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Quando si perde la potestà genitoriale?

5 Dicembre 2020 | Autore:
Quando si perde la potestà genitoriale?

Il genitore può decadere dalla responsabilità genitoriale quando non adempie agli obblighi nei confronti dei figli o pregiudica gravemente il loro interesse.

Sicuramente, quello del genitore è il mestiere più duro del mondo perché crescere un figlio, mantenerlo, dargli un’istruzione e un’educazione, è un compito assai difficile. Sebbene si tratti di una strada spesso in salita, il padre e la madre devono comunque percorrerla, occupandosi entrambi ed allo stesso modo della prole. Capita, però, che in alcuni casi i genitori violano gli obblighi che hanno nei confronti dei figli, peraltro prescritti dalla legge, arrivando anche a compiere atti pregiudizievoli per la loro crescita. Cosa succede se si verifica una di queste ipotesi? Chi deve intervenire? A chi spetta decidere se e quando si perde la potestà genitoriale? Prima di rispondere a queste domande è opportuno fare una precisazione: a seguito della riforma della filiazione avvenuta nel 2012 non è più corretto parlare di potestà genitoriale ma di responsabilità genitoriale.

Il termine potestà genitoriale derivava dalla patria potestas del diritto romano e mal si addiceva a indicare il rapporto esistente tra genitori e figli. Ai primi, infatti, spettano uguali obblighi nei confronti della prole; non c’è alcuna differenza di ruolo tra il padre e la madre ma tutti e due occupano un posto di fondamentale importanza per la crescita psicofisica dei figli e condividono in modo paritario le medesime responsabilità.

In cosa consiste la responsabilità genitoriale

È il Codice civile che disciplina la responsabilità genitoriale, che consiste nel diritto-dovere dei genitori di prendersi cura e mantenere i figli, decidendo in merito alla loro educazione ed istruzione.

La responsabilità genitoriale va esercitata dal padre e dalla madre di comune accordo, tenendo conto delle capacità e rispettando le aspirazioni e le inclinazioni naturali dei figli [1].

Si estende ai figli minori al di sotto dei 18 anni non emancipati, sia nati in costanza di matrimonio sia fuori dal matrimonio, e comprende anche i figli adottivi, che la legge equipara ai figli naturali della coppia. Tale responsabilità comporta anche che i genitori rispondono per le azioni compiute dai figli minorenni, incapaci di agire e, quindi, non in grado di compiere atti che incidono nella propria sfera giuridica, di esercitare diritti e di assumere doveri, sino al compimento della maggiore età.

I genitori, altresì, possono compiere negozi giuridici in vece dei figli minori e rappresentarli in giudizio.

Quando si perde la responsabilità genitoriale

La responsabilità genitoriale si acquisisce automaticamente con la nascita o l’adozione dei figli. Se, però, uno dei genitori o entrambi si disinteressano dei figli o compiono degli atti pregiudizievoli per la loro crescita, il giudice può stabilire la decadenza dalla stessa.

Più precisamente, si ha la perdita della responsabilità genitoriale quando il padre o la madre o entrambi [2]:

  • non adempiono ai doveri di genitori, cioè non provvedono al mantenimento, all’istruzione e all’educazione della prole;
  • non tengono conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli anche ai fini delle scelte sul mantenimento, l’istruzione e l’educazione;
  • violano gli obblighi di assistenza familiare ad esempio abbandonando la casa familiare oppure dilapidando il patrimonio dei minori;
  • si disinteressano dei figli, trascurandoli e non prendendosene cura;
  • abusano dei propri poteri di genitori (si pensi all’ipotesi in cui una madre abusa dei mezzi di correzione, infliggendo punizioni eccessive, umiliando continuamente il figlio oppure usando violenza verbale nei suoi confronti);
  • maltrattano i figli o sono violenti (vedi i casi di maltrattamenti in famiglia, di lesioni o di violenza);
  • in generale tengono comportamenti tale da recare pregiudizio alla crescita dei figli o creano situazioni di gravità come è possibile che avvenga nel caso di un padre tossicodipendente o che abusa di sostanze alcoliche.

Quali sono degli esempi di decadenza dalla responsabilità genitoriale

La giurisprudenza ha delineato diverse ipotesi di comportamenti ritenuti pregiudizievoli verso la prole, suscettibili di determinare la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Ad esempio, gli abusi sessuali e le violenze in famiglia sono motivo di decadenza [3] anche se mancano delle prove obiettive per la pronuncia di una condanna penale. Parimenti un comportamento ripetutamente violento del padre verso i figli e la partner giustifica l’adozione del provvedimento di decadenza [4].

Ancora, i maltrattamenti rilevanti e continui inflitti da un genitore all’altro e non verso i figli possono portare alla pronuncia della decadenza, avendo delle ripercussioni negative sulla psiche della prole e sulla serenità familiare [5].

La condotta del genitore che sebbene consapevole della violenza sessuale consumata da terzi sul figlio minore, omette di intervenire, è presupposto di decadenza [6] così come nel caso della convivente la quale continua a vivere con il proprio partner nonostante sia violento ed aggressivo nei suoi confronti [7].

Il comportamento del padre che fa assistere i figli ad attività criminali o li espone all’uso delle armi è motivo di perdita della responsabilità genitoriale [8].

La trascuratezza dimostrata nei confronti della prole e l’incapacità di mantenere, assistere, istruire ed educare i figli sono motivi di decadenza [9]. Allo stesso modo i genitori di una minore in condizioni psichiche menomate, i quali disinteressandosi del suo comportamento, consentono che la figlia venga fatta oggetto di attenzioni illecite attraverso i mass media, possono venire dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale [10].

Perdita della responsabilità genitoriale: quali sono i presupposti

La pronuncia del provvedimento che dispone la perdita della responsabilità genitoriale risponde a delle esigenze di tutela dell’incolumità dei minori, derivanti da una condotta pregiudizievole di entrambi o di uno solo dei genitori.

Il presupposto è, quindi, nella violazione dei doveri connessi alla responsabilità genitoriale.

In tali casi il giudice deve intervenire al fine di tutelare l’integrità psicofisica dei minori, verificando l’effettiva gravità della condotta posta in essere dai/dal genitore e il pregiudizio subito. Ne consegue che la decadenza va adottata solo quando sottrarre il minore ai/al genitore significa assicurargli una crescita serena e un’educazione idonea.

Il provvedimento, altresì, rappresenta una misura protettiva verso i minori che da un lato ha un carattere “sanzionatorio” per gli adempimenti commessi dai/dal genitore mentre dall’altro ha un carattere “preventivo”, in quanto ha lo scopo di evitare la ripetizione dei danni già causati o la protrazione degli effetti.

Tuttavia, la perdita della responsabilità genitoriale non fa venire meno l’obbligo di mantenimento dei figli né impedisce la commissione del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, sanzionato dal codice penale [11].

Chi decide sulla decadenza dalla responsabilità genitoriale

Competente a decidere sulla decadenza dalla potestà genitoriale è il tribunale dei minori della circoscrizione in cui ha sede il minore.

Il relativo provvedimento può essere adottato su ricorso dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero [12]. A tal proposito si pensi ad esempio all’ipotesi in cui gli assistenti sociali segnalano all’autorità giudiziaria una minore che subisce abusi dal padre o un bambino che vive in una casa dove le condizioni igienico-sanitarie sono inadeguate.

Se i genitori si stanno separando o stanno divorziando e, pertanto, è in corso un procedimento dinanzi al tribunale ordinario, il provvedimento di decadenza della responsabilità genitoriale va pronunciato nel corso di tale giudizio. Spetta, infatti, al giudice ordinario competente a decidere della separazione o del divorzio dei genitori, adottare tutte le decisioni inerenti la prole, comprese quelle che limitano o escludono la responsabilità genitoriale.

Dopo la presentazione del ricorso, il tribunale decide in camera di consiglio, sulla base delle informazioni assunte e sentito il pubblico ministero.

Nel corso del giudizio può essere ascoltato il minore che ha già compiuto 12 anni o di età inferiore, se capace di discernimento. Il tribunale, anche d’ufficio, può adottare dei provvedimenti temporanei nell’interesse del minore, qualora vi siano delle necessità non rinviabili ed urgenti.

Cosa decide il giudice quando si perde la responsabilità genitoriale

In generale la perdita della responsabilità genitoriale viene pronunciata quando i/un genitore viola o trascura i doveri alla stessa inerenti, abusa dei relativi poteri oppure quando dal suo comportamento deriva un grave pregiudizio per i figli.

Il giudice può anche stabilire in presenza di gravi motivi, l’allontanamento dei figli dalla residenza familiare o dei/del genitore responsabile dei maltrattamenti o degli abusi.

Se il provvedimento di decadenza viene pronunciato nei confronti di uno solo dei genitori, l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta in modo esclusivo all’altro genitore.

Se, invece, la perdita della responsabilità genitoriale riguarda sia il padre sia la madre, il figlio può essere collocato presso soggetti terzi (ad esempio i nonni) ovvero presso istituzioni pubbliche come una casa famiglia.

Nei casi meno gravi, quando cioè la condotta di entrambi o di uno dei genitori non è tale da giustificare l’adozione del provvedimento di decadenza, il giudice può adottare provvedimenti meno drastici, disponendo:

  • l’allontanamento provvisorio dalla casa familiare dei figli;
  • oppure l’allontanamento provvisorio dei/del genitore che maltratta o abusa dei figli.

Conseguenze della perdita della responsabilità genitoriale: quali sono

La pronuncia del provvedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale determina conseguenze assai rilevanti.

I/il genitore nei cui confronti viene emessa la decisione, perde il potere di decidere in relazione ai figli. Non può più compiere alcuna scelta in ordine alla loro cura ed educazione né può più rappresentarli in giudizio ed amministrarne i beni.

I/il genitore che ha perso la responsabilità genitoriale può comunque continuare a frequentare i figli, previa regolamentazione del diritto di visita. Nei casi può gravi, però, il giudice può vietare la frequentazione e contestualmente disporre l’allontanamento del minore o del genitore.

La decadenza dalla responsabilità genitoriale è definitiva?

La decadenza dalla responsabilità genitoriale non è definitiva, nel senso che i/il genitore può essere reintegrato nella stessa con un provvedimento del giudice quando cessano le ragioni della decadenza e non vi è più pericolo di pregiudizio per i figli [13].

L’obiettivo che il legislatore italiano ha voluto così perseguire è quello di apprestare una maggiore tutela dell’interesse dei figli, non coinvolgendoli nella crisi coniugale, in caso di separazione o di divorzio, ed imponendo ad entrambi i genitori di assumersi le responsabilità e gli impegni collegati al proprio ruolo.


note

[1] Art. 147 e ss. cod. civ.

[2] Art. 330 cod. civ.

[3] Tribunale per i minorenni di Perugia, 07.09.2002.

[4] Tribunale per i minorenni de L’Aquila, 18.06.1999.

[5] Tribunale per i minorenni di Torino, 06.02.1982, Corte di Appello di Napoli, 18.04.2012, Tribunale per i minorenni de L’Aquila, 15.06.2007.

[6] Tribunale per i minorenni di Palermo, 05.08.1996.

[7] Tribunale per i minorenni de L’Aquila, 07.12.1993.

[8] Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, 17.05.2016.

[9] Corte di Appello di Bologna, 11.05.1988.

[10] Tribunale per i minorenni di Catania, 21.06.1990.

[11] Art. 570 co. 1 e 2 cod. pen.

[12] Art. 336 cod. civ.

[13] Art. 332 cod. civ.


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