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I livelli lavorativi

6 Dicembre 2020 | Autore:
I livelli lavorativi

Dirigenti, quadri, impiegati, operai: quali sono i compiti e le caratteristiche di ciascuno. Cosa cambia per le qualifiche contrattuali.

Ciascuno al proprio posto, con la propria mansione, nel proprio inquadramento. Ogni azienda ha il suo organigramma in cui sono inseriti dipendenti e collaboratori a seconda di quello che devono fare, della loro esperienza, della loro qualifica, del contratto che hanno firmato al momento dell’assunzione o dell’avvio della collaborazione. I livelli lavorativi, dunque, stabiliscono non solo chi comanda e chi deve eseguire ma soprattutto quali sono le responsabilità e i compiti di ogni componente dell’azienda.

Va da sé che a maggiori responsabilità e compiti corrisponde anche uno stipendio più alto. Per questo motivo, i vari contratti nazionali di categoria prevedono dei minimi, eventuali premi, maggiorazioni ed altri riconoscimenti diversi per ogni livello.

In generale, si possono identificare quattro livelli lavorativi, ovvero il dirigente, il quadro, l’impiegato e l’operaio. Sono le figure contemplate praticamente in tutti i contratti nazionali, ciascuna con i suoi compiti e con il trattamento riservato ad ogni categoria. Ci sono, infatti, delle differenze che vanno a interessare diversi aspetti del rapporto contrattuale, come ad esempio:

  • la durata del periodo di prova (se accordato) e del comporto;
  • le indennità legate alla mansione;
  • i contributi Inps e i premi Inail;
  • la durata del preavviso per licenziamenti o dimissioni.

Scendiamo nei particolari e vediamo le principali caratteristiche dei vari livelli lavorativi.

Livelli lavorativi: il dirigente

Nella parte più alta dell’organigramma si trova il livello lavorativo del dirigente. Si tratta di una figura a cui, solitamente, viene affidata la gestione dell’azienda o ad una parte di essa.

Il dirigente può avere un rapporto subordinato o a partita Iva, a seconda delle scelte. Sue caratteristiche principali sono la professionalità elevata, l’autonomia decisionale ed il potere di coordinamento e di controllo dell’attività aziendale che gli è stata affidata o di un determinato settore o ufficio nel caso del lavoro statale.

Questa figura risponde al datore di lavoro e/o ai soli settori amministrativo e legale. Nel settore pubblico, deve fare riferimento ad un altro dirigente di categoria superiore o a un rappresentante istituzionale come un sindaco, un assessore, un presidente di Regione, un ministro e così via.

Livelli lavorativi: il quadro

Nel mondo del lavoro, la figura del quadro si inserisce tra quelle del dirigente e dell’impiegato, ma di norma non ha contratto a sé stante, come succede per il livello visto in precedenza. Il quadro, dunque, ha un contratto da impiegato, anche se con mansioni, responsabilità e trattamento specifici.

Le sue funzioni, infatti, hanno una particolare importanza all’interno dell’organizzazione aziendale e dello svolgimento dell’attività. Per questo, il quadro occupa solitamente un ruolo di gestione di un ufficio o di un reparto, rispondendo al dirigente, all’amministrazione e al datore di lavoro.

I contratti nazionali di categoria prevedono il livello di «quadro con funzioni direttive»: si tratta dei dipendenti che svolgono le funzioni di direttore pur senza essere dei dirigenti.

Livelli lavorativi: l’impiegato

Il termine «impiegato» viene spesso usato in modo molto generico, per definire chiunque faccia un lavoro d’ufficio con un contratto subordinato. In termini tecnici, ed in base a quanto stabilito addirittura da un regio decreto legge del 1924, l’impiegato è colui che presta la sua attività lavorativa alle dipendenze del datore di lavoro con funzioni di collaborazione e non svolge una prestazione di vera manodopera.

I contratti nazionali distinguono diverse categorie di impiegati, ovvero:

  • l’impiegato di concetto con funzioni direttive: è quello addetto a un servizio o a un reparto con autonomia d’iniziativa pur rispettando le direttive del datore di lavoro, del dirigente o del quadro con cui collabora;
  • l’impiegato di concetto che svolge un’attività intellettuale nell’esercizio delle sue funzioni, con personale responsabilità su decisioni ed iniziative adottate, sempre entro i limiti delle direttive imposte dai superiori;
  • l’impiegato d’ordine che svolge un lavoro intellettuale limitandosi ad eseguire il lavoro che gli viene richiesto, quindi senza prendere alcuna diversa iniziativa.

Livelli lavorativi: l’operaio

Il quarto e ultimo livello lavorativo è quello dell’operaio. Rientra in questa categoria chi svolge un’attività generalmente di tipo manuale ed esecutiva. Ci sono, comunque, all’interno dei contratti nazionali dei livelli diversi a seconda della competenza, dell’esperienza, dell’anzianità, della preparazione tecnica del lavoratore. Si parla, dunque, di operai comuni, qualificati o specializzati. In alcuni casi, hanno anche ruoli di responsabilità e di controllo su un gruppo di lavoratori, come il caso del capofficina, del capocantiere o del caporeparto. Queste figure vengono chiamate anche «operai intermedi».

Livelli lavorativi: le qualifiche contrattuali

Ciascuno dei livelli sopra descritti viene inquadrato nel contratto nazionale che regola ogni singolo settore produttivo in una determinata categoria e con una certa qualifica. Quest’ultima è quella che accomuna i lavoratori che svolgono le stesse mansioni allo stesso livello, con la stessa responsabilità.

In virtù della qualifica attribuita ad un livello contrattuale, vengono definiti altri aspetti fondamentali del rapporto di lavoro, oltre alle mansioni o all’autonomia decisionale. In particolare, la qualifica permette di identificare la retribuzione base, i giorni di ferie, il periodo di malattia, il preavviso da rispettare in caso di dimissioni o di licenziamento (più la qualifica è alta, più è lungo di solito il preavviso), il diritto ad eventuali bonus legati alla produzione, l’orario giornaliero o settimanale, ecc.



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