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Stato di crisi: ultime sentenze

30 Ottobre 2020
Stato di crisi: ultime sentenze

Obbligo dell’imprenditore in stato di insolvenza di richiedere il fallimento e di astenersi dal compimento di ogni condotta che possa provocare un aggravamento dello stato di crisi dell’impresa.

Stato di crisi: la nozione

In tema di fallimento e procedure concorsuali, lo stato di crisi si distingue dallo stato di insolvenza nel senso che di esso costituisce una situazione prodromica, da intendersi quale rischio di insolvenza, che si verifica quando l’imprenditore, pur potendo adempiere i debiti già scaduti, già preveda che non sarà in grado di adempiere a quelli di prossima scadenza.

La nozione di crisi ricomprenderebbe in sé, pertanto, come fenomeno assorbito, quello più grave dell’insolvenza così da potersi ammettere alla procedura concordataria non solo l’imprenditore in stato di crisi, intesa alla stregua di un minus rispetto all’insolvenza, ma anche la compagine che versi in quest’ultima, più grave situazione.

Tribunale Rovigo, 17/11/2015

La comunicazione dello stato di crisi

La comunicazione dello stato di crisi, e il confronto avuto con il direttore, non provano quella effettiva conoscenza da parte della Banca di un mutamento in peius delle condizioni economiche dell’imprenditore, tale da configurare una vera e propria insolvenza.

La prova del requisito soggettivo dell’azione revocatoria di cui all’art. 67 secondo comma, l. fall., deve riguardare non la conoscenza di un generico stato di crisi o di difficoltà economica del debitore, ma la conoscenza dello stato di insolvenza in senso tecnico, o proprio, in cui egli versa.

Tribunale Parma, 09/01/2017, n.42

Revocatoria fallimentare e periodo sospetto

Al fine di stabilire la decorrenza del periodo sospetto, ai fini dell’accoglimento della revocatoria fallimentare, la giurisprudenza ha elaborato e pacificamente e costantemente applicato il principio di continuità tra procedure concorsuali, ancor prima della sua codificazione. Esso si fonda sull’ovvia ragione che lo stato di crisi in cui rientra quello di insolvenza ex art. 160.c. 1 e u. c. L.F.- che si manifesta anche con la sola richiesta della procedura di concordato, costituisce il medesimo presupposto di fatto della procedura di accertamento dello stato di insolvenza come di quelle del fallimento e dell’Amministrazione Straordinaria.

Corte appello Milano sez. IV, 08/05/2019, n.2007

La violazione degli obblighi informativi 

Al fine di poter ritenere che gli obblighi informativi previsti dall’art. 161 leg. fall. siano stati adempiuti, non rileva il solo dato formale e dunque la trasmissione di una qualsivoglia relazione al commissario giudiziale entro il termine stabilito dal tribunale, ma occorre che tale relazione sia idonea a consentire al commissario e, per il suo tramite, al tribunale, di monitorare lo stato delle iniziative intraprese ai fini della predisposizione della domanda di concordato, e al tempo stesso, di verificare che l’attività di gestione svolta dall’impresa sia coerente con lo stato di crisi in cui versa, non sia tale da compromettere ulteriormente l’equilibrio finanziario dell’impresa, sia osservante dei vincoli imposti dalla legge a tutela della “par condicio credito rum.

Di conseguenza qualora la società proponente, nonostante gli inviti del Tribunale a rendere chiarimenti sulla documentazione prodotta, fornisca informazioni insufficienti in relazione alla attendibilità dei dati aziendali e alle spese necessarie per la prosecuzione dell’attività in continuità, va dichiarata l’inammissibilità della proposta per violazione degli obblighi informativi.

Tribunale Catania, 27/06/2018

Bancarotta: la rilevanza penale della condotta 

In tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, la cd. “zona di rischio penale”, ossia il parametro spazio-temporale entro il quale l’apprezzamento di uno stato di crisi dell’impresa, conosciuto dall’agente, è destinato ad orientare l’interpretazione di ogni iniziativa di distrazione dei beni da parte di quest’ultimo, può valere ad escludere la rilevanza penale della condotta solo quando l’azione addebitata, per le sue caratteristiche intrinseche, non sia idonea ad esporre a pericolo il patrimonio dell’impresa e non sia collocabile in un contesto di condotte che abbiano determinato il dissesto.

Cassazione penale sez. V, 22/02/2018, n.18517

Dichiarazione di fallimento dell’imprenditore

Qualora a seguito di una verifica a posteriori venga accertato, con la dichiarazione di fallimento dell’imprenditore, che lo stato di crisi in base al quale aveva chiesto l’ammissione al concordato preventivo era in realtà uno stato di insolvenza, l’efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento, intervenuta a seguito della declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, deve essere retrodatata alla data di presentazione di tale domanda, atteso che la ritenuta definitività anche dell’insolvenza, che è alla base della procedura minore, come comprovata ex post, dalla sopravvenienza del fallimento, e, quindi, l’identità del presupposto, porta ad escludere la possibilità di ammettere, in tal caso, l’autonomia delle due procedure (vedi Cass. 2010/18437).

Conformemente alla giurisprudenza di legittimità e di merito (ex plurimis Tribunale Bari sez. IV del 17/11/2009 n. 3453; Cass. n. 19088 dell’11/09/2007; SS.UU.n. 16874 del 12/08/2005), in tema di azione revocatoria fallimentare “le rimesse effettuate dal terzo fideiussore sul conto corrente dell’imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell’art. 67, comma 2, l. fall., quando risulti che attraverso la rimessa il terzo non ha posto la somma nella disponibilità giuridica e materiale del debitore, ma – senza utilizzare una provvista del debitore e senza rivalersi nei suoi confronti prima del fallimento – ha adempiuto in qualità di terzo fideiussore l’obbligazione di garanzia nei confronti della banca creditrice.

Infatti, in questa ipotesi il pagamento è effettuato dal garante allo scopo di adempiere l’obbligazione di garanzia, autonoma, ancorché accessoria e di contenuto identico rispetto all’obbligazione principale, per evitare le conseguenze cui resterebbe esposto per effetto dell’inadempimento, mentre la modalità del pagamento non determina, di per sè, l’acquisizione della disponibilità della somma da parte del titolare del conto corrente – perché essa è soltanto contabile ed è priva di autonomia rispetto all’estinzione del debito da parte del terzo – non incide sulla provenienza della somma dal terzo e sulla causa del pagamento (estinzione dell’obbligazione fideiussoria, in difetto di una diversa imputazione) e perciò non viola la “par condicio creditorum”.

Tribunale Reggio Calabria sez. I, 28/11/2018, n.1716

Prededucibilità del credito dei professionisti

La compressione che il creditore subisce al suo diritto per effetto del procedimento di concordato, nel bilanciamento con l’esigenza dell’imprenditore ad uscire dallo stato di crisi si giustifica solo ove ricorrano le condizioni, da un lato, della piena conoscenza di tutti i dati da parte dei creditori e, dall’altro, del raggiungimento della duplice finalità perseguita con l’instaurazione della detta procedura, consistenti nel superamento della situazione di crisi dell’imprenditore, da una parte, e nel riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minimale consistenza del credito da essi vantato in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti.

Pertanto, se la causa del concordato preventivo è nella regolazione della crisi attraverso il soddisfacimento dei creditori ed essa viene valutata ex ante dal tribunale dell’omologa, diverso è il giudizio afferente alla prededucibilità del credito dei professionisti. Il principio di diritto che il giudice deve applicare sancisce l’esigenza di una valutazione in concreto del beneficio per i creditori, non fondato cioè sulle mere percentuali previste nel piano.

Cassazione civile sez. I, 13/06/2016, n.12119

Strumento inadeguato alla soluzione della crisi

Sussiste la responsabilità ai sensi degli art. 146 l. fall. e 2043 c.c., in relazione all’art. 217, comma 1 n. 4, l. fall., degli amministratori e dei sindaci, con il concorso dell’attestatore di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182 bis l. fall. rivelatosi inattuabile secondo un giudizio di prognosi ex ante, nell’omessa presentazione di una tempestiva istanza di fallimento in proprio di un’impresa che versi in stato di crisi.

Tribunale Venezia, 19/05/2015

Concordato con continuità aziendale

Sussiste concordato con continuità aziendale quando l’attività di impresa sia svolta da un soggetto diverso dall’imprenditore in stato di crisi in virtù di un contratto di “affitto-ponte” correlato ad una proposta irrevocabile di acquisto.

Tribunale Roma sez. fallimentare, 24/03/2015

Concordato preventivo

In tema di concordato preventivo, tra le condizioni soggettive di ammissione, il nuovo tenore dell’art. 160, 1 comma, L.F. evidenzia la qualifica di imprenditore in capo al richiedente che deve quindi essere regolarmente iscritto al registro delle imprese ed effettivamente operante e l’ulteriore circostanza che si trovi in stato di crisi, concetto ritenuto il più ampio “genus” nel quale si trova anche la “species” dell’insolvenza, potendo variare da un semplice disequilibrio finanziario, economico o produttivo, fino a giungere ad ipotesi di crisi irreversibile.

Tribunale Monza sez. III, 11/06/2013

Bancarotta semplice e responsabilità dell’imprenditore

L’articolo 217 comma 1 n. 4 del Rd 267 /1942 (Legge Fallimentare) punisce l’imprenditore che abbia aggravato il proprio stato di dissesto, astenendosi dal richiedere il fallimento o con altra colpa grave. La ratio della disposizione sta nell’obbligo dell’imprenditore in stato di insolvenza di richiedere il proprio fallimento e di astenersi dal compimento di ogni altra condotta che provochi un aggravamento dello stato di crisi dell’impresa, comportando, di regola, il ritardo dell’apertura della procedura concorsuale e un peggioramento delle condizioni dei creditori.

Ai fini della configurabilità di tale reato, è necessario che vi sia un nesso di causalità tra l’omessa richiesta della declaratoria di fallimento e l’aggravamento, da accertarsi volta per volta. Si tratta perciò di un reato di pericolo presunto, punito a titolo di colpa grave in forza del dato letterale contenuto nella norma incriminatrice.

Nel caso di specie, il Tribunale ha escluso la configurabilità del reato de quo in capo all’imputato, in quanto l’omessa richiesta della dichiarazione di fallimento e il conseguente aggravamento del dissesto non sono riconducibili a una sua colpa grave, in quanto nel momento in cui avrebbe potuto avanzare la richiesta di fallimento, egli coltivava concreti progetti di ristrutturazione e di ripresa legati a rilevanti commesse estere, poi non verificatesi.

Tribunale Udine, 19/11/2019, n.2232

Rischio di eccessivo indebitamento e peggioramento dello stato di crisi

Non vi sono norme che impongono all’istituto di credito di non far credito a soggetti in crisi, per evitare che questi, approfittando della falsa apparenza della propria liquidità, si indebitino ulteriormente verso i terzi. Non sussiste, in capo alla banca mutuante, una posizione di garanzia, in forza della quale essa sia tenuta a salvaguardare gli interessi economici del cliente-mutuatario a fronte di un rischio di eccessivo indebitamento e peggioramento dello stato di crisi.

Tribunale Lucca, 10/03/2017

Trasferimento d’azienda di impresa in stato di crisi con continuità aziendale

In caso di trasferimento di imprese di cui sia stato accertato lo stato di crisi aziendale ai sensi dell’art. 2, comma 5, lett. c), legge n. 675/1977 o per le quali sia stata disposta l’amministrazione straordinaria con continuazione o mancata cessazione dell’attività, l’accordo sindacale concluso ai sensi dell’art. 47, comma 4 bis, l. n. 428/1990 può solo prevedere modifiche delle condizioni di lavoro, fermo restando il trasferimento di tutti i rapporti di lavoro al cessionario.

L’azione diretta a far accertare la sussistenza del rapporto di lavoro con il cessionario non è soggetta al termine di decadenza di cui all’art. 32, comma 4, lett. c), legge n. 183/2010, riguardante i soli provvedimenti datoriali che il lavoratore intenda impugnare.

Cassazione civile sez. lav., 01/06/2020, n.10414



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