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Diritto di accesso alle informazioni ambientali: ultime sentenze

30 Ottobre 2020
Diritto di accesso alle informazioni ambientali: ultime sentenze

Le spese di lite nelle controversie in materia ambientale alla luce del diritto europeo; la condanna alla parte soccombente; le informazioni relative allo stato dell’ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale.

Controversie in materia ambientale

La Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998 sull’accesso alle informazioni ambientali e le direttive applicative – che, in parte qua, non introducono precetti puntuali e inderogabili in capo agli Stati lasciando loro ampi margini di flessibilità applicativa – non comportano una deroga al principio della soccombenza di cui all’art. 26 c.p.a., posto che il pagamento delle spese di lite non configura una barriera all’accesso alla giustizia in materia ambientale, mentre il diritto UE mira principalmente a questo obbiettivo e solo in via riflessa alle difficoltà insite nella gestione del processo.

Consiglio di Stato sez. IV, 13/02/2020, n.1137

Diritto di accesso ad informazioni ambientali

In tema di diritto di accesso alle informazioni ambientali, laddove venga proposta la relativa richiesta al fine di tutelare il proprio diritto alla salute e al rispetto dei limiti di emissione dei rumori delle attività produttive, si applicano le norme di derivazione comunitaria introdotte dal d.lg. n. 195/2005, che prevedono un regime facilitato di accesso: in tale ipotesi, sono difatti prevalenti gli interessi di coloro che vogliono accedere ai documenti relativi ai diritti fondamentali della persona (salute, osservanza dei limiti nelle immissioni) rispetto alla situazione di chi ha invece interesse a che i dati aziendali o personali non siano rivelati.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 22/09/2016, n.949

L’esercizio del diritto di accesso in materia ambientale

Sono legittimati a proporre ricorso giurisdizionale a tutela del diritto di accesso i soggetti residenti nel territorio in cui una ditta gestisce un impianto che può potenzialmente interferire o pregiudicare le condizioni di salubrità e sicurezza ambientale dei luoghi; sotto il profilo soggettivo, in materia ambientale, la platea dei soggetti legittimati ad insorgere è estesa a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse, in conformità con le previsioni di cui all’art. 3 sexies, d.lg. 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dal d.lg. n. 128 del 29 giugno 2010 secondo cui — in attuazione del trattato internazionale di Aarhus, finalizzato a garantire ai cittadini il diritto alla trasparenza, nonchè ad assicurare la partecipazione ai processi decisionali locali, nazionali e transfrontalieri concernenti le tematiche ambientali — chiunque, senza essere tenuto a dimostrare la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante, può accedere alle informazioni relative allo stato dell’ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale; l’ampiezza dei soggetti legittimati si giustifica per l’inerenza dell’accesso in argomento ad una materia qual è l’ambiente di appartenenza generalizzata e di interesse per ogni consociato in aderenza al principio comunitario in forza del quale l’esigenza, che le informazioni ambientali trovino ampia diffusione, si fonda essenzialmente sul fatto che la conoscenza di questo tipo di dati (e l’accesso alla relativa documentazione) non realizza semplicemente un interesse del privato richiedente, ma è condizione per la realizzazione di un interesse pubblico: quello alla tutela dell’ambiente e anche, molto spesso, della salute della collettività; certamente tale iniziativa processuale non costituisce un’azione di tipo popolare, dal momento che la richiesta di accesso alle informazioni ambientali non esime il richiedente dal dimostrare che l’interesse, che intende far valere, ha natura ambientale, ed è volto alla tutela dell’integrità della matrice ambientale, non potendo ammettersi che dell’istituto si possa fare un utilizzo per finalità ad esso estranee; di qui la necessità che la richiesta di accesso sia formulata specificamente con riferimento alle matrici ambientali.

T.A.R. Pescara, (Abruzzo) sez. I, 09/10/2017, n.277

UE: tutela dei diritti delle organizzazioni ambientali

La Cedu — in combinato disposto con la Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale — sancisce il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva, in condizioni che garantiscono un ampio accesso alla giustizia, dei diritti conferiti a un’organizzazione per la tutela dell’ambiente che soddisfi i requisiti prescritti dalla stessa Convenzione.

Corte giustizia UE grande sezione, 08/11/2016, n.243

Area di accessibilità alle informazioni ambientali

Il regime di pubblicità in materia ambientale ha carattere tendenzialmente integrale, sia per ciò che concerne la legittimazione attiva, con un ampliamento dei soggetti legittimati all’accesso, e sia per il profilo oggettivo, prevedendosi un’area di accessibilità alle informazioni ambientali svincolata dai più restrittivi presupposti dettati in via generale dagli artt. 22 e segg. della l. n. 241 del 1990.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 19/11/2015, n.1747

Diritto di accesso: presupposti e requisiti

L’accesso alle informazioni ambientali è del tutto svincolata da motivazioni precise e dalla dimostrazione dell’interesse del singolo, in quanto l’informazione ambientale consente, a chiunque ne faccia richiesta, di accedere ad atti o provvedimenti che possano incidere sull’ambiente quale bene giuridico protetto dall’ordinamento, con l’unico limite delle richieste “estremamente generiche”, posto che esse devono essere specificamente individuate con riferimento alle matrici ambientali ovvero ai fattori o alle misure di cui all’art. 2 punto 3, d.lg. n. 195 del 2005.

(Nella specie, il g.a. ha riconosciuto ad una associazione di tutela dei consumatori e utenti, iscritta nell’elenco nazionale ex art. 137 codice del consumo, riconosciuta anche a livello regionale, il diritto di accesso alle informazioni ambientali disponibili aventi ad oggetto il disastro ambientale avvenuto il 4 giugno 2013, relativo allo sversamento nel mare gelese di idrocarburi e agenti inquinanti provenienti dal noto Petrolchimico).

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 17/03/2014, n.809

Associazioni di protezione ambientale

Il diritto di accesso alle informazioni possedute dall’Amministrazione, in materia di ambiente, spetta non solo ai cittadini, ma anche alle associazioni di protezione ambientale.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 10/12/2008, n.4082

Domanda di accesso alle informazioni ambientali

Una richiesta di accesso, pur potendo astrattamente riguardare un’informazione ambientale, non esime il richiedente dallo specificare in sede amministrativa che l’interesse di base è un genuino interesse ambientale come qualificato dal d.lg. n. 195 del 2005 all’integrità della matrice ambientale, non potendo l’ordinamento ammettere che di un diritto nato con certe finalità, ambientali, si faccia uso per finalità del tutto diverse, vale a dire economico — patrimoniali.

La domanda di accesso alle informazioni ambientali, pertanto, può consistere in una generica richiesta di informazioni su un determinato contesto ambientale, a condizione però che questo contesto sia specificato.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 08/03/2011, n.2083

Ponderazione degli interessi contrapposti

In materia di accesso alle informazioni ambientali, l’art. 4 della direttiva 2003/4 Ce ha previsto che la ponderazione degli interessi contrapposti (informazione e riservatezza) deve essere effettuata volta per volta, in ciascun caso particolare.

Ciò non impedisce al legislatore nazionale di determinare, in via generale, criteri che consentano di facilitare la valutazione comparata degli interessi contrapposti, a condizione però che tale disciplina non dispensi le autorità competenti dal procedere effettivamente ad un esame particolare di ciascuna situazione loro sottoposta nell’ambito di una domanda di accesso ad un’informazione ambientale.

Corte giustizia UE sez. IV, 16/12/2010, n.266

Principio generale di proporzionalità, di economicità e dì ragionevolezza

L’istituto dell’accesso alle informazioni ambientali non si assoggetta ai limiti soggettivi e oggettivi propri dell’accesso ai documenti amministrativi, ma resta comunque subordinato a un principio generale di proporzionalità, di economicità e dì ragionevolezza, per cui possono consentirsi solo gli accessi che non si traducano in uno sproporzionato aggravio per l’amministrazione, tale da metterne in pericolo l’efficienza gestionale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 12/01/2010, n.68

La trasparenza sulla qualità dell’ambiente

Il diritto di accedere alle informazioni ambientali persegue l’obiettivo di garantire la massima trasparenza sulla qualità dell’ambiente essendo tenuta l’amministrazione a rimuovere qualunque ostacolo che limiti la piena conoscenza delle informazioni suddette.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 03/11/2009, n.818

La disponibilità e la diffusione delle informazioni ambientali

La l.reg. Friuli-Venezia Giulia n. 43/90 non viola la convenzione di Aarhus (ratificata con la l. n. 108/01), sul diritto di accesso alle informazioni di carattere ambientale, che ha trovato attuazione in sede comunitaria con la direttiva Ce 2003/4, recepita in Italia con il d.lg. n. 195/05, ed é stata attuata direttamente (per la parte di propria competenza) dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia con la l.reg. n. 11/05 (riconosciuta costituzionalmente legittima dalla Corte costituzionale con la sent. n. 308/06); infatti, l’art. 15 di tale legge affida ai soggetti di cui all’art. 14 (enti locali nonché enti pubblici, anche economici) il compito di realizzare le opportune misure organizzative per garantire la disponibilità e la diffusione delle informazioni ambientali; misure che, attualmente, nella regione Friuli-Venezia Giulia sono quelle previste dalla l.reg. n. 43/90.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 12/03/2009, n.112

Diritto di accesso alle informazioni ambientali: quando non sussiste?

Non sussiste il diritto di accesso alle informazioni cd. ambientali quando esse non hanno alcuna attinenza con le conoscenze che l’istante deve effettivamente acquisire per raggiungere l’obiettivo perseguito.

Consiglio di Stato sez. V, 20/08/2013, n.4181



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