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Prestazione occasionale e ritenuta d’acconto

10 Ottobre 2020
Prestazione occasionale e ritenuta d’acconto

Svolgo saltuariamente collaborazioni con aziende in regime di ritenuta d’acconto, restando entro il limite dei 5.000 euro annui.

Un amico mi ha chiesto di aiutarlo a realizzare un singolo musicale, emettendo ricevuta per la mia collaborazione. Io non so come comportarmi, perché ovviamente essendo lui un privato non può versare il 20% di ritenuta.

Vorrei sapere se è possibile fare una ricevuta senza ritenuta d’acconto e poi metterla in dichiarazione dei redditi e se questa concorrerebbe al raggiungimento dei 5.000,00 euro.

Se i miei lavori cominceranno ad ingranare vorrei aprire una partita Iva con regime forfettario, ma non riesco a capire con che soglia di guadagni mi converrebbe farlo.

L’applicazione della ritenuta di acconto nella ricevuta per prestazione occasionale non è obbligatoria. Essa è dovuta solo se il committente è un soggetto titolare di partita Iva, oppure un’associazione o fondazione dotati di codice fiscale, e ha residenza o sede in Italia.

Quindi, al contrario, quando la prestazione è svolta verso soggetti privati o soggetti aventi residenza o sede fuori dal territorio nazionale, la ricevuta per prestazione occasionale non prevede l’applicazione della ritenuta di acconto.

Sostanzialmente, per stabilire se la ritenuta deve essere applicata, il prestatore d’opera deve verificare se il proprio committente rientra nella qualifica di sostituto di imposta (articolo 64 del DPR n. 600/73). Nel caso appena esposto, trattandosi di prestazione a un privato, non occorrerà applicare alcuna ritenuta d’acconto.

L’importo andrà dichiarato per intero (cioè, senza la trattenuta del 20% che, come detto, non è dovuta), cosicché compenso lordo e compenso netto finiranno per coincidere (salvo ulteriori voci, tipo il rimborso spese).

Dal punto di vista del pagamento delle tasse, l’assenza del sostituto d’imposta farà sì che il prestatore d’opera dovrà versare all’Erario quella percentuale che, in caso di ritenuta d’acconto, avrebbe versato il sostituto.

Peraltro, va specificato che, per chi ha svolto prestazioni occasionali verso un sostituto di imposta che ha applicato la ritenuta di acconto, la dichiarazione risulta particolarmente vantaggiosa. Con un reddito inferiore ai 4.800 euro di prestazione occasionale e con ritenute di acconto subite, infatti, la presentazione della dichiarazione dei redditi consente il recupero delle trattenute. Queste, infatti, in dichiarazione si trasformano in crediti di imposta che possono essere sfruttati, alternativamente:

  • per la compensazione, sfruttando il credito per il pagamento di eventuali altre imposte erariali o contributive dovute;
  • per il rimborso, chiedendo in dichiarazione il rimborso del credito spettante.

Al di là, ovviamente, delle ipotesi in cui è obbligatoria (attività professionale o imprenditoriale, attività non più occasionale per ricavi o continuità nella collaborazione con lo stesso committente, ecc.), l’apertura della partita Iva è consigliabile quando i ricavi cominciano ad essere costanti nel tempo e a superare la soglia dei cinquemila euro.

Peraltro, il regime forfettario incide davvero poco dal punto di vista economico, considerato che l’aliquota unica sostitutiva è piuttosto bassa (15% per ricavi fino a 65mila euro, ridotta al 5% per i primi cinque anni) e che aprirla non comporta alcun costo. Il regime forfettario ha anche una contabilità semplificata, per cui non ci sono grandi incombenze in capo al lavoratore.

La partita Iva (e il conseguente regime forfettario) consente perfino di pagare meno tasse rispetto alla prestazione occasionale. Inoltre, la partita Iva consente di accedere ad alcuni benefici, in quanto la titolarità della stessa conferisce una certa professionalità al prestatore d’opera.

Ad esempio, esistono ditte che sono disposte ad affidare incarichi solamente alle partite Iva. Anche durante l’emergenza Covid-19, molti aiuti (dello Stato e delle Regioni) sono stati riservati soltanto ai lavoratori che avessero una partita Iva attiva.

In sintesi, sono questi i vantaggi del regime forfettario:

  • è esente da Iva. Ciò significa che quando si emetterà una fattura non si dovrà sommare l’Iva (22%) ai compensi. Da ciò ne consegue un vantaggio per i clienti, in quanto le fatture saranno più economiche del 22% rispetto a quelle dei concorrenti in altri regimi fiscali;
  • è esente ritenuta d’acconto. A differenza di chi decide di lavorare con la prestazione occasionale, i cui compensi sono decurtati del 20%, il regime forfettario è esenta da qualsiasi trattenuta;
  • ha tasse più basse. Come ricordato, la percentuale di tassazione Irpef (l’Imposta Sostitutiva, in pratica) è pari al 5% per i primi 5 anni, mentre passerà al 15% dal sesto anno in poi. La tassazione di chi lavora con la prestazione occasionale invece è più elevata;
  • ha una contabilità semplificata, in quanto non è necessario inviare gli studi di settore, è esente dallo Spesometro e non c’è obbligo di registrare le proprie fatture;
  • è esente dalla fatturazione elettronica, rendendo molto più semplice l’emissione della fattura.

L’apertura della partita Iva, al di fuori delle ipotesi di obbligatorietà, è una scelta. In generale, se i ricavi sono ancora esigui e le prestazioni sono rade, allora si può pensare di continuare con le prestazioni occasionali; in caso contrario, anche per cominciare a promuovere la propria attività, il regime forfettario è maggiormente indicato. Nel caso di specie, poiché si parla di lavori con le aziende, potrà capitare che qualcuna di essa chieda che il prestatore d’opera abbia una partita Iva; aprendone una, ci si farà trovare già pronti nel caso di eventuali incarichi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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