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Affidamento preadottivo

5 Dicembre 2020 | Autore:
Affidamento preadottivo

L’adozione di un minore è preceduto dal suo “inserimento sperimentale” nel nucleo familiare degli adottanti: modalità, tempi e revoca del periodo di prova.

La procedura di adozione di un minore è lunga e complessa, articolandosi in diversi passaggi. Molte coppie, proprio per tali motivi, desistono dall’intento mentre altre perseverano, aspettando anche per anni, di diventare genitori.

L’affidamento preadottivo rappresenta una delle tappe fondamentali dell’iter, che inizia con la presentazione da parte dei coniugi, della apposita domanda di adozione presso il Tribunale per i minorenni, nella quale va specificata l’eventuale disponibilità ad adottare più fratelli [1]. Il Tribunale per i minorenni accerta il possesso dei requisiti richiesti dalla legge e dispone l’espletamento di indagini riguardanti, in particolare, l’attitudine a educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare degli adottanti, i motivi per i quali questi ultimi desiderano adottare.

Quindi, sceglie fra le coppie che hanno presentato domanda, quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore, disponendo l’affidamento preadottivo. Nel procedimento che si svolge in camera di consiglio, devono essere sentiti il pubblico ministero, gli ascendenti degli adottanti, se esistenti, il minore che ha già compiuto i 12 anni di età e se opportuno, anche di età inferiore.

Il Tribunale per i minorenni dispone l’affidamento preadottivo mediante un decreto motivato, determinandone le modalità. Se il minore ha già compiuto i 14 anni deve prestare il proprio consenso all’affidamento alla coppia prescelta. Il decreto va comunicato al pubblico ministero, ai richiedenti e al tutore.

Cos’è l’affidamento preadottivo

L’affidamento preadottivo è un presupposto necessario dell’adozione perché prima che il minore venga definitivamente inserito in una nuova realtà familiare, è necessario accertarsi che ciò avvenga nell’interesse del bambino.

Dopo che il Tribunale per i minorenni ha dichiarato lo stato di adottabilità e prima della dichiarazione definitiva di adozione, il minore viene collocato presso una coppia di coniugi che siano in possesso dei requisiti richiesti dalla legge [2] e che abbiano fatto specifica domanda [3].

L’affidamento preadottivo ha durata massima di 1 anno, prorogabile a 2 anni. Durante tale periodo viene verificata la compatibilità tra l’adottando e gli adottanti.

L’istituto è caratterizzato dalla temporaneità e ha come scopo quello di avvicinare il bambino ai potenziali genitori adottivi al fine di accertare la positività e la riuscita dell’abbinamento. Si tratta, perciò, di un “periodo di prova” in cui viene monitorata la nuova situazione in relazione all’interesse del minore.

Affidamento temporaneo e affidamento preadottivo: qual è la differenza

L’affidamento temporaneo o familiare [4] è quello previsto per il caso in cui il minore sia temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo. Pertanto, il bambino viene inserito in un nucleo diverso giusto il tempo necessario alla propria famiglia di origine perché possa tornare ad essere in grado di occuparsi di lui.

Lo scopo, quindi, è quello del reinserimento nella famiglia di origine e non in quella degli adottanti come, invece, avviene nel caso dell’affidamento preadottivo.

Come si svolge l’affidamento preadottivo

Nel decreto con il quale ha disposto l’affidamento preadottivo il Tribunale per i minorenni può stabilire particolari modalità attraverso cui lo stesso deve essere svolto dalla nuova famiglia e sul suo controllo.

L’attività di vigilanza può essere effettuata mediante la nomina di un giudice tutelare oppure affidando l’incarico ai servizi sociali locali o consultoriali del luogo dove il minore vive con la coppia.

Qualora l’affidamento presenti difficoltà, il Tribunale per i minorenni deve indagarne le cause. A tal fine convoca, anche separatamente, il minore e i suoi affidatari, alla presenza eventualmente anche di uno psicologo.

Se necessari, può predisporre degli interventi adeguati di sostegno psicologico e sociale.

Quando avviene la revoca dell’affidamento preadottivo

Se nel corso del periodo di affidamento preadottivo si manifestano gravi difficoltà quali ad esempio una provata incapacità dei genitori affidatari, contrasti con il minore oppure un’incompatibilità tra le parti, l’affidamento preadottivo può essere revocato dal Tribunale per i minorenni.

Si deve comunque trattare di “difficoltà di idonea convivenza ritenute non superabili[5].

La revoca può essere disposta d’ufficio oppure su istanza:

  • del pubblico ministero;
  • del tutore;
  • di coloro che esercitano la sorveglianza (giudice tutelare o servizi sociali).

Il provvedimento è adottato in camera di consiglio con decreto motivato. Devono essere sentiti il pubblico ministero, colui che ha presentato l’istanza di revoca, il minore che ha compiuto i 12 anni e, se opportuno, anche il minore di età inferiore, gli affidatari, il tutore, il giudice tutelare e i servizi locali, se incaricati della vigilanza.

Il Tribunale per i minorenni deve procedere agli opportuni accertamenti ed indagini.

Il decreto è comunicato al pubblico ministero, al presentatore dell’istanza di revoca, agli affidatari e al tutore. Con tale provvedimento il Tribunale per i minorenni deve anche assumere provvedimenti a tutela del minore come per esempio la collocazione in una comunità oppure l’affidamento presso un altro nucleo familiare.

Come si impugna il provvedimento di affidamento preadottivo

Il decreto con il quale il Tribunale per i minorenni ha disposto l’affidamento preadottivo può essere impugnato con reclamo dinanzi alla sezione minorenni della Corte d’appello.

Il termine per la presentazione del reclamo è di 10 giorni dalla comunicazione del decreto di affidamento preadottivo.

L’impugnazione può essere proposta dal:

  1. pubblico ministero;
  2. tutore.

Parimenti al provvedimento di affidamento preadottivo, anche l’opposizione viene decisa in camera di consiglio con decreto motivato, pronunciato dopo che sono stati ascoltati il pubblico ministero, il tutore e gli altri soggetti indicati dalla legge, tra cui gli affidatari e lo stesso minore che ha compito i 12 anni o, se capace di discernimento, anche di età inferiore.

Se il termine dei 10 giorni dalla comunicazione decorre senza che sia stata presentata alcuna opposizione, il decreto di affidamento preadottivo diviene definitivo e non può essere più impugnato. Pertanto, va trascritto a cura del cancelliere, entro 10 giorni, su un apposito registro conservato presso la cancelleria del Tribunale per i minorenni [6].

Le modalità di impugnazione sopra descritte si applicano anche all’ipotesi di opposizione contro il provvedimento di revoca dell’affidamento preadottivo ovvero va presentato un reclamo dinanzi alla sezione minorenni della Corte d’appello nel termine di 10 giorni dalla comunicazione del provvedimento.

I genitori affidatari non possono impugnare né il decreto che dispone l’affidamento preadottivo né quello di revoca.

Che succede quando termina il periodo di affidamento preadottivo?

Decorso il periodo di affidamento preadottivo e salvo eventuali proroghe, il Tribunale per i minorenni che ha dichiarato lo stato di adottabilità, decide sull’adozione.

A tal fine:

  1. sente i coniugi adottanti, il minore, se ha già compiuto i 12 anni e, se opportuno, anche quello di età inferiore, il pubblico ministero, il tutore, il giudice tutelare ed i servizi sociali, qualora incaricati della vigilanza;
  2. verifica la sussistenza dei requisiti richiesti per l’adozione.

Pronuncia, quindi, senza formalità di procedura, un decreto motivato in camera di consiglio con il quale dispone se fare luogo o meno all’adozione.

Perché l’affidamento preadottivo può essere prorogato

Di solito il periodo stabilito per l’affidamento preadottivo è di 1 anno. Tuttavia, tale termine può essere prorogato di un altro anno, d’ufficio o su richiesta dei coniugi affidatari, tenuto conto dell’interesse del minore.

Il Tribunale per i minorenni provvede sull’istanza con un’ordinanza motivata. Nella prassi giudiziaria, l’affidamento preadottivo viene prorogato quando l’inserimento del minore nella famiglia affidataria presenta delle difficoltà tali che, se anche non giustificano la revoca del provvedimento, fanno comunque ritenere necessario un ulteriore periodo di prova. Lo scopo della proroga, quindi, ha come obiettivo la piena integrazione del minore nell’ambito della famiglia degli adottanti.

Morte di uno degli affidatari o separazione: cosa avviene?

Se durante il periodo di affidamento preadottivo uno dei coniugi muore o diventa incapace, è possibile procedere all’adozione su istanza del coniuge superstite. In tal modo si intende salvaguardare l’interesse del minore alla continuità affettiva. E’ opportuno evidenziare che l’adozione si realizza nei confronti di entrambi i coniugi e in relazione a quello deceduto ha effetto dal giorno del decesso.

Nell’ipotesi in cui i coniugi si separano durante il periodo di affidamento preadottivo, può comunque essere disposta l’adozione sempre con lo scopo di tutelare l’interesse del minore, nei confronti di uno solo di essi o di entrambi gli affidatari, se sussiste un’apposita richiesta in tal senso.

In cosa consiste l’impossibilità di affidamento preadottivo

Non è possibile disporre l’affidamento preadottivo in presenza di particolari condizioni.

Più precisamente quando:

  • sussiste una situazione di fatto in cui il minore, pur trovandosi in uno stato di abbandono, non riesce ad essere affidato ad una famiglia adottiva. Perciò, anziché collocarlo in un istituto, il Tribunale per i minorenni ne dispone l’adozione a persone singole o anziane con cui il minore ha instaurato rapporti affettivi;
  • manca “lo stato di abbandono” come ad esempio quando un minore, orfano di padre, vive con la madre la quale, non potendosene occupare, presta consenso all’adozione. In tal caso, il Tribunale per i minorenni può disporre l’adozione direttamente senza affidamento preadottivo [7]. Altra ipotesi è quella del minore con padre vivente, che non esercita, però, la propria funzione genitoriale. Se nel corso degli anni si è sviluppato un forte legame tra il minore e gli affidatari, è possibile che venga disposta l’adozione [8].

note

[1] Artt. 22 e 23 L. n. 184/1983, così come parzialmente modificati dalla L. n. 49/2001.

[2] Art. 6 L. n. 184/1983.

[3] Art. 22 co. 1 L. n. 184/1983.

[4] Artt. 22 e ss. L. n. 184/1983.

[5] Art. 23 co. 1 L. n. 184/1983.

[6] Art. 18 L. n. 184/1983.

[7] Tribunale per i minorenni Milano, sent. 28.03.2007.

[8] Tribunale per i minorenni Roma, sent. 08.01.2003.


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