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Che valore ha un contratto non registrato?

2 Ottobre 2020
Che valore ha un contratto non registrato?

Quali atti devono essere registrati e a che serve la registrazione.

A che serve la registrazione del contratto e che valore ha un contratto non registrato? Sono domande tipiche che si pone chi vuol redigere una scrittura privata e intende risparmiare le imposte dovute all’Agenzia delle Entrate. 

C’è però da dire che non tutti i contratti devono essere registrati e che, pertanto, questa formalità può essere evitata in gran parte dei casi. Al contrario, la registrazione è utile solo quando c’è l’esigenza di tutelarsi dai terzi e dalle eventuali contestazioni che questi potrebbero muovere.

In questo breve articolo spiegheremo, più nel dettaglio, che valore ha un contratto registrato: lo faremo a modo nostro, ossia con linguaggio semplice ed accessibile a tutti. Ma procediamo con ordine.

A che serve la registrazione?

Scopo della registrazione è comunicare al Fisco l’esistenza del contratto. Difatti, essa consiste in un adempimento che si svolge all’Agenzia delle Entrate tramite il versamento di un’imposta (il cui importo viene parametrato al valore del contratto stesso). 

Se le parti hanno redatto un atto pubblico, ossia un documento compilato e sottoscritto innanzi al notaio, è quest’ultimo che procede alla registrazione, chiedendo alle parti i soldi per l’imposta. 

La conoscenza dell’atto da parte del Fisco rende così possibile a quest’ultimo sapere se l’operazione commerciale genera del reddito da tassare (si pensi a un comune contratto di affitto o a una donazione). 

Nel momento stesso in cui viene versata l’imposta di registro, l’Agenzia delle Entrate fornisce indirettamente anche un altro servizio: quello della cosiddetta data certa. Per comprendere di cosa si tratta bisogna fare un passo indietro. 

Come noto, ogni contratto va firmato e munito di data. Le firme possono essere contestate solo dal loro presunto autore (si pensi a una persona che assuma di non aver mai firmato alcun ordinativo e che la sigla sul modulo non è la sua). Ma una volta che la firma è riconosciuta dal suo autore, essa fa piena prova. 

Viceversa, la data apposta dalle parti su un contratto o altro documento non è certa. Significa che può essere facilmente contestata. Del resto, è nota l’abitudine di molte persone di retrodatare i documenti per dar loro una validità retroattiva. Il più delle volte, tale comportamento non costituisce illecito, ma in altri casi può integrare una truffa ai danni di terzi. Si pensi a una persona che, dopo aver venduto un oggetto a un tale, lo rivenda a un altro e con quest’ultimo si metta d’accordo, retrodatando il contratto, in modo che – contrariamente a quanto dovrebbe essere – il secondo acquisto prevalga sull’altro (perché apparentemente fatto per primo).

Dunque, con la registrazione, l’Agenzia delle Entrate certifica anche la data del documento, almeno quella in cui è avvenuta la registrazione. E siccome il funzionario dell’ufficio delle imposte è un pubblico ufficiale, la sua attestazione fa piena prova, al pari di come potrebbe avvenire con il timbro di un postino o con la sigla di un notaio. 

Risultato: chiunque contesterà la data del contratto dovrà fare i conti con la certificazione dell’Agenzia delle Entrate e non potrà sostenere il contrario.

Quali contratti devono essere registrati?

Come dicevamo in apertura, non tutti i contratti devono essere registrati. Quando ciò avviene è la legge a dirlo. Ad esempio, va registrato il contratto di locazione: se non si procede in tal modo, il contratto è nullo e non esplica effetti per nessuna delle due parti. Significa che né locatore né conduttore sono obbligati a rispettare gli impegni presi. 

Va poi registrato il contratto di affitto (si pensi all’affitto di un’azienda) e quello di comodato quando avviene per iscritto.

Tutti gli atti notarili vanno registrati.

Sono poi soggetti a registrazione:

  • le operazioni di società ed enti esteri dirette a trasferire o istituire la sede legale, amministrativa o secondaria o l’oggetto principale nello Stato oppure la messa a disposizione di capitali di investimento o di esercizio a favore delle sedi secondarie stabilite nel territorio dello Stato;
  • gli atti formati all’estero, compresi quelli dei consoli italiani, aventi ad oggetto il trasferimento di diritti reali su beni immobili o aziende esistenti nello Stato (o la locazione e l’affitto di tali beni).

Termine per la registrazione del contratto

Tutti i contratti devono essere registrati entro venti giorni dalla data del contratto, a eccezione delle locazioni di immobili per le quali è previsto il maggior termine di trenta giorni.

Che valore ha un contratto non registrato?

Veniamo infine al valore di un contratto non registrato. Se è vero che la funzione della registrazione è quella, oltre che di portare l’atto a conoscenza del Fisco, di dare ad esso una data certa, possiamo dire che il contratto non registrato è pienamente valido tra le parti. Questo significa che non è possibile svincolarsi dagli impegni assunti. L’unica deroga è prevista per la locazione ad uso abitativo: per essa, la legge impone la registrazione a pena di nullità dell’atto. La nullità è, però, sanabile in qualsiasi momento con una registrazione tardiva.

Il contratto non registrato, però, non esplica effetti anche nei confronti dei terzi. Come detto, infatti, l’assenza di una data certa implica l’impossibilità di opporre ad altre persone gli accordi stretti in precedenza dalle parti. Quando dunque non c’è alcuna necessità che l’atto abbia effetti anche nei riguardi di terzi e la legge non lo imponga, la registrazione è un adempimento inutile. 



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