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Delitto di tortura: ultime sentenze

1 Novembre 2020
Delitto di tortura: ultime sentenze

Pluralità di contegni violenti tenuti nel medesimo contesto cronologico; divieto di trattamenti o di punizioni inumane o degradanti; configurabilità della scriminante della legittima difesa.

Reato di tortura

Ai fini dell’integrazione del delitto di tortura di cui all’art. 613-bis, comma 1, c.p., la locuzione “mediante più condotte” va riferita non solo ad una pluralità di episodi reiterati nel tempo, ma anche ad una pluralità di contegni violenti tenuti nel medesimo contesto cronologico.

Cassazione penale sez. V, 11/10/2019, n.50208

Divieto assoluto della tortura

L’art. 3 non prevede alcuna eccezione e l’art. 15 non consente di derogarvi in tempo di guerra o di altro pericolo nazionale. Tale divieto assoluto della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, posto dalla Convenzione, dimostra che l’art. 3 consacra uno dei valori fondamentali delle società democratiche che formano il Consiglio d’Europa. Vi si ravvisa generalmente una norma internazionale accettata.

Uno Stato contraente si comporterebbe in modo incompatibile con i valori sottostanti alla Convenzione, questo patrimonio comune di ideali e tradizioni politiche, di rispetto della libertà e di preminenza del diritto al quale si riferisce il preambolo, se consegnasse consapevolmente un latitante − per odioso che possa essere il delitto imputatogli − ad un altro Stato dove esistono seri motivi di pensare che un pericolo di tortura minacci l’interessato.

Nonostante l’assenza di indicazione esplicita nel testo breve e generico dell’art. 3, tale estradizione contrasterebbe manifestamente con lo spirito di quest’ultimo; per la Corte, l’obbligo implicito di non estradare si estende anche al caso in cui il latitante rischierebbe di subire nello Stato di destinazione pene o trattamenti inumani o degradanti vietati dal predetto articolo.

Corte europea diritti dell’uomo, 07/07/1989, n.161

Configurazione del delitto di tortura

Ai fini della configurazione del delitto di tortura, integra un “verificabile trauma psichico” anche un evento che si presti a rapida risoluzione, non essendo necessario che l’esperienza dolorosa si traduca in una sindrome di “trauma psicologico strutturato“.

Cassazione penale sez. V, 08/07/2019, n.47079

Mancanza di effettive indagini sui fatti oggetto di denuncia

Integra la violazione degli obblighi positivi previsti dall’art. 3 CEDU (divieto di tortura e di trattamenti o punizioni inumane o degradanti da parte di agenti dello Stato) l’omesso svolgimento di attività d’indagine volte ad accertare fatti di maltrattamento e pressioni psicologiche oggetto di una denuncia presentata da persona indiziata di reato con riferimento alle modalità di espletamento di un’audizione dalla stessa resa, senza la presenza di un difensore, dinanzi agli organi inquirenti .

Corte europea diritti dell’uomo sez. I, 24/01/2019, n.76577

Bilanciamento di interessi in conflitto

Ai fini della configurabilità della scriminante della legittima difesa è richiesta la sussistenza di un rapporto di proporzione tra gli interessi in gioco al momento di commissione del fatto (Fattispecie in cui il Giudice del riesame ha escluso, con riferimento alla commissione del delitto di sequestro di persona, posto in essere da personale dei servizi segreti italiani unitamente a personale diplomatico di Stato estero, finalizzato, in maniera del tutto generica, ad impedire la commissione di atti terroristici, la sussistenza della scriminante della legittima difesa posto che, diversamente, si sarebbe legittimato il ricorso, anche da parte delle ordinarie forze di polizia giudiziaria o finanche di privati cittadini, alla tortura e al sequestro per impedire la commissione di reati, in palese violazione dell’art. 13 comma IV Cost., nonché dell’intero sistema processuale penale che prevede specifiche garanzie per gli istituti limitativi della libertà personale, quali l’arresto e il fermo).

Tribunale Milano sez. XI, 21/09/2006

L’esposizione al rischio di tortura

Al fine di escludere l’antigiuridicità del fatto è sempre necessario compiere, in concreto, un giudizio di bilanciamento tra il bene protetto dalla norma incriminatrice e la finalità cui mira la causa di giustificazione, con la conseguenza che diritti costituzionalmente garantiti, la cui tutela sia assicurata anche attraverso la previsione di sanzioni penali contro i comportamenti che li violino, possono essere limitati solo da diritti di pari rango.

(Fattispecie in cui il Giudice del riesame ha escluso, con riferimento al delitto di sequestro di persona posto in essere da personale dei servizi segreti italiani unitamente a personale diplomatico di Stato estero, la sussistenza delle scriminanti dell’adempimento di un dovere, nonché della legittima difesa, posto che il giudizio di bilanciamento tra il bene protetto dalla norma incriminatrice, ravvisato, nel caso specifico, nell’esigenza di evitare la segregazione immotivata e clandestina, nonché l’esposizione al rischio di tortura, e la finalità cui mira la causa di giustificazione, individuata, con riguardo al caso concreto, in una del tutto generica strategia di sicurezza volta ad impedire il compimento di atti di terrorismo, doveva necessariamente essere risolto a favore del primo).

Tribunale Milano sez. XI, 21/09/2006

Reato di tortura e condizioni di minorata difesa

In tema di tortura, le “condizioni di minorata difesa”, previste dall’art. 613-bis c.p. per identificare una delle categorie dei possibili soggetti passivi del delitto, sussistono ogni qualvolta la resistenza della vittima alla condotta dell’agente sia ostacolata da particolari fattori ambientali, temporali o personali. (Fattispecie nella quale assumeva rilievo il disturbo psichiatrico e il disagio esistenziale della vittima, auto-emarginatasi dal contesto sociale, che aveva ripetutamente subito presso la propria dimora le violente incursioni notturne dei ricorrenti).

Cassazione penale sez. V, 08/07/2019, n.47079

Fatti commessi ai danni dello straniero

La connessione non rileva quale criterio autonomo di individuazione della giurisdizione italiana per fatti commessi al di fuori del territorio dello Stato da e ai danni dello straniero. Infatti, le ipotesi di connessione contemplate dal codice di rito possono solo integrare un criterio di attribuzione della competenza in materia penale, mentre non determinano la produzione di effetti in tema di giurisdizione, salvo quanto consentito dall’art. 7, n. 5, c.p., che prevede la punibilità secondo la legge italiana del reato commesso interamente all’estero dal cittadino o dallo straniero, quando “speciali disposizioni di legge o convenzioni internazionali stabiliscono l’applicabilità della legge penale italiana” (è l’ipotesi, ad esempio, degli istituti del diritto di inseguimento e della presenza costruttiva, previsti dall’art. 111 della Convenzione Onu sul diritto del mare, firmata a Montego Bay il 10 dicembre 1982, che attribuisce allo Stato il diritto d’inseguimento della nave straniera anche in alto mare e, quindi, oltre il mare territoriale e la zona contigua, quando abbia fondati motivi di ritenere che la stessa abbia violato le sue leggi, purché detto inseguimento sia iniziato in tali zone e sempre che non sia stato interrotto; nonché, sempre ad esempio, è l’ipotesi, di costruzione giurisprudenziale, della ravvisata sussistenza della giurisdizione del giudice italiano relativamente al delitto di procurato ingresso illegale nel territorio dello Stato di cittadini extra-comunitari nella ipotesi in cui i migranti, provenienti dall’estero a bordo di navi “madre”, siano abbandonati in acque internazionali, su natanti inadeguati a raggiungere le coste italiane, allo scopo di provocare l‘intervento dei soccorritori che li condurranno in territorio italiano, poiché la condotta di questi ultimi, che operano sotto la copertura della scriminante dello stato di necessità, è riconducibile alla figura dell’autore mediato di cui all’art. 48 c.p., in quanto conseguente allo stato di pericolo volutamente provocato dai trafficanti, e si lega senza soluzione di continuità alle azioni poste in essere in ambito extraterritoriale) (da queste premesse, la Corte ha rigettato il ricorso del pubblico ministero avverso l’ordinanza con la quale il Gip, pur avendo applicata la misura cautelare per i reati di associazione per delinquere e di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, commessi in Italia, aveva però respinto la richiesta relativamente ai diversi reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, tortura e violenza sessuale, siccome commessi integralmente in territorio libico).

Cassazione penale sez. V, 12/09/2019, n.48250



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