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Impugnazione testamento per incapacità di intendere e volere

5 Ottobre 2020
Impugnazione testamento per incapacità di intendere e volere

Come dimostrare che il testatore era incapace di intendere e volere: le prove. 

L’impugnazione del testamento per incapacità di intendere e volere può essere fatta entro cinque anni dall’apertura della successione, ossia dal decesso del testatore. Contrariamente a quanto spesso si pensa, è possibile contestare l’incapacità del testatore non solo nel caso di «testamento olografo» (quello cioè fatto in casa) ma anche di «testamento pubblico» (quello cioè redatto e custodito dal notaio). È vero che, in quest’ultimo caso, il pubblico ufficiale accerta non solo l’identità del dichiarante ma anche le sue condizioni psicofisiche, tuttavia non si tratta di una verifica medica e, pertanto, ben può essere sottoposta a successiva contestazione. 

Con una recente ordinanza [1], la Cassazione ha spiegato come funziona l’impugnazione del testamento per incapacità di intendere e volere. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Impugnazione testamento per incapacità di intendere e volere

I minorenni non possono fare testamento perché sono incapaci di intendere e volere. 

Per la stessa ragione, non possono fare testamento neanche gli interdetti per infermità di mente, ossia coloro che hanno subito una sentenza con dichiarazione di interdizione pronunciata dal tribunale.

Negli altri casi, ossia soggetti maggiorenni non interdetti, la capacità di intendere e volere si presume. Dunque, l’eventuale testamento è valido in quanto realizzato in condizioni di piena consapevolezza. 

Tuttavia, ciò non esclude che possano sussistere delle cause, anche provvisorie, che abbiano limitato la capacità di intendere e volere del testatore; si pensi a un soggetto sottoposto a una cura con psicofarmaci, affetto da demenza senile o da Alzheimer. Tali condizioni, se sussistenti al momento della redazione del testamento, limitano la capacità di intendere e di volere sicché determinano la nullità del testamento. Ma attenzione: se nel caso di minore e interdetto l’incapacità si presume in automatico, negli altri casi va dimostrata in modo puntuale. 

È dunque possibile contestare un testamento redatto da persona che, seppur non interdetta o inabilitata dal tribunale, nel momento in cui lo ha scritto era materialmente incapace di intendere e volere. E non importa se tale incapacità fosse definitiva o solo provvisoria (come in caso di persona sotto effetto di droghe, alcol o di farmaci, o in caso di una patologia mentale poi venuta meno, e così via).

Cosa determina l’incapacità del testatore?

L’incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del testatore, bensì la prova che, a causa di una infermità transitoria o permanente, o di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi. Leggi sul punto “Testamento: come stabilire se il defunto era incapace quando lo ha scritto“.

Termine per impugnare un testamento per incapacità di intendere e volere

Ci sono cinque anni per impugnare un testamento per incapacità. Tale termine inizia a decorrere dall’apertura della successione, ossia dal giorno del decesso. Non è possibile interrompere il termine con una diffida inviata ai coeredi.

Onere della prova

L’onere della prova è in capo a chi agisce. È quest’ultimo cioè che deve anche dimostrare l’incapacità di intendere e di volere del testatore. Questa, però, potrebbe essere la parte più difficile della causa. Come detto infatti la capacità d’intendere e volere, nei maggiorenni non interdetti, si presume sempre. Il che significa che bisognerà ricostruire, a posteriori, la causa di incapacità del testatore. A tal fine, ci si potrà valere di una perizia di parte, di una cartella clinica, di testimoni o si potrà chiedere al giudice di nominare un consulente tecnico d’ufficio: ma poiché quest’ultimo non ha funzioni esplorative, è necessario sempre dare un principio di prova al giudice per avviare tale indagine.

Impugnazione testamento pubblico per incapacità di intendere e volere

Non perché il testamento è pubblico, ossia redatto davanti al notaio, deve ritenersi sempre valido. Anch’esso, infatti, è impugnabile per incapacità. Il notaio non è un medico e, quindi, non è tenuto a verificare che il proprio cliente sia nella piena capacità di intendere e volere. La sua è una mera attestazione visiva che potrebbe essere scalfita da altre prove. 

Sulla scorta di ciò, la Cassazione ha detto che, in tema di testamento pubblico, lo stato di sanità mentale del testatore, seppure ritenuto e dichiarato dal notaio per la mancanza di segni apparenti di incapacità del testatore medesimo, può essere contestato con ogni mezzo di prova. Non è neanche necessario proporre una querela di falso, quel procedimento “aggravato” che va instaurato in tribunale tutte le volte in cui si intende contestare la dichiarazione del pubblico ufficiale (quale appunto è il notaio).

Questo poiché, l’atto pubblico fa piena prova delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti, ma nei limiti della sola attività materiale, immediatamente e direttamente richiesta, percepita e constatata dallo stesso pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

In tema di annullamento del testamento, nel caso di infermità tipica, permanente e abituale, l’incapacità del testatore si presume e l’onere della prova che il testamento sia stato redatto in un momento di lucido intervallo spetta a chi ne afferma la validità, qualora, invece, detta infermità sia intermittente o ricorrente, poiché si alternano periodi di capacità e di incapacità, non sussiste tale presunzione e, quindi, la prova dell’incapacità deve essere data da chi impugna il testamento.


note

[1] Cass. ord. n. 18042/20 del 28.08.2020.


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