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Cartella di pagamento notificata incompleta: conseguenze

7 Dicembre 2020 | Autore:
Cartella di pagamento notificata incompleta: conseguenze

Quando le pagine mancanti rendono incomprensibile l’atto ricevuto c’è una violazione del diritto di difesa; la notifica è nulla e il Fisco paga le spese.

Arriva il postino a casa e ti consegna una lettera raccomandata, con mittente Agenzia Entrate Riscossione. La apri e dentro trovi una cartella di pagamento. Fin qui, sembra tutto normale, ma quando vai a leggere i conti non tornano, non riesci a seguire i passaggi e ad individuare le cifre.

Fai un controllo più approfondito sulla numerazione dei fogli e scopri che ci sono delle pagine mancanti. Così non riesci a ricavare alcune informazioni essenziali per capire il contenuto della pretesa impositiva e le sue ragioni. Cosa fare in questi casi? Ci sono delle conseguenze per la cartella di pagamento notificata incompleta e se sì come bisogna comportarsi per farle valere? Esaminiamo cosa dice la legge e come la giurisprudenza ha deciso alcuni casi del genere; nonostante l’automatizzazione e l’informatizzazione dei processi di formazione dei ruoli e degli atti tributari, questi fenomeni si verificano tuttora abbastanza frequentemente.

L’atto giudiziario notificato incompleto 

Sulla problematica degli atti giudiziari notificati in modo incompleto si è espressa la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1] per dirimere un importante contrasto, insorto tra le sezioni semplici, se ciò comportasse la nullità per violazione del diritto di difesa o soltanto un vizio di notifica dell’atto.

La conseguenza pratica, in questo secondo caso, è che una successiva notifica dell’atto completo potrebbe sanare il vizio e rimettere in termini il notificante: si pensi al caso in cui la notifica incompleta sia avvenuta a ridosso dello spirare dei termini di prescrizione o di decadenza.

Il criterio principale, che richiede una verifica del caso concreto, è quello di verificare se la mancanza di una o più pagine provochi l’impossibilità di comprendere il contenuto dell’atto. Ma anche in tali casi, secondo le Sezioni Unite, la notifica viziata può essere sanata con il rinnovo della notificazione. Gli Ermellini rilevano che per questa fattispecie non esiste una causa di nullità tipizzata dalla legge e non è possibile applicare in via analogica le norme previste per casi simili.

Perciò, il Collegio ha potuto affermare il principio di diritto secondo cui «la mancanza, nella copia notificata del ricorso per Cassazione (il cui originale risulti ritualmente depositato nei termini), di una o più pagine, ove impedisca al destinatario la completa comprensione delle ragioni addotte a sostegno dell’impugnazione, non comporta l’inammissibilità del ricorso, ma costituisce un vizio della notifica di tale atto, sanabile con efficacia ex tunc mediante la nuova notifica di una copia integrale del ricorso, su iniziativa dello stesso ricorrente o entro un termine fissato dalla Corte di Cassazione, ovvero per effetto della costituzione dell’intimato, salva la possibile concessione a quest’ultimo di un termine per integrare le sue difese».

La notifica dell’atto tributario con pagine mancanti

Il caso deciso dalla Suprema Corte riguardava un ricorso per Cassazione, che era stato notificato in forma incompleta alla controparte, mentre l’originale era stato depositato nel fascicolo processuale.

Si trattava, cioè, di un atto processuale inquadrato in un processo già esistente, mentre la cartella di pagamento e l’avviso di accertamento sono atti amministrativi, in relazione ai quali il processo è solo futuro ed eventuale e potrà instaurarsi solo a seguito di impugnazione, con ricorso, dell’atto tributario ricevuto con la notifica.

Ma soprattutto, poiché questi tipi di atti esistono nell’unica copia formata proprio per essere consegnata al contribuente, non esiste un vero e proprio “originale” rispetto al quale effettuare la comparazione, perché, quantomeno dal lato del destinatario della notifica, essi stessi rappresentano gli originali.

Il contribuente, se riceve una notifica mancante di alcuni fogli, dovrà far valere il vizio eccependolo nell’atto introduttivo del giudizio, cioè nel ricorso proposto avverso la cartella, l’avviso di accertamento o l’altro tipo di atto ricevuto, come un avviso di liquidazione o di rettifica o un’intimazione di pagamento, chiedendo espressamente all’Ente impositore o all’Agente di riscossione di produrre il documento completo.

A ben vedere, sotto questi aspetti la notifica dell’atto tributario è simile a quella di un atto di citazione per introdurre un giudizio civile, dove la copia dell’atto e l’originale devono essere conformi e uguali; a tal proposito la Cassazione [2] ha più volte affermato che quando mancano alcune pagine è possibile far valere la nullità, perché da questa omissione, anche quando è incolpevole, scaturisce un’incompletezza dell’atto notificato che determina una compromissione del diritto di difesa della parte.

Le conseguenze della notifica incompleta

La compromissione del diritto di difesa deve essere effettiva e va valutata anche con riferimento agli eventuali allegati dell’avviso di accertamento o della cartella di pagamento. In un recente caso, in cui il contribuente lamentava l’incompletezza dell’atto, ma la relata di notifica indicava il numero di pagine esatto, la Cassazione ha respinto la doglianza, anche perché lo stesso ricorrente aveva poi prodotto in giudizio la copia integrale dell’atto ricevuto.

La notifica – afferma la Corte – «non può dichiararsi nulla qualora non siano oggetto di specifica contestazione la completezza e conformità dell’atto notificato contenente, in ogni foglio, il numero della pagina e l’indicazione del numero complessivo di esse, atteso che, in tale modo, viene garantita all’interessato l’integrità dell’atto notificato, con il conseguente prodursi degli effetti sananti del raggiungimento dello scopo» [4].

Perciò – prosegue il Collegio – «in caso di notifica dell’avviso di accertamento, se, da un lato, la mancata apposizione della relata di notifica in calce all’atto costituisce ragione di illegittimità della stessa, non potendo ritenersi che sia stata assicurata la garanzia della notifica dell’atto nella sua integrità, tuttavia, ove la relata sia apposta sul frontespizio ma con specifica indicazione del numero delle pagine e lo stesso contribuente non ha espressamente contestato la completezza e conformità dell’atto notificatogli, può ritenersi che l’atto abbia raggiunto lo scopo, con conseguente sanatoria del vizio di notifica».

Notifica incompleta: chi paga le spese

Se la notifica della cartella di pagamento è avvenuta in forma incompleta sarà il Fisco a dover pagare le spese processuali: lo ha deciso la Corte di Cassazione [5] respingendo la possibilità di compensazione delle spese processuali tra amministrazione finanziaria e contribuente.

Nel caso deciso, l’Agenzia aveva omesso di fornire in giudizio la versione integrale dell’atto notificato, disattendendo la richiesta di «esibizione dell’originale» che il ricorrente aveva ritualmente avanzato.

In questa situazione, secondo la Suprema Corte non può addossarsi al ricorrente la difficoltà avuta nella conoscenza effettiva dell’atto impositivo. Gli Ermellini ricordano che solo «gravi ed eccezionali ragioni» possono giustificare la compensazione, totale o parziale, delle spese di giudizio e di esse il giudice deve fornire un’adeguata motivazione in sentenza.

Altrimenti, la compensazione delle spese di lite potrà essere disposta solo nei casi di soccombenza reciproca, oppure di «assoluta novità della questione trattata» o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o, infine, «nelle ipotesi di sopravvenienze relative a tali questioni e di assoluta incertezza che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità delle situazioni tipiche espressamente previste» dalla norma in materia [6].


note

[1] Cass. Sez. Un., sent. n. 18121 del 14 settembre 2016.

[2] Cass. ord. n. 283 del 9 gennaio 2018.

[3] Cass. sent. n. 20579/20 del 29 settembre 2020.

[4] Art. 156 Cod. proc. civ.

[5] Cass. ord. n. 21178/20 del 2 ottobre 2020.

[6]  Art. 92, comma 2, Cod. proc. civ.


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