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Professionisti senza domicilio digitale: cosa rischiano?

6 Dicembre 2020 | Autore:
Professionisti senza domicilio digitale: cosa rischiano?

L’obbligo imposto dal decreto Semplificazioni comporta delle sanzioni e delle sospensioni anche per società e ditte individuali.

Il decreto Semplificazioni ha imposto a professionisti, società e ditte individuali l’obbligo di avere un domicilio digitale. Si tratta di un recapito online legato a un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) che consente di ricevere delle comunicazioni dalla Pubblica Amministrazione. Non è, dunque, una scelta ma un obbligo e, in caso di mancato rispetto di questo vincolo, scattano le sanzioni. Pertanto, i professionisti senza domicilio digitale cosa rischiano?

Questa soluzione sostituisce di fatto la sede «fisica» in cui in passato l’Amministrazione pubblica inviava, ad esempio, la notifica di un atto o qualsiasi altra comunicazione, anche giudiziaria. Ora, tutto ciò verrà recapitato al domicilio digitale dell’azienda, della ditta o del libero professionista. Da qui, la richiesta obbligatoria di dotarsi di un domicilio digitale. Vediamo cosa rischiano i professionisti o le imprese che non ne attivano uno.

Domicilio digitale: che cos’è?

Oltre al domicilio fisico, professionisti, ditte e imprese devono avere un domicilio digitale, cioè un recapito virtuale legato alla Pec con cui confluiscono tutte le comunicazioni con valore legale. In pratica, il domicilio di un professionista passa, ad esempio, da essere «via Tal dei Tali, 1» ad essere «nome.cognome@pec.it». In questo modo, l’utente può ricevere la comunicazione ovunque si trovi, senza dover per forza aprire la cassetta delle lettere o attendere il postino nella sede in cui ha fisicamente la sua identità.

Un vantaggio per il professionista o per il titolare dell’azienda, certo. Ma anche per la Pubblica Amministrazione, che ora può essere certa dell’arrivo della notifica, oltretutto in tempi molto ridotti.

Formalmente, dunque, per domicilio digitale si intende l’indirizzo scelto presso un gestore di posta elettronica certificata o presso un servizio elettronico di recapito certificato qualificato, stando alla definizione del relativo Regolamento Ue in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni tra i Paesi membri [1].

Domicilio digitale: come si fa?

Ottenere un domicilio digitale è semplice. In realtà, professionisti, ditte individuali o imprese che hanno già una Pec non devono fare nulla, visto che possiedono un indirizzo di posta elettronica certificata a cui vengono recapitate tutte le comunicazioni con valore legale.

Chi di loro non avesse ancora attivato una Pec, deve obbligatoriamente farlo, pena le sanzioni che tra poco elencheremo. L’abbonamento ad un servizio Pec può essere fatto online presso uno dei gestori del servizio di posta elettronica certificata ad un costo molto ridotto (normalmente, vengono chiesti circa 5 euro più Iva).

Una volta ottenuto, per avere il domicilio digitale bisogna comunicare l’indirizzo Pec:

  • al registro delle imprese, se si tratta di un’azienda;
  • al proprio ordine professionale, se si tratta di un professionista;
  • al Comune di residenza, se si tratta di un normale cittadino.

In quest’ultimo caso, cioè se la richiesta di domicilio digitale viene fatta da un cittadino, il Comune provvede all’iscrizione all’ufficio Anagrafe nazionale della popolazione residente. Da quel momento in poi, il domicilio digitale del cittadino può essere visualizzato da tutte le Pubbliche amministrazioni e diventa il punto di riferimento per comunicare da e con gli uffici pubblici.

Domicilio digitale: cosa rischia chi non ce l’ha?

Chi non ha una Pec ed è obbligato dal decreto Semplificazioni ad avere un domicilio digitale rischia delle sanzioni. Innanzitutto, la Camera di Commercio lo assegnerà d’ufficio e lo renderà disponibile tramite il cassetto digitale dell’interessato per la sola ricezione delle notifiche.

I professionisti che non rispettano quest’obbligo possono avere:

  • una diffida;
  • un periodo di 30 giorni concesso per mettersi in regola;
  • la sospensione dall’albo, applicata dal relativo Ordine territoriale, finché non avrà attivato il domicilio digitale.

Le società, invece, rischiano di dover pagare in misura raddoppiata quanto previsto dal Codice civile per «Omessa esecuzione di denunce, comunicazioni o depositi», punita con la sanzione da 103 a 1.032 euro. Significa che la sanzione sarebbe compresa tra 206 e 2.064 euro. Inoltre, chi vuole costituire una società e non ha il domicilio digitale non potrà cominciare l’attività.

Anche in questo caso, il Registro delle imprese assegna un domicilio digitale d’ufficio solo per il ricevimento delle notifiche, presso il cassetto postale dell’imprenditore.

Attenzione a comunicare un domicilio digitale per poi lasciarlo inattivo: in questo caso, la società viene invitata ad aprirne uno nuovo entro 30 giorni dalla notifica, dopodiché, se non è stato fatto nulla, l’indirizzo della società viene cancellato dal Registro delle imprese. Di conseguenza, si dovrà pagare la sanzione sopra citata.

Stesse regole per le imprese individuali: chi intende avviarne una senza il domicilio digitale, si vedrà respingere la domanda. Per quelle attive e non soggette a procedura concorsuale, sono previste per non aver comunicato il proprio domicilio digitale entro il 1° ottobre 2020:

  • la diffida a mettersi in regola entro 30 giorni;
  • la sanzione da 10 a 516 euro triplicata per «inosservanza dell’obbligo di iscrizione».

Vale anche per le imprese individuali l’obbligo di tenere attivo il domicilio digitale, pena le stesse sanzioni previste per le società.


note

[1] Regolamento Ue n. 910 del 23.07.2014.


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