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Rimozione tettoia in eternit: chi paga le spese

6 Ottobre 2020 | Autore:
Rimozione tettoia in eternit: chi paga le spese

L’amianto è nocivo e vietato. Quando l’autorità dispone la demolizione, i costi di smaltimento fanno carico al proprietario e a chi ha il godimento del manufatto.

Hai installato una tettoia di copertura in eternit ma i vicini ed il condominio ti hanno fatto causa e il giudice gli ha dato ragione, disponendo la sua rimozione. L’eternit, infatti, contiene amianto, una sostanza considerata molto nociva per la salute perché può provocare tumori e altre malattie croniche dell’apparato respiratorio.

I costi di rimozione in questi casi sono notevoli perché comprendono anche lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, che deve essere effettuato a norma di legge. Diventa importante, quindi, sapere chi paga le spese per la rimozione di una tettoia in eternit.

Talvolta le spese vengono anticipate dal condominio, che poi ne chiede il rimborso al proprietario esclusivo. Ma questi può opporsi se prova che la tettoia svolgeva una funzione di protezione e copertura anche delle parti comuni: lo ha affermato di recente la giurisprudenza di merito.

Tettoia di copertura: la normativa di legge

La realizzazione di una tettoia richiede, innanzitutto, il preventivo rilascio del permesso a costruire quando incide sull’assetto edilizio e comporta una modifica di carattere permanente; ma alcune pronunce ritengono sufficiente la Scia, segnalazione certificata di inizio attività.

Solo in casi particolari, quando la tettoia è precaria ed ha dimensioni estremamente ridotte (ad esempio un tettuccio sopra la porta esterna di casa) non incide sull’assetto urbanistico e non crea nuova volumetria, intesa come spazio autonomamente utilizzabile (in proposito leggi anche tettoie: normativa).

In tutti i casi in cui manca la necessaria autorizzazione edilizia, l’amministrazione comunale disporrà l’ordine di demolizione, che potrà essere emanato anche a seguito del processo penale svolto per l’accertamento dell’abuso.

Anche quando non viola la normativa urbanistica ed edilizia ed è in regola con i permessi, la tettoia potrebbe ledere il decoro architettonico dell’edificio condominiale o pregiudicare la distanza minima di 3 metri dai vicini confinanti e quindi il loro diritto di veduta.

In tali casi, il singolo proprietario o il condominio danneggiato potranno promuovere un giudizio civile per far accertare la lesione e chiedere la demolizione del manufatto. Per approfondire questi aspetti leggi tettoie: cosa c’è da sapere.

La tettoia in eternit

Le tettoie in eternit sono vietate dalla legge [1] perciò attualmente non è più possibile realizzarle con l’uso di questo materiale, che potrebbe provocare l’insorgenza di tumori o malattie professionali come l’asbestosi.

Ci sono a tutt’oggi, però, numerose tettoie in eternit ancora installate e suscettibili di provocare danni alla salute. Per questo è necessario provvedere alla loro rimozione. Le Regioni hanno promosso il censimento obbligatorio delle aree che contengono coperture o tettoie in eternit e hanno predisposto appositi piani di protezione, smaltimento, bonifica e decontaminazione delle zone interessate.

I proprietari di immobili che contengono parti in eternit (compresi gli Enti pubblici) devono presentare una denuncia all’Asl segnalandone la presenza. A seconda dei casi, non sempre si disporrà la demolizione: gli Enti competenti potrebbero disporre interventi di recupero, come l’incapsulamento o la sovracopertura, tali da isolare il materiale impedendone la diffusione nociva.

Si tratta di una scelta che è comunque rimessa alla valutazione delle Autorità interessate alla salvaguardia ambientale ed alla salute, a partire dalle Arpa (Agenzie regionali di protezione dell’ambiente).

Tettoia in eternit: le spese di rimozione

In via generale, le spese di rimozione del manufatto saranno addossate al proprietario della tettoia che è responsabile della violazione. Le voci comprenderanno anche i costi per l’intervento delle ditte specializzate, che eseguiranno lo smaltimento dei rifiuti pericolosi e la bonifica del sito a norma di legge.

Talvolta però ci sono delle deroghe a questo criterio, quando il bene serve ad un’utilità rivolta a più soggetti, come nel caso di una tettoia che offra copertura a più proprietari di unità immobiliari o costituisca una parte comune dell’edificio condominiale. In tali circostanze sarà il condominio a dover provvedere alla rimozione e ad incaricarsi delle spese.

Il criterio da adottare per decidere il riparto è quello della proprietà comune e della conseguente utilità e godimento del bene. In un nuovo caso deciso dalla giurisprudenza di merito [2] è stato deciso che il condominio non deve rimborsare le spese anticipate da un gruppo di proprietari, necessarie per rimuovere una tettoia che copriva in parte anche la scala condominiale.

Dopo le indagini tecniche svolte in corso di causa, è stato infatti accertata la presenza di elementi dimostrativi di una «attitudine funzionale» della tettoia a servizio del proprietario esclusivo che la aveva installata, anche se il manufatto proteggeva in parte anche la scala comune dell’edificio.

La presunzione di comproprietà delle parti comuni dell’edificio [3] – osserva il giudice in sentenza – «può essere superata se la cosa, per obbiettive caratteristiche strutturali, serve in modo esclusivo all’uso o al godimento di una parte dell’immobile, venendo meno, in questi casi, il presupposto di una contitolarità necessaria, giacché la destinazione particolare del bene prevale sull’attribuzione legale».

Ed ancora, si legge in sentenza che «viene meno il presupposto della presunzione quando il bene serve in modo esclusivo all’uso o al godimento di una sola parte dell’immobile o risulta comunque essere stato a suo tempo destinato dall’originario proprietario dell’intero immobile a un uso esclusivo, così da rivelare che si tratta di un bene dotato di propria autonomia e perciò non destinato a servizio dell’edificio condominiale».

Così nel caso deciso la tettoia aggettante – che copriva sia una parte del pianerottolo esterno sia un manufatto chiuso di proprietà di colui che la aveva realizzata – è stata ritenuta non destinata a preservare l’edificio condominiale da agenti atmosferici o infiltrazioni di acqua, e dunque a svolgere funzioni di utilità collettiva. Perciò non può applicarsi il principio relativo al riparto delle spese di conservazione in misura proporzionale al valore delle singole proprietà esclusive [4].


note

[1] Legge n. 257/1992 del 27 marzo 1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), in seguito modificata dalle Leggi n. 271/1993 e n. 426/1998.

[2] Tribunale di Cosenza, sent. n. 1636/20 del 30 settembre 2020.

[3] Art. 1117 Cod. civ.

[4] Art. 1123 Cod. civ.


2 Commenti

  1. Ottimo articolo. Desidererei solo un chiarimento. Se io acquisto una casa con il tetto in eternit, per farlo togiere e sostituire con uno coimbentato, posso ottenere un rimborso per le spese di smaltimento? Grazie.

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