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Infortuni sul lavoro: l’obbligo di formazione dei dipendenti

6 Dicembre 2020 | Autore:
Infortuni sul lavoro: l’obbligo di formazione dei dipendenti

Il datore è responsabile in tutti i casi in cui non istruisce adeguatamente il personale sui rischi connessi alle mansioni affidate ed ai compiti svolti.

Sei un operaio specializzato ed esperto e lavori in una fabbrica. Il tuo datore sostituisce un macchinario con uno di ultima generazione. Quando viene installato, il tuo capo reparto, insieme a un tecnico della ditta fornitrice, spiegano per sommi capi a te e ai tuoi colleghi il meccanismo di funzionamento. Inizi a lavorare con questo nuovo impianto, che però un giorno improvvisamente si blocca durante il tuo turno.

Per ripararlo intervieni alla stessa maniera che facevi con il macchinario precedente, effettuando le consuete operazioni che ben conosci. Ma, improvvisamente, l’impianto riparte e l’attrezzo che avevi inserito negli ingranaggi si spezza. Le schegge di metallo ti feriscono anche sul viso; rischi di perdere un occhio.

Chi è responsabile dell’infortunio? La tua imprudenza, l’azienda costruttrice dell’impianto o il tuo datore di lavoro? Devi sapere che la legge in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro impone un preciso obbligo di formazione dei dipendenti a carico del datore che, in caso di inadempimento, sarà responsabile per gli infortuni sul lavoro dovuti a questa carenza.

Nei casi concreti, questo obbligo potrà atteggiarsi in vari modi che dipenderanno essenzialmente dai rischi presenti negli ambienti di lavoro, dalle mansioni svolte dai dipendenti, dai materiali utilizzati e dalle specifiche normative di protezione vigenti in determinati settori d’impiego, come l’edilizia, le scuole o i trasporti.

L’obbligo di formazione dei lavoratori

La legge [1] impone in via generale a tutti i datori di lavoro di «adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale» dei dipendenti.

A fronte di questa norma cardine in materia di tutela della salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, esiste un corposo Testo Unico sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori [2] che prevede una disciplina dettagliata in cui rientrano anche gli adempimenti per rendere effettivo l’obbligo di formazione dei lavoratori, come quello di far frequentare loro i corsi periodici, di base e di aggiornamento, con contenuti e durata variabili a seconda della tipologia e della classe di rischio dell’azienda.

La formazione deve essere rinnovata in caso di trasferimento del dipendente ad altra sede o stabilimento o quando si realizzano modifiche organizzative degli impianti e macchinari o si introducono nuove tecnologie produttive o si impiegano sostanze pericolose.

Il datore è anche tenuto ad impartire tutte le direttive ed istruzioni necessarie a informare i dipendenti dai rischi connessi alla mancata attuazione delle disposizioni stabilite ed a vigilare sulla loro effettiva attuazione: non basterà, cioè, impartire l’ordine agli operai di un cantiere di indossare il casco e le altre attrezzature di sicurezza, ma bisognerà controllare che lo facciano veramente durante il lavoro.

Le inadempienze sono severamente sanzionate: il datore che non rispetta gli obblighi di formazione dei lavoratori commette un reato, punito con l’arresto da 2 a 4 mesi o con l’ammenda da 1.200 euro a 5.200 euro [3]. Le sanzioni sono raddoppiate se la violazione riguarda più di 5 lavoratori e sono triplicate se ne coinvolge oltre 10.

L’infortunio sul lavoro e la responsabilità del datore

Se il lavoratore non riceve una formazione adeguata e subisce un infortunio sul lavoro, di esso risponderà civilmente e penalmente il datore che non ha adempiuto agli obblighi di formazione ed informazione posti a suo carico.

La Cassazione è intervenuta spesso sull’argomento ed ha assunto un orientamento rigoroso che afferma la responsabilità del datore di lavoro (il titolare e legale rappresentante dell’impresa o, nelle aziende più grandi, anche i suoi sottoposti, come i dirigenti di specifiche aree o stabilimenti) in termini molto ampi, fino a coinvolgere i comportamenti imprudenti dei lavoratori stessi, quando non sono stati adeguatamente istruiti sui rischi e controllati sul rispetto effettivo delle misure di sicurezza e prevenzione.

La responsabilità del datore per gli infortuni sul lavoro è esclusa solo quando la condotta del lavoratore è assolutamente eccezionale e imprevedibile e perciò inevitabile; solo in queste ipotesi, non gli spetterà il risarcimento del danno.

In un recente caso, la Corte di Cassazione [4] ha confermato la condanna penale per omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, di un datore che non aveva formato i suoi dipendenti a svolgere un’attività pericolosa: l’operaio, pur essendo esperto, non aveva ricevuto le necessarie istruzioni su come abbattere gli alberi ed era stato violentemente colpito da un tronco in caduta, che aveva deviato dalla traiettoria prevista.

Si legge in sentenza che l’infortunio – con esito mortale per il decesso in conseguenza della caduta e dell’impatto al suolo – è avvenuto «in conseguenza di una non corretta analisi dei rischi connessi all’esercizio della rischiosa attività di abbattimento delle piante e di una non corretta formazione del lavoratore, che svolgeva funzioni di capo squadra ed era incaricato del taglio degli alberi e non ha operato in sicurezza».

In particolare, tra le carenze rilevate è emersa quella della mancanza di istruzioni sulle manovre di sicurezza che l’addetto al taglio avrebbe dovuto compiere in caso di improvviso cambiamento di direzione dell’albero in corso di abbattimento per trovare un percorso di fuga ed evitare di essere colpito.

Al contrario – rileva il Collegio – il lavoratore deceduto «non era stato avvisato e formato circa la necessità di allontanarsi dalla zona del taglio quando il collega procedeva a tirare con il verricello la pianta, ma si fermava sul posto, per ultimare il taglio»: ciò si è verificato poiché non aveva ricevuto «alcuna istruzione e formazione sul punto e aveva adottato una tecnica operativa rischiosa che l’azienda per cui lavorava non aveva curato in alcun modo di modificare».

Per conoscere la procedura da adottare in caso di infortunio sul lavoro, dipendente dalla violazione di obblighi di formazione o dovuto ad altri motivi, leggi anche gli articoli:


note

[1] Art. 2087 Cod. civ.

[2] D. Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008.

[3] Art. 37 D. Lgs. n. 81/2008 “Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti“.

[4] Cass. sent. n. 27242/20 del 1 ottobre 2020.


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