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Quando c’è lavoro subordinato?

3 Gennaio 2021
Quando c’è lavoro subordinato?

Se il lavoratore è soggetto al vincolo di subordinazione scatta la disciplina del lavoro dipendente.

Sei stato assunto da diverso tempo con un contratto di collaborazione. Nella realtà, lavori come un dipendente e sei soggetto al potere direttivo del datore di lavoro. Vorresti regolarizzare la tua situazione per avere maggiori diritti e maggiori tutele. Vuoi sapere come puoi tutelare la tua posizione.

Nel nostro ordinamento, sono previsti numerosi diritti e numerose tutele per i lavoratori. Non tutti coloro che lavorano hanno, tuttavia, accesso alle medesime tutele. Infatti, la gran parte delle norme protezionistiche in materia di lavoro si applicano solo ai lavoratori dipendenti.

Ma quando c’è lavoro subordinato? Molto spesso, i datori di lavoro propongono ai lavoratori dei contratti di lavoro atipici per risparmiare sul costo del lavoro e per offrire meno tutele. Come vedremo, in questi casi, la legge tutela il lavoratore che può chiedere la conversione del rapporto in un rapporto di lavoro subordinato.

Che cos’è il lavoro subordinato?

Già a partire dagli articoli della nostra Costituzione [1], il nostro ordinamento offre una particolare tutela ai lavoratori. Tale sistema di protezione deriva dalla consapevolezza che, in ogni rapporto di lavoro, c’è uno squilibrio di forza contrattuale tra la parte forte, ossia il datore di lavoro, e la parte debole, ossia il lavoratore.

Proprio per bilanciare tale situazione di squilibrio, la legge prevede una serie di diritti e di tutele inderogabili per il lavoratore. Non tutti coloro che lavorano, tuttavia, possono accedere ai diritti e alle tutele di legge in quanto lo status di protezione offerto dall’ordinamento si applica, generalmente, solo ai lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato.

Secondo la legge [2], un lavoratore è subordinato quando si mette sotto la direzione ed il controllo dell’imprenditore e decide di lavorare rispettando le sue direttive e i suoi ordini.

Gli elementi fondamentali del lavoro subordinato sono, dunque, rappresentati dai tre poteri che il datore di lavoro può esercitare nei confronti del lavoratore dipendente, vale a dire:

  • il potere direttivo: la facoltà di impartire ordini, istruzioni e direttive inerenti il lavoro che deve essere svolto dal dipendente;
  • il potere di controllo: la facoltà di verificare che il lavoratore, nell’esecuzione della prestazione di lavoro, si attenga alle indicazioni impartite;
  • il potere disciplinare: la facoltà di sanzionare eventuali comportamenti scorretti del dipendente con una sanzione disciplinare.

Principio di indisponibilità del tipo: cosa si intende?

Sarebbe sin troppo semplice aggirare le norme di protezione del lavoratore dipendente semplicemente qualificando il rapporto in una maniera diversa, ad esempio sottoscrivendo un contratto di lavoro autonomo oppure un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Proprio per evitare simili abusi, la Corte Costituzionale ha introdotto il principio di indisponibilità del tipo negoziale [3].

In parole semplici, questo principio prevede che quando un rapporto di lavoro, nel suo concreto svolgimento, ha le caratteristiche del lavoro subordinato le parti non possono disporre del tipo negoziale e adottare un’altra tipologia di contratto. Se lo fanno, in ogni caso, è facoltà del lavoratore chiedere che il rapporto contrattuale venga trasformato in lavoro dipendente sin dall’inizio.

Nonostante questo, nella realtà, sono numerosi i casi in cui il datore di lavoro offre al lavoratore un contratto di lavoro autonomo o parasubordinato per svolgere un’attività che, in realtà, è di natura subordinata.

Quando un rapporto di lavoro è subordinato?

Quando le parti sottoscrivono un contratto di lavoro autonomo o parasubordinato per compiere un’attività che, nel suo concreto svolgimento, è di natura subordinata, il lavoratore può agire in giudizio per chiedere la riqualificazione del rapporto in un rapporto di lavoro subordinato. In questi casi, è importante sapere quali sono gli indici dai quali si può evincere che quella relazione contrattuale è, in realtà, di natura subordinata.

In generale, per poter affermare che il rapporto è subordinato, occorre dimostrare la soggezione del lavoratore al vincolo di subordinazione nei confronti del datore di lavoro.

In sostanza, è necessario provare che il lavoratore non era libero di determinare autonomamente le modalità di svolgimento della prestazione lavorativa ma doveva conformarsi agli ordini, direttive e istruzioni ricevute dal datore di lavoro.

Inoltre, provato il vincolo di subordinazione, possono aiutare anche degli indici secondari dai quali si può evincere la natura subordinata del rapporto come, tra gli altri:

  • rispetto di un orario di lavoro fisso;
  • svolgimento della prestazione in un luogo di lavoro indicato dal datore di lavoro;
  • previsione di una retribuzione fissa mensile;
  • inserimento nel piano ferie;
  • necessità di chiedere l’autorizzazione per assentarsi dal lavoro;
  • utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal datore di lavoro per eseguire la prestazione di lavoro.

Di recente, la Cassazione [4] ha ribadito questi principi affermando che un lavoratore che è stato inserito per oltre 6 anni nel ciclo produttivo, assoggettato al vincolo di subordinazione, che riceveva una retribuzione fissa, era inserito nel piano ferie e doveva rispettare un orario di lavoro fisso è, di fatto, lavoratore subordinato e ha diritto alla riqualificazione del rapporto di lavoro.


note

[1] Artt. 1, 3, 4, 35, 37, 38, 39, 40 Cost.

[2] Art. 2094 cod. civ.

[3] Corte Cost. n. 104/2006.

[4] Cass. n. 21194/2020.


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