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Unione civile e scelta del cognome comune

5 Dicembre 2020 | Autore: Daniele Nuzzolese
Unione civile e scelta del cognome comune

Breve panoramica sull’unione civile e le fasi per costituirla. Le implicazioni del cognome comune, la presunta incostituzionalità e la risposta della Corte Costituzionale.

Tu e la tua dolce metà avete finalmente deciso che è arrivato il momento di sublimare il vostro rapporto con un riconoscimento legale. Tuttavia, non hai molte informazioni sull’istituto giuridico preposto a unire civilmente due persone dello stesso sesso e, soprattutto, cosa occorra fare e dove. Questo articolo ti guiderà nell’intricato mondo del matrimonio omosessuale, analizzando diversi aspetti, legali e sociali.

La premessa fondamentale non può essere che una sola: quando si tratta di unione civile e scelta del cognome comune è importante presentarsi preparati al municipio. Questa formazione personale maturata sulle implicazioni dell’unione civile ti permetterà di prendere la scelta giusta, sia in sede di determinazione del regime patrimoniale, sia quando l’ufficiale di stato civile vi porrà la fatidica domanda: quale cognome volete adottare? Se la scelta tra comunione o separazione dei beni non solleva particolari problemi, diverso è il caso del cognome comune, una etichetta a cui siamo poco abituati e di cui poco si parla.

Ma cos’è il cognome comune? È davvero un pro forma su cui si può anche passare sopra? Per capire la complessità dell’argomento che andremo a trattare, basterà pensare che solo recentemente la Corte Costituzionale ha risolto interpretazioni problematiche sollevate dal mondo giurisprudenziale.

Cos’è l’unione civile

A circa trent’anni di distanza dalla prima proposta di introduzione delle unioni civili in Italia, le stesse sono state giuridicamente riconosciute soltanto nel 2016.

Nell’ordinamento giuridico italiano, l’unione civile è l’istituto che tutela i diritti e stabilisce i doveri delle coppie formate da persone dello stesso sesso [1]. Fatta eccezione per l’obbligo di fedeltà e la possibilità di adozione, l’unione civile è il riconoscimento formale più vicino al matrimonio. Pertanto, la coppia omosessuale che vorrà unirsi civilmente vedrà modificato il proprio stato civile.

Parallelamente a tale istituto, nel 2016 è nato anche quello della convivenza. Questo, a differenza delle unioni civili, non è riservato esclusivamente a coppie dello stesso sesso, ma anche a coppie eterosessuali. La convivenza non necessita di alcun tipo di registrazione, che invece si rende obbligatoria qualora i membri volessero stipulare, per fini patrimoniali, un contratto di convivenza.

Al di là delle differenze formali, l’unione civile permette di accedere a un più ampio ventaglio di diritti rispetto a quelli, minimi, garantiti dalla convivenza.

Le fasi dell’unione civile

Per costituire questo istituto giuridico di diritto pubblico, occorre incontrare in via preventiva un ufficiale dello Stato civile. Durante questo primo colloquio, la coppia provvederà a compilare la dichiarazione di unione civile.

A questo primo incontro, ne farà seguito un secondo – sempre in forma privata – durante il quale l’ufficiale procederà con la lettura del verbale di costituzione civile. Questo documento comprova che i membri della coppia sono in possesso dei requisiti per accedere all’unione civile (tra gli altri: non avere altri vincoli di unione civile o matrimoniali; non essere interdetti per infermità di mente; che tra i due non intercorra alcun vincolo di parentela; di essere consapevoli di voler costituire un’unione civile).

Trascorsi 30 giorni dalla sottoscrizione del verbale di costituzione, la coppia potrà unirsi civilmente davanti a un Ufficiale dello Stato e alla presenza di due testimoni.

Quando si stabilisce il cognome comune

La scelta del cognome comune è un momento importante del nuovo legame giuridico che si instaura tra due persone e avviene durante la sottoscrizione della dichiarazione per la costituzione di una unione civile. Il modulo viene firmato da entrambi i membri della coppia presso l’Ufficio anagrafe e stato civile del proprio comune di residenza.

Dopo aver completato la richiesta con alcune informazioni generali, è il momento di scegliere il regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni) e, subito dopo, la volontà di adottare o meno il cognome comune. Nel modulo, va indicato quale dei due cognomi verrà utilizzato e se lo stesso sarà anteposto o posposto al cognome anagrafico [2].

In alternativa, il campo può essere semplicemente lasciato in bianco e, in tal caso, i componenti della coppia manterranno il proprio cognome.

Cos’è il cognome comune

A dispetto di una certa vicinanza terminologica, il cognome comune non ha quasi nulla a che fare con il cognome anagrafico.

Al di là di ogni ovvia considerazione radicata nel costume sociale di assegnare il cognome paterno sin dalla nascita, è importante ricordare che è questo a caratterizzare le schede anagrafiche individuali. Queste, intestate a ogni singolo cittadino, riportano i dati relativi a un’eventuale responsabilità genitoriale, quelli del coniuge, l’attività lavorativa svolta, il titolo di studio e il numero di carta d’identità.

Il cognome comune, invece, non ha valenza anagrafica [3] e, quindi, non è suscettibile di modifiche alle schede predisposte dal Municipio [4].

L’attuale disciplina normativa riconosce il cognome comune a tre soggetti:

  1. le donne coniugate;
  2. le vedove;
  3. le parti costituenti l’unione civile.

Per ciascuno di questi casi, la scheda anagrafica individuale prevede l’uso del cognome anagrafico e non di quello comune, il cui uso è invece limitato alla durata dell’unione civile.

Oltretutto, l’adozione del cognome comune non comporta:

  • l’obbligo di variazione dei documenti di identità;
  • la comunicazione agli enti sanitari e previdenziali;
  • eventuali modifiche a contratti in corso.

Matteo Rossi e Luigi Bianchi decidono di costituire una unione civile e Matteo intende prendere il cognome del compagno, anteponendolo al proprio. L’antroponimo Matteo Bianchi Rossi non avrà alcuna valenza ufficiale ai fini di scheda anagrafica individuale, sulla quale continuerà a leggersi “Matteo Rossi”, con l’aggiunta: unito civilmente a Luigi Bianchi.

Presunte incostituzionalità relative al cognome comune

Parte della giurisprudenza ha messo in dubbio la costituzionalità della disciplina del cognome comune, evidenziando la distanza siderale, amministrativa e giuridica, che intercorre rispetto al cognome anagrafico.

Cerchiamo di capire meglio la situazione normativa attuale riprendendo l’esempio precedente. Cosa accade a Matteo Bianchi Rossi in caso di decesso del congiunto? Può mantenere il cognome? In questo caso, la legge prevede che Matteo non abbia alcun diritto ad anteporre il cognome comune al cognome anagrafico. Stando così le cose, secondo alcuni giudici rimettenti, il cognome comune andrebbe a calpestare i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, nonché dai trattati sovranazionali.

Per cominciare, negare la valenza del cognome comune lederebbe il diritto al nome, all’identità e alla dignità personale [5]. Vale la pena ricordare che l’inviolabilità di questi diritti è tutelata dalla Repubblica.

Inoltre, si fa notare il carattere forzoso che sottende all’eliminazione del cognome comune, quasi che lo Stato possa interferire arbitrariamente nell’identità di una persona [6][7].

Infine, l’attuale disciplina del cognome da usare durante l’unione civile, entrerebbe a gamba tesa nella vita privata e familiare [8][9].

La flessibilità e transitorietà del cognome comune

Nel 2018, la Corte Costituzionale ha rigettato qualsiasi presunta incostituzionalità del cognome comune [10]. Facendo leva sulla flessibilità del cognome comune, sulla sua natura paritaria oltre che temporanea, la sentenza conferma la validità del cognome anagrafico.

Innanzitutto, si rigetta la possibilità che l’adozione del cognome comune possa dar luogo all’emersione di una nuova identità legata all’uso di un altro antroponimico. Inoltre, trattandosi di un provvedimento reversibile, l’adozione del doppio cognome rispetta la dignità di entrambi i membri della coppia. In tal senso, quindi, si afferma che il cognome comune non conflagra né con i principi costituzionali e tantomeno con i diritti sanciti dalle dichiarazioni universali.

La Consulta, inoltre, rileva che se l’uso del cognome comune non godesse delle tre caratteristiche sopra individuate, si potrebbero aprire panorami pregiudizievoli nell’intero complesso giuridico.

A quali casi fa riferimento l’organo di garanzia costituzionale? Per capirlo, occorre nuovamente tirare in ballo i nostri Matteo e Luigi, considerando, però, la valenza anagrafica del cognome comune. Matteo, quindi, ha deciso di adottare il cognome Bianchi, anteponendolo al proprio.

L’ex signor Rossi, però, ha anche due figli, Lorenzo e Vanessa, nati da una relazione matrimoniale precedente all’unione civile e ormai approdata a divorzio. In virtù dell’ordinamento giuridico italiano, al figlio viene attribuito il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto [11].

Cosa accadrebbe ai diritti di Lorenzo e Vanessa Rossi se Matteo decidesse, in sede di unione civile, di utilizzare il cognome del partner e questo avesse valenza anagrafica? E, soprattutto, quale scenario si aprirebbe se l’unione civile tra Matteo e Luigi fallisse? A quel punto, verrebbe meno uno degli elementi caratterizzanti il nucleo familiare e, anche a livello sociale, si manifesterebbero risvolti difficilmente prevedibili.

Va da sé che una situazione analoga si verificherebbe anche in caso di riconoscimento, cioè di assegnazione del cognome paterno a un figlio nato fuori da un vincolo matrimoniale.

A conclusione di questo lungo percorso dedicato all’unione civile, possiamo affermare che il cognome comune è una disposizione transitoria e temporanea in grado di soddisfare due necessità: da un lato, quella propria di una coppia che vuole sentirsi giustamente riconosciuta a livello legale e, quindi, anche nell’alveo delle relazioni sociali; dall’altro, la deliberazione sul cognome comune ben si inserisce nel complesso e spinoso tema del diritto di famiglia, senza tradire alcun principio costituzione o sovranazionale.



Di Daniele Nuzzolese

note

[1] L. 76/2016.

[2] Art. 1 co. 10 L. n. 76/2016.

[3] Art. 3 lett. c), n.2, D. lgs. 5/2017.

[4] Art. 20, co. 3, DPR 223/1989.

[5] Art. 2 Cost.

[6] Art. 3 Cost.

[7] Art. 22 Cost.

[8] Art. 8 Cedu.

[9] Art. 7 Cdfue.

[10] C. Cost. sent. n. 212/2018.

[11] Art. 262 cod. civ.


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