; da tanto, si evince la possibilità di fare lo stesso anche per i messaggi WhatsApp.

Leggi a riguardo “Avvocato può chiedere di essere pagato per consulenza WhatsApp?“.

È del tutto ininfluente il fatto che le parti non abbiano prima concordato un preventivo. Seppure l’avvocato – come ogni altro professionista – abbia l’obbligo di fornire, al momento del conferimento dell’incarico un preventivo scritto, la violazione di tale adempimento non fa perdere il diritto alla parcella, ma fa sì solo che l’ammontare della stessa sia determinato dal giudice. Ed è certo poco conveniente andare in causa sapendo già di perderla. 

Quindi, se una persona invia un’email o un messaggio a un avvocato e questi risponde senza prima aver chiarito quale sarà l’ammontare del suo corrispettivo, la prima dovrà pagare il secondo per l’attività svolta, a prescindere dalla complessità dell’incarico e dal tempo richiesto per adempiervi. Questi ultimi sono fattori che rilevano in un momento successivo, nella quantificazione dell’importo.

Come non pagare un parere legale 

Per non pagare un parere di un avvocato è necessario concordare, prima dell’erogazione della prestazione, la gratuità della stessa. E tale accordo non può che essere esplicito. Non può cioè essere desunto dal comportamento delle parti o dall’informalità del mezzo di comunicazione utilizzato o ancora dal fatto che il cliente non abbia prima chiesto un preventivo.

Quindi, sarà bene che il cliente che fa una domanda a un professionista si curi, prima di tutto, di specificare che non intende corrispondere alcunché per tale prestazione, lasciando libero il legale di scegliere se fornirla comunque o meno.

Quanto costa un parere legale?

Vediamo ora quanto costa avere un parere legale da un avvocato. Il decreto Bersani ha ormai abolito tutte le tariffe minime degli avvocati. Quindi, un avvocato è libero di chiedere al proprio cliente qualsiasi cifra ritenga congrua sia per un’attività giudiziale (la causa in tribunale) che stragiudiziale (un contratto, una lettera di diffida, una transazione, un parere, una conciliazione, ecc.). 

La congruità della parcella viene definita sulla base di una serie di variabili come: il tempo speso, la complessità della questione e il vantaggio che il cliente ne ha ricavato. Ad esempio, se il parere legale consente al cliente di risparmiare, in termini di tasse, una cifra di diverse centinaia di migliaia di euro o di salvaguardare l’intero patrimonio familiare da eventuali aggressioni di creditori, la parcella sarà più elevata – pur a parità di tempo speso – rispetto a quella relativa al consiglio su una multa stradale.

Di solito, per i pareri legali (o consulenze, che dir si voglia) viene richiesto un compenso variabile tra un minimo di 100 euro a un massimo di 500 euro, oltre Iva (al 22%) e Cassa forense (al 4%).


note

[1] Cass. sent. n. 1792/17 del 24.01.17.

[2] Trib. Genova del 24.11.2016.


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