Stalking: 600 contatti telefonici al mese non sono reato

5 Ottobre 2020 | Autore:
Stalking: 600 contatti telefonici al mese non sono reato

Messaggi, email e telefonate: se lo scopo è tornare insieme all’ex e non c’è stato di ansia o di timore, per i giudici non sussiste il reato di stalking.

La cronaca giudiziaria ha insegnato a tutti cos’è il reato di stalking e quanto basti poco per integrarlo. Esistono numerose sentenze della Corte di Cassazione che, sul punto, sono molto chiare: sono sufficienti anche soltanto due atti molesti, racchiusi in un breve intervallo di tempo, per far scattare il delitto di atti persecutori. Evidentemente non deve pensarla così la Corte d’Appello di Genova che ha ritenuto di dover assolvere l’amante che assillava il suo ex partner con centinaia di telefonate, messaggi ed email al mese, per ben sette mesi di fila. Insomma, per i giudici oltre 600 contatti telefonici mensili non costituiscono stalking.

La decisione, riportata dal quotidiano La Nazione, ha dell’incredibile, ma forse solo in apparenza: i giudici, infatti, hanno motivato ritenendo non sussistenti gli elementi tipici del reato di atti persecutori. Secondo il codice penale, per aversi stalking occorre non solo la condotta molesta ripetuta nel tempo (600 contatti sono più che sufficienti per integrare questa condizione!), ma anche una conseguenza deleteria in capo alla vittima. Insomma: se si viene assillati ma non si subisce nessun pregiudizio concreto, non c’è reato.

Stalking: quando è reato?

Lo stalking è il delitto che commette chi, con molteplici minacce o molestie, pone in essere una condotta persecutoria nei confronti di una persona [1].

Affinché possa integrarsi questo reato, però, è necessario che accada almeno uno degli eventi presi in considerazione dalla legge, e cioè che la vittima:

  • tema per la propria o per l’altrui incolumità;
  • viva in un perdurante stato di ansia o di paura;
  • sia costretta a modificare le proprie abitudini di vita.

Per tali ragioni, lo stalking è un reato di evento, nel senso che le sole condotte moleste o minacciose, se non  riescono a incidere sulla vita della vittima, non sono idonee a integrare questo delitto.

Stalking: quando non è reato?

Da quanto detto nel precedente paragrafo si comprende che non ogni tipo di disturbo, minaccia o molestia, seppur ripetuta nel tempo, è suscettibile di far sorgere il reato di stalking.

Innanzitutto, sicuramente non è stalking se la minaccia o la molestia è isolata oppure si è ripetuta ma a distanza di molto tempo (ad esempio, dopo un anno dal primo episodio).

Per quanto riguarda la “quantità” di molestie, cioè il numero di episodi sufficienti a far integrare il reato, per la giurisprudenza [2] integrano il delitto di atti persecutori anche due sole condotte, come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice.

Invece, un solo episodio, per quanto serio e anche da solo capace di determinare il grave e persistente stato d’ansia e di paura che è indicato come l’evento del reato, non è sufficiente a determinare la lesione del bene giuridico protetto dalla norma in esame.

600 telefonate: perché non è stalking?

Nonostante quanto appena detto, secondo i giudici liguri 600 contatti telefonici (tra telefonate, email e messaggi) al mese, per circa sette mesi continuativi, non costituiscono reato perché la vittima, pur se assillata dall’ex amante, non ha dimostrato di aver subito uno dei pregiudizi dello stalking, e cioè la paura per la propria incolumità o lo stato d’ansia perdurante che devono essere eventi tipici del reato di atti persecutori.

Per di più, la Corte ligure sottolinea come tutti i contatti telefonici in questione avessero ad oggetto l’invito a tornare insieme e, pertanto, potessero essere identificati come messaggi d’amore e non di persecuzione.

La decisione verrà presumibilmente impugnata in Cassazione e, dunque, spetterà alla Suprema Corte stabilire se davvero migliaia di telefonate e messaggi, per quanto non abbiano ingenerato nella vittima uno stato d’ansia o di timore per l’incolumità propria o altrui, siano davvero una condotta lecita oppure siano in grado di integrare quantomeno il reato minore di molestie o disturbo alle persone [3].


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 22194 del 06.12.2016.

[3] Art. 660 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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