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News Come cambia l’Isee e i controlli. I nuovi sconti e le detrazioni

News Pubblicato il 4 dicembre 2013

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Così cambia l’indicatore della situazione economica delle famiglie: maggiore peso al patrimonio e, in particolare, alle case di proprietà; ci saranno maggiori controlli per evitare le truffe delle autocertificazioni fasulle.

E’ iniziato il conto alla rovescia per la piena operatività del nuovo riccometro. Ieri, infatti, è stato pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri [1] che ha dato vita al nuovo strumento e che entrerà in vigore l’8 febbraio.

Il nuovo riccometro, che sostituirà quello nato nel 1998 e in vigore attualmente, è stato messo a punto per garantire maggiore equità sociale e contrastare gli abusi. L’obiettivo è avere uno strumento che consenta di individuare le vere situazioni di disagio, evitando di erogare prestazioni gratuite o agevolate a finti poveri. Per questo motivo si è deciso di diminuire il numero delle informazioni autodichiarate e di implementare un sistema di scambio di informazioni tra le amministrazioni, in particolare quelle in possesso dell’Inps, dell’agenzia delle Entrate e dell’anagrafe tributaria che consentirà di ridurre la quantità di dati forniti dal cittadino e al contempo di verificare la veridicità di quelli dichiarati dallo stesso. Oltre ai controlli effettuati a livello centralizzato dall’unità informativa presso l’Inps, altri saranno eseguiti dagli enti che erogheranno i servizi.

L’indicatore della ricchezza aumenterà, in media, del 10,4% per tutte le famiglie, mentre diminuirà di circa il 3,3% per chi non ha casa di proprietà e vive in affitto.

Sono questi le due novità principali delle nuove regole per il calcolo dell’Isee.

L’indicatore della “situazione economica equivalente” ora non si limita più a misurare solo il reddito, ma anche la ricchezza complessiva della famiglia (unendo così, al reddito, anche la voce “patrimonio”). Tutto ciò al fine di evitare frodi e valutare, con maggior corrispondenza al dato reale, il livello di “benessere” della famiglia e, sulla base di ciò, modulare le agevolazioni per i servizi sociali e le tasse universitarie.

I cambiamenti riguardano anche e soprattutto il regime dei controlli, che saranno rigidi e automatici, onde superare i limiti dell’autocertificazione.

Vediamo dunque tutti gli aspetti di questa mini rivoluzione.

Cos’è l’ISEE

L’indicatore della situazione economica equivalente serve per individuare a quali cittadini applicare condizioni agevolate per l’accesso a determinati servizi, quali asili nido, mense scolastiche, l’assegno per il nucleo familiare, le prestazioni socio-sanitarie domiciliari.

Come cambia il nuovo Isee

Cambia il paniere delle voci considerate. Vengono ora inclusi tutti i redditi tassati con imposte sostitutive (per esempio, il trattamento di fine rapporto) e anche quelli esenti (così – sebbene con una franchigia – gli assegni assistenziali al nucleo familiare, le pensioni di invalidità, le indennità di accompagnamento e così via).

Il cambiamento principale riguarda il peso che ha, ai fini dell’Isee, la casa di proprietà: nel calcolo entra infatti il valore fiscale rivalutato ai fini dell’Imu (e non quello ai fini ICI), che supera del 60% quello precedente.

Il che vuol dire che l’essere intestatari di immobili farà schizzare in alto l’indicatore Isee di oltre il 50% rispetto al passato.

Il valore della casa non viene però calcolato se è inferiore a 52.500 euro; tale soglia, peraltro, sale di 2.500 euro per ogni figlio convivente.

Chi è invece titolare di un contratto di affitto registrato avrà una nuova detrazione (nata anche per favorire l’emersione degli affitti “in nero”). Alla detrazione da 7mila euro per chi abita in affitto con canone di locazione registrato, si accompagna anche una detrazione aggiuntiva da 500 euro per ogni figlio convivente a partire dal terzo.

Inoltre, aumentano di 500 euro le franchigie (cioè le somme escluse dal calcolo dell’indicatore) per le persone con disabilità, che oscillano di conseguenza fra i 4mila euro per le persone con disabilità media (5.500 euro se minorenni) a 7mila euro per i non autosufficienti (9.500 euro i minorenni).

Per i conti correnti, diminuiscono le franchigie (cioè le quote di patrimonio escluse dal calcolo), e cambia il criterio di calcolo: a pesare non sarà più solo il dato del conto o del deposito rilevato al 31 dicembre ma, se è superiore, la consistenza media nel corso dell’anno, a meno che siano stati effettuati investimenti significativi.

Per attenuare l’estensione delle voci di entrata considerate nell’indicatore, vengono introdotte due nuove detrazioni fisse per i redditi da lavoro dipendente o da pensione. In entrambi i casi, la regola generale prevede la detrazione pari al 20% del reddito, ma con due tetti massimi distinti: lo sconto può arrivare a 3mila euro per i redditi da lavoro, mentre si deve fermare a mille euro per la pensione

Gli effetti concreti di queste innovazioni dipendono in larga parte dagli enti territoriali, a partire dai Comuni, che sono i primi utilizzatori dell’Isee per misurare le tariffe dei servizi sociali locali e che, alla luce delle nuove regole, possono rideterminare le varie fasce di esenzione e le soglie di accesso.

Le truffe delle autocertificazioni

Le autocertificazioni dell’Isee sono state da sempre prese d’assalto da chi ha cercato di occultare fraudolentemente i propri redditi. Basti pensare a questo dato. L’80% dei richiedenti che presenta un Isee autodichiara di non avere un conto corrente o un libretto di risparmio. Dall’altro lato, però, la Banca d’Italia, in una propria relazione, ha stimato che circa il 91,5% delle famiglie italiane ha un deposito bancario o postale. E ciò vale anche nelle fasce più povere della popolazione dove il 70% ne ha almeno uno.

I conti insomma non tornano. L’attuale sistema basato sull’autocertificazione dei requisiti lascia purtroppo ampio spazio agli abusi e alle truffe dei finti poveri.

Gli abusi riguardano anche l’indicazione del reddito ai fini Irpef, con clamorose sottodichiarazione del tutto opposte ai dati reali.

Ci sono poi casi di cronaca, come quello recente, riguardante le autodichiarazioni presentate dagli studenti delle università di Roma per beneficiare di sovvenzioni pubbliche. Oltre il 60% delle posizioni esaminate dalla Guardia di finanza è risultato non veritiero, con conseguente fruizione indebita delle agevolazioni previste per chi è veramente in difficoltà.

Purtroppo in Italia le autodichiarazioni sembrano proprio non andare di pari passo con la correttezza e l’onestà. I finti poveri e il numero di soggetti che beneficia dei servizi sociali, pur non avendone le condizioni, è spaventosamente elevato: quasi un terzo della popolazione italiana dovrebbe essere ufficialmente in condizioni di miseria. E ciò per via della facilità con cui si può “barare” con l’autodichiarazione e, nello stesso tempo, di farla franca.

Ebbene, il nuovo riccometro è stato messo a punto anche per arginare questo fenomeno, puntando sull’esecuzione dei controlli. Ciò grazie all’integrazione di tutte le banche dati in possesso alle varie amministrazione che, da oggi, potranno comunicare tra loro (v. Inps, Agenzia delle Entrate, Anagrafe tributaria, ecc.), verificando la congruenza dei dati e consentendo di smascherare i cittadini disonesti.

Doppia serie di controlli per smascherare chi mente

Nella nuova versione dell’Isee ci sarà una doppia serie di controlli.

Il richiedente autodichiarerà una gamma piuttosto ampia di informazioni, ma le stesse saranno poi verificate due volte da soggetti diversi. In caso di difformità rispetto alla situazione reale si verrà segnalati alla Guardia di finanza.

A differenza di quanto avviene oggi, a seguito della presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) verrà rilasciata solo la ricevuta riguardante la ricezione della domanda, perché sulle informazioni in essa contenute, nonché su tutte le altre necessarie a verificare la condizione socio economica, scatteranno le verifiche dell’Inps. L’Istituto di previdenza, a tal fine, utilizzerà i dati in suo possesso, quelli dell’agenzia delle Entrate e di altre amministrazioni ritenute utili.

Una novità importante è che i redditi Irpef saranno acquisiti d’ufficio, salvo poche eccezioni. Il reddito dichiarato con il 730 o Unico non dovrà essere sottoscritto con autodichiarazione, ma sarà l’Inps a imputare l’importo rilevante per il calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente con l’accesso all’anagrafe tributaria.

L’autodichiarazione non sarà più richiesta neppure per censire la ricchezza mobiliare, vale a dire la consistenza dei conti correnti, dei depositi-titoli, delle azioni di società italiane ed estere. Infatti, l’amministrazione utilizzerà l’anagrafe tributaria e tutte le altre banche dati in uso all’amministrazione, da cui otterrà le indicazioni a ciò necessarie per verificare il patrimonio mobiliare della famiglia.

note

Autore foto: 123rf.com

[1] DPCM n. 159/2013.


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