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Boicottaggio: cos’è e quando è reato?

6 Dicembre 2020 | Autore:
Boicottaggio: cos’è e quando è reato?

Danneggiare economicamente un’impresa o una società: quando è reato? Quali sono le condizioni oggettive e soggettive del delitto di boicottaggio?

Quante volte, nei film e telefilm americani, abbiamo sentito parlare di boicottaggio? Sicuramente, molto spesso. Raramente, invece, ti sarà capitato di assistere di persona a un fenomeno del genere. In effetti, si tratta di una condotta praticata soprattutto in ambito commerciale, con lo scopo di danneggiare determinate società. Con questo articolo approfondiremo questo argomento e vedremo cos’è il boicottaggio e quando è reato.

Sin d’ora, possiamo dire che il boicottaggio è la pratica, generalmente non violenta, di chi intende danneggiare economicamente un altro soggetto. In Italia, il boicottaggio costituisce reato, ma solo al ricorrere di determinate circostanze. In altre parole, evitare di acquistare i prodotti di una determinata azienda oppure invitare i propri amici a fare lo stesso non costituisce reato. Ma allora, quando il boicottaggio è punibile penalmente? Quando costituisce reato e quando è una condotta lecita? Vediamo cosa dice la legge.

Boicottaggio: cos’è?

Il boicottaggio consiste nell’isolare economicamente un soggetto, che può essere un singolo individuo o, come maggiormente accade, una società commerciale o perfino uno Stato.

In genere, il boicottaggio è il risultato di un’azione congiunta tra più soggetti, i quali si mettono d’accordo per danneggiare economicamente la vittima impedendogli il normale commercio dei suoi prodotti.

Il boicottaggio può avvenire mediante l’astensione collettiva dall’acquisto dei beni del boicottato, oppure impedendogli di trovare la manodopera necessaria per portare avanti la propria attività.

Insomma, boicottare significa fare terra bruciata intorno all’attività economica di un soggetto.

Boicottaggio: in Italia è reato?

Il Codice penale punisce il reato di boicottaggio, ma solo al ricorrere di determinate condizioni.

Secondo la legge, è punito con la reclusione fino a tre anni chi, mediante propaganda o valendosi della forza e autorità di partiti, leghe o associazioni, induce una o più persone a non stipulare patti di lavoro o a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro, ovvero a non acquistare gli altrui prodotti agricoli o industriali.

La pena è aumentata (da due a sei anni di reclusione) se per il boicottaggio ci si avvale anche della violenza o delle minacce [1].

Isolare l’attività economica altrui mediante un’attività di boicottaggio costituisce dunque reato, almeno astrattamente. E infatti, affinché scattino le manette, occorre che il boicottaggio persegua determinati scopi e si realizzi in un determinato modo.

Il boicottaggio è reato solamente al ricorrere di determinate condizioni, oggettive e soggettive. Vediamo quali sono.

Reato di boicottaggio: condizioni oggettive

Da un punto di vista oggettivo, il boicottaggio è reato solamente se è effettuato mediante una di queste attività:

  • propaganda. Secondo la Corte Costituzionale [2], è illegale solamente la propaganda che raggiunga un grado di intensità e di efficacia tali da superare i limiti democratici della libera manifestazione del pensiero. Dunque, chi intende boicottare un’azienda non commetterà reato se si limiterà a sconsigliare gli acquisti tra amici oppure ad affiggere qualche volantino;
  • avvalendosi dell’autorità di associazioni o partiti. È reato boicottare un soggetto beneficiando della risonanza sociale e mediatica di partiti o organizzazioni che operano su vasta scala.

Per giurisprudenza praticamente unanime, la propaganda e qualsiasi altra azione di boicottaggio deve assumere dimensioni notevoli; pertanto, un’azione di boicottaggio solamente locale potrebbe non essere sufficiente a integrare il reato.

Reato di boicottaggio: condizioni soggettive

L’evento che il boicottatore intende raggiungere è quello di minare la stabilità economica della vittima. Questo scopo, però, può essere raggiunto solamente inducendo:

  • i lavoratori a non stipulare contratti con l’impresa boicottata. In pratica, si tratta di impedire alla vittima del boicottaggio di poter assumere dipendenti, mettendo così in crisi la sua azienda;
  • i fornitori a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro. In questo caso, il boicottaggio si ottiene impedendo alla vittima del reato di poter lavorare con le materie prime che gli servirebbero. Pensa a un’impresa che lavora il legno, la quale viene boicottata da chi fornisce il legname;
  • i consumatori a non acquistare gli altrui prodotti. In questo caso, si colpisce la vendita dei prodotti del boicottato.

L’azione di boicottaggio può dunque essere rivolta tanto ai lavoratori, quanto ai fornitori e agli acquirenti finali. Lo scopo ovviamente è lo stesso: mettere in crisi il soggetto boicottato.

Peraltro, la legge richiede un ulteriore elemento soggettivo del reato: il boicottaggio deve perseguire scopi economici, politici, di solidarietà o di protesta.

Boicottaggio: quando è reato?

In sintesi, possiamo affermare che il boicottaggio è reato solamente se ricorrono le seguenti condizioni:

  • è fatto su vasta scala mediante propaganda o per mezzo di partiti politici, associazioni, sindacati, ecc.;
  • induce lavoratori, fornitori o consumatori ad allontanarsi dall’impresa boicottata;
  • è realizzato per scopi economici, politici, di solidarietà o di protesta.

Il boicottaggio è reato solamente se ricorrono le seguenti condizioni:

  • è fatto su vasta scala mediante propaganda o per mezzo di partiti politici, associazioni, sindacati, ecc.;
  • induce lavoratori, fornitori o consumatori ad allontanarsi dall’impresa boicottata;
  • è realizzato per scopi economici, politici, di solidarietà o di protesta.

note

[1] Art. 507 cod. pen.

[2] Corte Cost., sent. n. 84/1969.

Autore immagine: Canva.com


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