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Cane e disturbo della quiete pubblica: ultime sentenze

8 Novembre 2020
Cane e disturbo della quiete pubblica: ultime sentenze

Continuo abbaiare dell’animale; disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone; emissioni sonore idonee ad arrecare un pregiudizio ad un numero indeterminato di persone.

Omessa custodia di animali

Sussiste la potenzialità diffusa del rumore, necessaria ai fini dell’integrazione della contravvenzione di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, che può essere realizzata anche con condotta che provochi, o non impedisca, rumori molesti cagionati da animali, nel caso in cui un cane sia stato lasciato chiuso all’interno di un’autovettura, parcheggiata in zona utilizzabile per il parcheggio e prossima alla sede della gestione amministrativa di un porto, e il suddetto cane, agitandosi, abbia azionato la sirena di allarme.

Tribunale, Sezione 1, Penale, Sentenza, 12/03/2003

Espletamento di specifiche indagini tecniche

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete (confermata, nella specie, la condanna per la proprietaria di un cane che non aveva impedito lo strepitio del proprio cane).

Cassazione penale sez. III, 27/10/2015, n.48460

Pena inflitta ai proprietari del cane

In merito al reato di cui all’art. 659 c.p.: per la sussistenza dell’elemento psicologico della contravvenzione, attesa la natura del reato stesso, è sufficiente la volontarietà della condotta desunta dalle obbiettive circostanze di fatto, non occorrendo, altresì, l’intenzione dell’agente di arrecare disturbo alla quiete pubblica; altro elemento essenziale della fattispecie è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l’effettivo disturbo alle stesse (confermata, nella specie, la pena inflitta ai proprietari di un cane che, non impedendo il continuo abbaiare dell’animale, anche e soprattutto nelle ore notturne, impedivano il riposo e le normali occupazioni dei vicini di casa).

Cassazione penale sez. I, 02/12/2010, n.715

Condanna per disturbo alla quiete pubblica

E’ confermata la condanna per disturbo alla quiete pubblica, essendo stato accertato che i latrati del cane dell’imputato avevano una potenzialità lesiva diffusa, giacché avevano generato continui esposti di cittadini.

Cassazione penale sez. I, 07/03/2001, n.9534

Responsabilità della proprietaria di due cani

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete (riconosciuta la responsabilità della proprietaria di due cani, che erano soliti abbaiare di giorno e di notte, con grande frequenza, in modo da disturbare il sonno, reso assai difficoltoso, e recare evidente disturbo al riposo degli abitanti nelle immediate adiacenze).

Cassazione penale sez. III, 15/12/2016, n.5613

Rilevanza penale della condotta produttiva di rumori

La rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare (esclusa, nella specie, la sussistenza del reato contestato agli imputati per non aver impedito il latrato del loro cane, atteso che dalla motivazione della sentenza non risultava che, oltre ai denuncianti, altre persone almeno potenzialmente avessero potuto essere disturbate dai latrati del cane degli imputati).

Cassazione penale sez. I, 13/06/2013, n.6685

Disturbo alla quiete pubblica e sicurezza dei cittadini

La possibilità di tenere nella propria casa di abitazione animali c.d. “di affezione” costituisce espressione del diritto di libertà dei cittadini, espressamente previsto dalla l. 14 agosto 1991 n. 281, che, in quanto tale, può subire legittimamente limitazioni nella sua esplicazione solo allorché vengano lesi o posti in pericolo diritti di altri privati cittadini o interessi pubblici (nella specie, è stata ritenuta illegittima la norma del regolamento locale che vieta, per motivi igienici, di tenere più di un cane di età superiore ai tre mesi in quanto il problema igienico sanitario non dipende tanto dal numero degli animali detenuti, quanto dal rispetto o meno delle relative norme all’uopo dettate. Stesso discorso vale per il disturbo alla quiete pubblica e per la sicurezza dei cittadini).

T.A.R., (Sardegna), 21/10/1994, n.1900

Disturbo del riposo dei vicini e della pubblica quiete

E’ imputabile per il reato p. e p. dall’art. 659 c.p. il prevenuto che con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso con persone rimaste ignote, disturbi il riposo dei vicini mediante rumori vari, causati dalla presenza di più persone, un cane e dall’esercizio di un’attività nell’appartamento locato dal prevenuto, non compatibili con il riposo di terzi.

Ai fini della configurabilità del reato p. e p. dall’art. 659 c.p. è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma di una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio.

Tribunale, Firenze, Penale, Sentenza, 12/01/2015, n. 36



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8 Commenti

  1. Nell’appartamento al piano sottostante al mio abita una famiglia con un cane che di giorno viene spesso lasciato solo in casa. Questo cane abbaia quasi di continuo fino al ritorno dei suoi proprietari. Io e la mia famiglia non abbiamo riposo in casa. Ho contattato l’amministratore perché esponesse il problema ai proprietari del cane, ma ad oggi la situazione non è mutata. Cosa posso fare? Grazie in anticpo

    1. Qualora, infatti, il cane arrechi particolare fastidio, è possibile sporgere una querela (presso la procura della Repubblica o presso i carabinieri o la polizia) denunciando il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 cod. pen.).
      Affinché il reato possa dirsi realizzato (ed il proprietario del cane possa essere processato e punito) è, però, necessario che:
      – il continuo lamento del cane sia astrattamente idoneo a disturbare la maggior parte dei condomini, anche se uno solo (in questo caso il lettore) se ne lamenta; ciò perché il reato non tutela il singolo soggetto ma il diritto alla quiete della collettività;
      – sia dimostrata la idoneità del latrato del cane ad arrecare un disturbo diffuso.
      La dimostrazione spesso va fornita in via strumentale (ovvero mediante la misurazione dei decibel).

      Nel caso specifico, se il lettore non è l’unico a riscontrare questo disturbo, il consiglio che si offre è di scrivere direttamente al suo vicino di casa rappresentando il forte disagio che le procura il latrato del cane ed avvisandolo che, se purtroppo non prenderà provvedimenti entro un termine (anche cinque giorni vanno bene), sarà costretto ad adire le vie legali.

      Effettivamente, qualora nulla dovesse cambiare, il lettore potrebbe querelare il suo vicino di casa presso la procura della Repubblica o gli altri uffici di polizia giudiziaria (polizia o carabinieri).

      Nell’atto di querela si ricorda al lettore di chiedere:
      – la punizione del suo vicino per il reato previsto dall’art. 659 c.p. e per tutti gli altri reati che l’autorità giudiziaria competente vorrà ravvisare nei fatti da lei esposti ed in quelli che saranno accertati nel corso delle indagini;
      – ai sensi art. 408 c.p.p., di essere informato sull’eventuale richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero.
      Da tale denuncia nascerà un procedimento penale in cui il lettore si potrà costituire parte civile per ottenere il risarcimento dovuto per i danni che gli sono stati arrecati dal cane che abbaia. La pena prevista per il reato indicato è quella dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino a 309 euro.

  2. Il mio vicino di casa ha un cane che la notte abbaia senza sosta. Non sono sicuro se l’animale viene abbandonato o il proprietario è presente. Questa notte ho provato a bussare all’abitazione ma non ho ottenuto risposta. Cosa posso fare?

    1. Il consiglio pratico, quindi, qualora il lettore non abiti in condominio o non vi fosse una norma di regolamento applicabile ai rumori provocati da animali, è quello innanzitutto di contattare personalmente il proprietario dell’animale per chiedere che sorvegli l’animale e faccia ciò che è necessario perché l’animale non disturbi il suo riposo notturno (o, comunque, la ordinarietà delle sue occupazioni quotidiane). Se la questione non si dovesse risolvere, sarà opportuno inviare una diffida per raccomandata a.r. (anche a mezzo di legale) invitando, sotto pena di azioni giudiziarie, a fare tutto quello che è necessario affinché il cane non disturbi nuovamente il riposo in ore notturne (e contestando la già avvenuta mancata sorveglianza dell’animale in occasione dell’episodio descritto dal lettore nella richiesta di consulenza a cui si sta fornendo la presente risposta). Se non bastasse nemmeno questo e gli episodi di disturbo dovessero ripetersi, non resterebbe altro da fare che agire in giudizio per chiedere che, dimostrato al giudice il disturbo provocato dall’animale (a mezzo testimoni), siano adottate tutte le misure più utili ad evitare il ripetersi di simili fatti (nel giudizio potrebbe anche essere chiesto un risarcimento del danno, anch’esso da dimostrare, qualora il disturbo si sia ripetuto più volte e abbia generato stress e problemi di salute).

  3. A volte, il rumore provocato dai cani può mettere in crisi, in generale, la quiete pubblica, e non solo la tranquillità di uno o più specifiche persone. Ma cosa può dimostrare l’esistenza di un reato?

    1. In buona sostanza, il momento in cui si passa dall’illecito civile (per le immissioni rumorose, con conseguente risarcimento del danno) a quello penale (disturbo del riposo e della quiete, con relativa pena) è valutare “quante” persone sono state molestate: una o poche specificamente individuate nel primo caso, molte e indeterminate nel secondo. Così, ad esempio, se il cane abbaia in una zona ove non vi sono altre abitazioni se non una soltanto, i proprietari di quest’ultima potranno solo azionare una causa civile di risarcimento del danno, senza poter invece invocare la tutela penale. Infatti, come spiega la Corte, la rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica, e quindi i rumori devono avere una tale diffusività da raggiungere potenzialmente un numero indeterminato di persone. Non rileva, dunque, se poi, effettivamente, ad essere disturbati sono solo pochi soggetti: il fatto che “in teoria” il latrato poteva molestare una moltitudine di persone fa scattare il reato.

  4. Una disperazione ascoltare ogni maledetto giorno non tanto l’abbaiare del cane del vicino, ma le urla degli inquilini. Soprattutto durante il lockdown di primavera. Non riuscivo a concentrarmi a fare nulla, finché un bel giorno sono andato dal vicino e gliene ho dette quattro. Insomma, bisogna comportarsi con educazione

  5. Il problema non sono i cani, povere bestie, ma quegli incoscienti dei padroni. Molti li lasciano piangere sui balconi. Ma allora dico io: cosa ve lo prendete a fare un cane se poi non sapete occuparvene e non siete in grado di accudirli assecondando anche le loro piccole esigenze? Il cane non è un capriccio, ma un essere vivente che ha bisogno di cure, di affetto e di attenzioni

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