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Ex moglie depressa: ha diritto all’assegno?

6 Dicembre 2020
Ex moglie depressa: ha diritto all’assegno?

Dopo la fine del matrimonio, l’ex coniuge depresso che non riesce a trovare un lavoro può chiedere ed ottenere l’assegno divorzile.

Tu e tuo marito avete attraversato una profonda crisi che ha sancito la fine del vostro matrimonio. Dopo circa 20 anni passati insieme, la vostra relazione si è logorata al punto da chiedere la separazione e, poi, il divorzio. Adesso, però, hai perso il lavoro. Tale situazione ti ha provocato un forte stato ansioso che, a 50 anni suonati, non ti consente di trovare un’altra occupazione.

L’ex moglie depressa ha diritto all’assegno? La giurisprudenza di legittimità è concorde nel ritenere che, in casi del genere, è molto difficile ricercare un nuovo lavoro e procurarsi un sostentamento. Motivo per cui, l’ex coniuge ha il diritto di percepire dall’altro un contributo economico periodico oppure in un’unica soluzione. In quest’ultimo caso, però, non potrà avanzare altre pretese in futuro. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire l’argomento in questo articolo.

Divorzio: l’ex coniuge ha diritto al mantenimento?

Quando un giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei suoi effetti civili (in caso di rito concordatario), l’ex coniuge in stato di bisogno ha il diritto di percepire dall’altro un assegno periodico se non è in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento. Si tratta, in buona sostanza, di una misura assistenziale riconosciuta all’ex privo, non per sua colpa, di un’indipendenza economica.

Per calcolare l’esatto ammontare dell’assegno divorzile, il giudice deve valutare i seguenti fattori:

  • le condizioni dei coniugi;
  • la durata del matrimonio;
  • l’età del richiedente e le ragioni oggettive che non gli consentono di provvedere al proprio sostentamento;
  • i redditi personali;
  • le ragioni della decisione: in altre parole, il motivo che ha determinato la fine del matrimonio;
  • il contributo personale ed economico fornito da ciascun ex coniuge alla conduzione della vita familiare e al patrimonio personale o comune.

L’assegno di divorzio, quindi, non è più rivolto, come in passato, a garantire all’ex coniuge il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ma solo l’autosufficienza economica. Sempre che, come già detto, chi richiede il contributo si trovi in stato di bisogno per cause indipendenti dalla sua volontà: in altri termini, non si può riconoscere l’assegno a chi, ad esempio, è ancora giovane e può andare a lavorare tranquillamente.

Ex moglie depressa: ha diritto all’assegno?

In base a quanto detto finora, sulla possibilità di ottenere o meno il contributo economico incidono, in particolare, l’età del richiedente, le ragioni oggettive che non gli consentono di provvedere al proprio sostentamento e i redditi di entrambi gli ex coniugi. Ti faccio un esempio.

Marco e Cinzia hanno divorziato e il giudice non ha riconosciuto alla donna cinquantenne l’assegno divorzile perché lavora e percepisce uno stipendio più che adeguato. Dopo qualche mese, però, Cinzia perde il lavoro e inizia a soffrire di depressione al punto da non trovare un’altra occupazione che le consenta di mantenersi.

Nell’esempio riportato, all’ex moglie spetta l’assegno divorzile, in quanto la difficoltà di procurarsi un altro lavoro non è imputabile a semplice inerzia, bensì dipende da vari elementi, quali la sindrome depressiva e l’età ormai avanzata della donna.

Secondo la giurisprudenza, infatti, il diritto all’assegno in questione va riconosciuto alle persone affetta da disturbi psicologici, quali ansia e depressione, che compromettono la loro capacità lavorativa [1].

Come deve essere corrisposto l’assegno di divorzio?

L’assegno di divorzio può essere corrisposto:

  • periodicamente, cioè ogni mese;
  • una tantum, ossia in un’unica soluzione sempre se ritenuta equa dal tribunale. Ne consegue, tuttavia, che l’ex coniuge beneficiario non potrà chiedere ulteriori aiuti economici o percepire una quota del Tfr o della pensione di reversibilità dell’altro.

L’assegno di divorzio può essere modificato?

La somma corrisposta a titolo di assegno divorzile può anche essere soggetta a revisione e/o revoca se cambiano le condizioni economiche di uno o di entrambi gli ex coniugi. Ti faccio un esempio.

Giulio e Caterina hanno divorziato. Lui è impiegato alla posta mentre lei è casalinga. Il giudice ha riconosciuto alla donna un assegno divorzile pari a 300 euro al mese. Dopo circa 7 mesi, Giulio viene licenziato.

Come vedi, possono capitare delle circostanze che giustifichino una diminuzione oppure un aumento dell’importo dell’assegno divorzile.

Ma non è tutto. Se vengono meno i presupposti previsti dalla legge, ad esempio l’ex coniuge raggiunge un’indipendenza economica, il diritto all’assegno divorzile deve essere revocato. Su quest’ultimo punto, è intervenuta anche la giurisprudenza di legittimità [2], la quale ha chiarito che il raggiungimento dell’autosufficienza dal punto di vista economico può essere desunta dai seguenti “indici”:

  • possesso di redditi di qualsiasi specie e di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari;
  • capacità e possibilità effettive di lavoro personale in relazione alla salute, all’età, al sesso e al mercato del lavoro;
  • disponibilità di un’abitazione stabile.

note

[1] Cass. ord. n. 21140/2020 del 02.10.2020.

[2] Cass. sent. n. 6663/2018 del 16.03.2018.


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