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Licenziamento per pettegolezzi

5 Ottobre 2020
Licenziamento per pettegolezzi

Fare scherzi e diffondere maldicenze sul posto di lavoro può costare caro al lavoratore.

Hai detto al tuo superiore gerarchico che non ti senti bene e hai dei sintomi simili al coronavirus. L’azienda ti ha sospeso precauzionalmente dal servizio per proteggere gli altri lavoratori dal rischio di contagio. Hai risposto portando il certificato medico e affermando che stavi solo scherzando. Ti chiedi se puoi perdere il posto di lavoro.

Un caso come questo può sembrare poco verosimile. In realtà è quanto è successo di recente ad un operaio che, a titolo di scherzo, aveva affermato di avere sintomi simili al coronavirus e, per tutta risposta, è stato licenziato dall’azienda.

Il sindacato ha denunciato la vicenda affermando che si tratterebbe di un licenziamento per pettegolezzi. Ma è davvero così? Cosa rischia il lavoratore che diffonde pettegolezzi e maldicenze o che fa scherzi di cattivo gusto sul lavoro? Come vedremo, condotte di questo tipo possono erodere la fiducia del datore di lavoro nel dipendente e condurre al licenziamento disciplinare del lavoratore.

Pettegolezzi sul posto di lavoro: sono ammessi?

Firmare un contratto di lavoro significa realizzare un atto di fiducia.

Il rapporto di lavoro, infatti, si caratterizza per la necessaria presenza di un vincolo fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore, che deve sempre sussistere per tutta la durata del rapporto stesso. Ne consegue che il lavoratore, durante lo svolgimento della prestazione di lavoro, deve sempre comportarsi con correttezza e buona fede [1] e deve evitare di porre in essere qualsiasi comportamento che possa far venir meno la fiducia nei suoi confronti da parte del datore di lavoro.

Fare pettegolezzi sul lavoro è, piaccia o meno, una consuetudine difficile da eradicare.

Negli ambienti di lavoro si diffondono spesso gossip, maldicenze e altre forme di chiacchiericcio relative ai colleghi. In alcuni casi, tuttavia, il pettegolezzo può assumere un particolare disvalore. Ciò avviene, in particolare, se il pettegolezzo realizza una grave violazione della privacy degli altri lavoratori, procura un allarme in azienda oppure determina un vero e proprio danno alla salute psicologica di un collega.

Cosa rischia il lavoratore che fa pettegolezzi sul lavoro?

Non è possibile affermare, in modo generale, che fare pettegolezzi sul lavoro legittima il licenziamento disciplinare del dipendente. Occorre, infatti, verificare caso per caso, di volta in volta, se le concrete modalità in cui è stato realizzato il pettegolezzo sono così gravi da erodere del tutto la fiducia del datore di lavoro nel lavoratore.

Nell’esempio riportato in apertura di questo articolo, l’azienda ha reputato molto grave il comportamento del lavoratore che, in un periodo molto delicato come quello della pandemia da Covid-19, ha detto per scherzo al proprio capo di avere sintomi analoghi al coronavirus. L’azienda ha considerato questo pettegolezzo una forma di procurato allarme ed ha, dunque, ritenuto tale leggerezza sufficiente a far venir meno il vincolo fiduciario nei confronti del lavoratore.

Occorre, infatti, ricordare che il licenziamento per giusta causa è legittimo quando il lavoratore ha posto in essere un comportamento molto grave, in grado di erodere del tutto la fiducia nei suoi confronti e di rendere non più proseguibile, nemmeno temporaneamente, il rapporto di lavoro [2].

Licenziamento per pettegolezzi e mobbing

Un’altra ipotesi in cui il lavoratore che fa pettegolezzi potrebbe rischiare il posto di lavoro si ha quando le maldicenze sono parte di una strategia di mobbing a danno di un altro lavoratore.

Il mobbing consiste in un insieme di condotte vessatorie poste in essere nei confronti di un collega al fine di condurlo a lasciare il posto di lavoro.

Pettegolezzi, maldicenze, offese, umiliazioni sono le condotte tipiche del mobbing. In casi come questo, il semplice pettegolezzo assume, dunque, dei connotati di gravità particolari perché minaccia lo stato di salute psicofisica di un altro lavoratore e rischia anche di determinare una responsabilità in capo al datore di lavoro il quale, per legge [3], ha l’obbligo di tutelare la salute dei dipendenti.

Il lavoratore mobbizzato, infatti, potrebbe far causa al datore di lavoro e chiedere il risarcimento dei danni derivanti del mobbing. In questo caso, dunque, il lavoratore che fa pettegolezzi al fine di mobbizzare un collega potrebbe essere destinatario di un procedimento disciplinare ed essere licenziato per giusta causa.


note

[1] Art. 1375 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Art. 2087 cod. civ.


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