Mantenimento con limiti al figlio maggiorenne

5 Ottobre 2020 | Autore:
Mantenimento con limiti al figlio maggiorenne

Il diritto resta valido solo se il ragazzo deve completare il percorso formativo o se prova di non riuscire a trovare lavoro per cause a lui non imputabili.

Mantenuti sì, ma non a vita. Il figlio maggiorenne non autosufficiente ha diritto a ricevere dai genitori separati o divorziati ciò che gli occorre per sopravvivere, ma fino ad un certo punto. Così ha stabilito più volte la Cassazione.

In pratica, il pensiero della Suprema Corte è questo: con la maggiore età, oltre a molti diritti, si acquisisce anche la capacità lavorativa che comporta il principio di autoresponsabilità, cioè di rendersi economicamente autonomi. A meno che il figlio abbia bisogno di un supporto finanziario per completare gli studi.

La Cassazione, comunque, ha sempre sostenuto la centralità del mantenimento dei figli, a cui i genitori sono tenuti dalla nascita del figlio per assicurargli uno sviluppo sereno e una crescita conforme alle sue aspirazioni, come richiesto dal Codice civile. Quando il ragazzo diventa maggiorenne – proseguono i giudici supremi – ha diritto ad essere mantenuto entro i limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso formativo che lo porti ad un corretto inserimento nella società.

L’ultima pronuncia della Cassazione [1] ha stabilito che non è necessaria una prescrizione legislativa per fissare in modo specifico l’età in cui cessa l’obbligo del mantenimento del figlio: tale limite è dettato dal raggiungimento della maggiore età da parte del figlio, a meno che egli abbia ancora bisogno di completare il percorso formativo. I 18 anni, aggiunge la Cassazione, segnano quel «prima» e quel «dopo» nella vita del figlio. «Si diviene uomini e donne – scrivono gli Ermellini – e diventa insussistente il diritto al mantenimento».

In altre parole: il figlio maggiorenne deve essere mantenuto solo se sta finendo gli studi o se può provare che non sia stato possibile procurarsi un lavoro per causa a lui non imputabile. Resta, comunque, dovere del figlio – conclude la Suprema Corte – «ricercare l’autosufficienza economica, secondo un principio di autoresponsabilità nel contemperare le aspirazioni di lavoro con il concreto mercato del lavoro».


note

[1] Cass. ordinanza n. 17183/2020 del 14.08.2020.


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