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Messa in mora datore di lavoro

2 Ottobre 2020 | Autore:
Messa in mora datore di lavoro

Caratteristiche ed effetti di un sollecito di pagamento inviato al proprio datore di lavoro, anche in prospettiva di un accordo o dell’azione legale.

In qualità di dipendente, hai il diritto di ricevere lo stipendio mensile e che ciò avvenga puntualmente. Nonostante tutto, può accadere che il datore non sia particolarmente attento nei pagamenti. Si tratta di una circostanza nemmeno tanto rara che determina problemi e disagio. Basti pensare a tutto ciò che devi pagare con la tua retribuzione (affitto, bollette, mutuo, ecc).

Pertanto, in virtù del palese inadempimento che stai subendo, hai intenzione di inviare una messa in mora al tuo datore di lavoro. Prima di farlo, però, vorresti maggiori delucidazioni sulle caratteristiche e sugli effetti di questa iniziativa. Inoltre, ti piacerebbe essere guidato nella redazione concreta di un sollecito di pagamento. Infine, ti domandi. Se l’avviso di mora non sortisce alcun effetto, posso, comunque, trovare un accordo col mio datore? In caso contrario posso fargli causa? Non ti resta che proseguire nella lettura di questo articolo per avere le informazioni di cui hai bisogno.

Avviso di mora: caratteristiche ed effetti

L’avviso di mora consiste in un sollecito formale inviato al datore di lavoro. Tecnicamente si definisce bonario, poiché si tratta di un’attività di natura stragiudiziale che, pertanto, precede e, possibilmente, mira ad evitare che la vicenda si risolva dinanzi ad un Tribunale. In particolare, la costituzione in mora del debitore trova esplicito riconoscimento nella legge [1] e una volta ricevuta dal datore di lavoro produce alcuni effetti:

  • decorrono gli interessi legali sulle somme arretrate e non pagate;
  • si interrompe il termine di prescrizione, normalmente, di durata quinquennale, ricominciando a decorrere dalla data del sollecito;
  • il debitore è tenuto a risarcire l’eventuale danno provocato dal suo inadempimento.

Ovviamente, l’avviso di mora non può essere verbale, pertanto non puoi accontentarti di una telefonata oppure di una discussione, per quanto accesa, con il tuo datore. È fondamentale, quindi, inviargli una comunicazione scritta.

Messa in mora: come prepararla ed inviarla

Il contenuto della messa in mora è alquanto semplice. In pratica, devi segnalare che tipo di spettanze non ti sono state versate (stipendio, straordinario, tfr, ecc) e la misura delle medesime, oltre ad intimarne il pagamento entro un termine perentorio. Puoi, inoltre, comunicare al datore l’eventuale conto corrente su cui operare il bonifico. Ad ogni modo, in fondo all’articolo, troverai un modello di sollecito a cui potrai rifarti per le necessità del caso. Ricordati, inoltre, che per avere la prova incontestabile del ricevimento della mora è necessario inviarla al destinatario tramite pec, dalla tua mail pec, oppure utilizzando la tradizionale lettera raccomandata. Sappi, infine, che per preparare ed inviare una messa in mora non è obbligatorio ricorrere ad un avvocato, anche se l’assistenza di un professionista potrebbe rivelarsi utile. Ad esempio, per trovare una soluzione amichevole alla vicenda senza correre il rischio di commettere dei passi falsi oppure per incentivare il pagamento immediato degli arretrati, visto che dimostri di essere già predisposto ad agire in giudizio.

Posso trovare un accordo col datore di lavoro?

In prospettiva di un contenzioso la via dell’accordo è sempre possibile. Pertanto, anche se l’avviso di mora non sortisce alcun effetto, nulla è perduto. In particolare, devi sapere che la legge prevede, persino, delle particolari modalità con le quali puoi concordare il pagamento degli arretrati con il datore di lavoro. Sto parlando della cosiddetta conciliazione ordinaria attivabile dinanzi alla Direzione Territoriale del Lavoro [2] oppure della conciliazione monocratica che, invece, è possibile promuovere dinanzi all’Ispettorato [3]. In entrambi i casi puoi farti assistere anche dal tuo sindacato e, qualora dovessi raggiungere un accordo, lo stesso verrà trascritto in un verbale che potrai utilizzare, persino, per agire esecutivamente nei confronti del datore di lavoro.

Posso fare causa al datore di lavoro?

Può succedere che il datore di lavoro non voglia riconoscere, in nessun modo, le tue spettanze retributive. Egli potrebbe aver deciso di non pagare, nonostante sia stato sollecitato tramite una messa in mora oppure sia stato invitato a conciliare la vicenda. In questi, come in altri casi, è sempre possibile avviare un’azione legale di recupero nei confronti del debitore. Per ipotesi, rivolgendoti da un avvocato e sfruttando i documenti che comprovano il tuo credito (ad esempio, la copia del contratto di lavoro, gli statini precedenti, ecc), puoi avviare un procedimento d’ingiunzione a carico del datore di lavoro. Si tratta di un’azione legale alquanto celere, che si conclude in pochi mesi, con l’emissione di un decreto ingiuntivo. In tale provvedimento si ordina al debitore di pagare, entro 40 giorni, il debito accumulato, oltre agli interessi e alle spese legali. Sappi che qualora, nonostante il decreto, il datore non dovesse fare opposizione e non dovesse pagare, potrai utilizzare questo provvedimento giudiziale per procedere, ad esempio, con un pignoramento nei suoi riguardi.


Egr. Sig. oppure Spett.le

Via

Cap Città oppure mailpec:

Oggetto: mancato pagamento spettanze retributive dal …al… Avviso di mora

Il sottoscritto Mario Rossi, vostro dipendente come da contratto del…, giusta mansione di…., preso atto che a tutt’oggi non ha ancora ricevute le seguenti spettanze retributive (stipendio, straordinario, ecc), per l’ammontare complessivo di € ….

INTIMA

l’immediato pagamento della somma poc’anzi indicata mediante bonifico bancario sul conto……, facendo presente che tale atto vale anche quale formale costituzione in mora ai sensi e per gli effetti dell’art. 1219 c.c, con l’avvertimento che in mancanza sarà adito il competente magistrato, con aggravio di oneri e responsabilità a suo carico.

Distinti saluti

Luogo, data

Mario Rossi

note

[1] Art. 1219 cod. civ.

[2] Art. 410 cod. proc. civ.

[3] Art. 11 D.lgs n. 124/2004


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