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Assegno di divorzio: tutto ciò che c’è da sapere

4 Ottobre 2020
Assegno di divorzio: tutto ciò che c’è da sapere

Mantenimento: la differenza tra l’assegno di mantenimento e quello divorzile. Gli alimenti. 

Visto che il Parlamento non è mai intervenuto a riformare la delicata questione dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge, conseguente alla separazione e al divorzio, ci ha pensato la giurisprudenza e, in particolare, la Cassazione. La Suprema Corte, con due importanti sentenze uscite tra il 2017 e il 2018, ha infatti riformulato i presupposti per l’assegno divorzile. 

Le pronunce hanno fatto “giurisprudenza” e ora costituiscono un principio saldo per tutte le aule di tribunale. La stessa Cassazione ha ormai ritenuto di dover superare le precedenti posizioni “assistenzialistiche” che avevano fatto degli alimenti il timore di ogni coppia che saliva sull’altare. 

Ecco allora tutto ciò che c’è da sapere sull’assegno di divorzio. 

Differenza tra alimenti, assegno di mantenimento e assegno divorzile

La prima questione che bisogna affrontare è la differenza tra alimenti, assegno di mantenimento e assegno di divorzio. Anche se i termini vengono spesso usati indistintamente, c’è una profonda differenza. 

Partiamo dalle misure economiche che il giudice – in assenza di accordo tra gli ex coniugi – adotta all’esito della separazione e del divorzio. 

L’assegno di mantenimento 

L’assegno di mantenimento è il contributo economico che il coniuge più benestante deve versare all’altro non appena i due decidono di separarsi. La sua misura può essere determinata di comune accordo tra le parti o, in assenza di intesa, dal giudice del tribunale su ricorso di uno dei due. 

Scopo dell’assegno di mantenimento è garantire al coniuge economicamente più debole «lo stesso tenore di vita» che aveva quando ancora era sposato, in modo da poter conservare il medesimo potere di acquisto. In questo modo, il coniuge meno abbiente non viene a trovarsi, di punto in bianco, senza la disponibilità economica per vivere. 

Se i due redditi sono equivalenti, nessuno dei due deve versare il mantenimento all’altro.

Se invece tra i due redditi vi è una sproporzione, quello più elevato viene compensato con quello più basso in modo da colmare ogni differenza. Alla fine dei conti, la compensazione avviene tenendo conto di una serie di parametri come la durata del matrimonio, la disponibilità di ricchezze mobiliari o immobiliari, la capacità lavorativa del coniuge richiedente, le spese che le parti andranno ad affrontare, la disponibilità di una abitazione.

L’assegno di divorzio

L’assegno divorzile viene assegnato invece dopo la sentenza di divorzio e va a sostituire quello di mantenimento. Anch’esso può essere deciso congiuntamente dalle parti o, in mancanza di accordo, dal giudice. L’intesa stretta da marito e moglie sull’ammontare dell’assegno di mantenimento non vincola la misura dell’assegno di divorzio. Così, tanto per fare un esempio, se la moglie rinuncia al mantenimento può sempre chiedere poi l’assegno divorzile.

L’assegno divorzile serve per garantire al coniuge meno benestante un’autonomia economica, ma non anche «lo stesso tenore di vita» (come invece avviene con l’assegno di mantenimento). Il che significa, che in presenza di una forte sproporzione di reddito tra i due ex coniugi, se uno dei due è comunque autosufficiente non è dovuto alcun assegno.

Gli alimenti

Gli alimenti invece non hanno nulla a che vedere con la separazione e il divorzio. Con questo termine si intende una misura assistenziale che il parente più stretto di grado deve versare a colui che si trova in difficoltà economiche talmente gravi da compromettere la sua stessa sopravvivenza. È il caso, ad esempio, di un genitore anziano, rimasto vedovo, privo di pensione, che non abbia i soldi per vivere; in tal caso, i figli dovranno versargli gli alimenti. 

Gli alimenti dunque vanno a coprire solo le esigenze strettamente indispensabili come il vitto, l’alloggio, le medicine. Inoltre, essi sono dovuti in misura proporzionale alle capacità economiche del soggetto obbligato. Sul punto, leggi la guida “Come chiedere gli alimenti“.

Assegno di divorzio: condizioni per ottenerlo

Per ottenere l’assegno di divorzio sono necessarie tre condizioni:

  • l’incapacità economica del richiedente di mantenersi da solo, non avendo disponibilità adeguate a garantirgli l’autosufficienza;
  • la sproporzione del reddito del richiedente rispetto a quello dell’ex coniuge;
  • la meritevolezza del richiedente.

Quanto all’incapacità economica e alla sproporzione tra i due redditi, il giudice valuta innanzitutto se il richiedente ha le condizioni reddituali per mantenersi da solo. Come abbiamo già detto, l’assegno divorzile non deve mirare – come l’assegno di mantenimento – a ripristinare lo stesso tenore di vita che si aveva durante il matrimonio, ma è rivolto solo a garantire l’indipendenza economica. Il che significa che laddove il coniuge possa badare a se stesso, non ha diritto all’assegno a prescindere dal reddito dell’ex; si pensi a una donna che, per quanto sposata con un ricco industriale, abbia un lavoro di insegnante di appena 1.500 euro mensili.  

Oltre all’incapacità economica, è necessario che l’altro coniuge abbia la disponibilità per versare l’assegno di divorzio e, quindi, tra i due redditi vi sia una sproporzione.

In ultimo, il richiedente deve meritare l’assegno di mantenimento. Il che significa, nella pratica, che:

  • non deve aver subito il cosiddetto addebito. In sede di separazione, cioè, il giudice non deve aver accertato che il matrimonio è cessato proprio a causa di un comportamento colpevole del richiedente come la violazione dell’obbligo di fedeltà, di coabitazione o di assistenza. Invece, il semplice fatto di non amare più il coniuge non è considerato causa di addebito;
  • non deve avere la possibilità di lavorare per superati limiti di età (ad esempio, una persona con più di 40/45 anni), per condizioni di salute o per difficoltà del mercato lavorativo. A tal proposito, è il richiedente che deve dimostrare di meritare l’assegno divorzile, dando prova ad esempio di essere ormai anziano, di non avere le condizioni fisiche per lavorare o di aver cercato invano un posto di lavoro (con invio di curriculum, richieste di assunzioni, partecipazione a bandi e concorsi, iscrizione ai Centri per l’Impiego, ecc.).

Di conseguenza, è molto difficile che un giudice accordi un assegno di divorzio al coniuge ancora giovane, con esperienze lavorative e un piede nel mondo del lavoro.

Come spiegato dalla Cassazione proprio di recente [3], la funzione dell’assegno divorzile non è certamente quella di garantire un “un beneficio a vita” e non può tramutarsi in un’entrata economica di privilegio, ove l’ex coniuge beneficiario sia in grado di lavorare, comunque incombendo in capo a quest’ultima l’onere di provare l’impossibilità di trovare un’occupazione lavorativa.

Il riferimento all’obbligo di reperire un’occupazione che incombe sul coniuge debole deve sempre essere contestualizzato al caso concreto e valutato insieme a tutti gli altri elementi che concorrono a far sorgere l’eventuale diritto e a determinarne l’effettiva portata. 

Il che significa che innegabilmente esiste un obbligo per il coniuge debole di attivarsi al fine di procurarsi i “mezzi adeguati” (ossia un lavoro) e che tale impegno non solo deve essere reale, concreto ed effettivo ma deve essere provato nel corso della causa di divorzio per ottenere l’assegno.

Assegno di divorzio e moglie senza lavoro

L’assenza di un lavoro in capo alla moglie non è una condizione automatica per ottenere l’assegno di divorzio. Difatti, la condizione di disoccupazione non deve essere colpevole, non deve cioè derivare da inerzia del coniuge. Inoltre, questi non deve avere alcuna possibilità di impiegarsi per aver, ad esempio, perso ogni legame col mondo del lavoro e non maturato alcuna esperienza al fine di badare alla famiglia.

Proprio il caso della casalinga ha ricevuto un’apposita specificazione da parte della Cassazione. Secondo la Corte, alla donna che ha rinunciato alla carriera lavorativa per badare al ménage domestico e ai figli va sempre riconosciuto un assegno divorzile. È proprio infatti il suo sacrificio che ha consentito al marito di dedicarsi, con maggior impegno, alla carriera lavorativa e così arricchirsi. A questa ricchezza, quindi, la donna casalinga ha diritto a partecipare con una sorta di indennizzo che è appunto costituito dall’assegno divorzile. Si tratta dunque di un contributo volto non a conseguire l’autosufficienza economica del richiedente sulla base di un parametro astratto, bensì un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella vita familiare in concreto, tenendo conto in particolare delle aspettative professionali sacrificate. 

Ciò non significa che l’assegno divorzile sia diretto a costituire una forma di “vitalizio” né esso deve in alcun modo incoraggiare un disincentivo all’impegno lavorativo dell’avente diritto o ancor peggio una fonte di rendita parassitaria.


note

[1] Cass. sent. n. 11538/17.

[2] Cass. S.U. sent. n. 18287/18.

[3] Cass. sent. n. 18522 del 4.09.2020. 

Autore immagine: it.depositphotos.com


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