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Cartella notificata via Pec: è valida in pdf?

6 Ottobre 2020 | Autore:
Cartella notificata via Pec: è valida in pdf?

La Cassazione con alcune recenti pronunce pone fine alla questione sull’illegittimità del formato del file che contiene l’atto tributario e della sua firma digitale.

Hai ricevuto sulla tua casella Pec la notifica di una cartella di pagamento da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione. Esaminando gli allegati al messaggio, però, noti che il documento consiste in un “semplice” file in formato pdf.

Questo formato è di uso frequentissimo nella pratica ed è ormai diventato lo standard comune per i files di testo. Il problema, però, è che i documenti in pdf spesso non sono muniti di firma digitale e, dunque, non è garantita l’identità del mittente, mentre altri formati offrono questa informazione e autenticano la provenienza con valore legale.

Perciò, ti chiedi se la cartella notificata via Pec è valida in pdf oppure se è richiesto un altro formato e, in caso affermativo, quale è necessario utilizzare. I giudici tributari si sono occupati spesso di questi casi e, ultimamente, è intervenuta la Cassazione per frenare le numerose pronunce di nullità delle notifiche che salvavano i contribuenti destinatari di atti ricevuti in pdf. Vediamo come ciò è accaduto e quali considerazioni ha svolto in proposito la Suprema Corte.

La notifica via Pec delle cartelle esattoriali

La Pec, posta elettronica certificata, è un sistema di comunicazione vie email che certifica l’avvenuta consegna dei messaggi, il cui contenuto non può essere modificato dal destinatario. Equivale alla tradizionale lettera raccomandata con avviso di ricevimento, con l’unica differenza che la consueta “cartolina” che fornisce prova del recapito è sostituita da un file digitale, in formato xml.

In questo modo, essa garantisce il valore legale delle comunicazioni sicché gli Agenti di riscossione ne fanno largo uso quando si tratta di notificare atti tributari ai contribuenti che hanno l’obbligo di dotarsi di una propria casella Pec: imprenditori (comprese le ditte individuali e gli artigiani), società, professionisti iscritti ad ordini o collegi e lavoratori autonomi dotati di partita Iva.

I loro indirizzi sono noti all’Amministrazione finanziaria attraverso la facile consultazione del sistema Ini-Pec e del Registro Imprese; inoltre, la spedizione via Pec degli atti da notificare (sono parecchi milioni ogni anno) è molto più rapida e meno costosa di quella tradizionale, affidata al messo dell’Agenzia o al servizio postale.

La cartella di pagamento: quali formati

Alla Pec possono essere allegati files di qualsiasi formato valido; trattandosi, però, di un documento di testo saranno utilizzati quelli idonei a trasmettere questo tipo di informazioni, escludendo in radice quelli destinati a immagini, video o audio.

Il documento da notificare via Pec deve anche garantire l’immodificabilità e, perciò, non sarebbe sufficiente adottare un formato di editor di testo (come il “.doc” di Word) perché esso potrebbe essere sovrascritto o cancellato. La notifica di un atto tributario impositivo o della riscossione, come un avviso di accertamento esecutivo o una cartella di pagamento, richiede formalità ulteriori rispetto a quelle possibili nella prassi commerciale e nei rapporti tra privati, dove è ben possibile allegare alla Pec i formati di files più disparati.

Rimangono, dunque, due sole alternative concretamente praticabili: il formato pdf (portable document format) di cui ci stiamo occupando e quello firmato digitalmente, che assume l’apposita estensione .p7m (e che in partenza potrebbe essere proprio un file pdf sottoposto alla sottoscrizione elettronica con chiave digitale dell’autore o del mittente).

La cartella notificata in formato pdf

Molti giudici tributari di merito, sia di primo sia di secondo grado, hanno censurato l’uso del formato pdf da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione, negando ad esso la valenza di «documento informatico» [1], come se in una lettera raccomandata fosse inserita una fotocopia anziché l’originale. Perciò, spesso, hanno ritenuto nulle le notifiche effettuate con questa modalità.

La Corte di Cassazione, però, si è mostrata di diverso avviso e, recentemente, è arrivata a ritenere valida la notifica della cartella esattoriale in pdf [2]. Nel ragionamento dei giudici di piazza Cavour non è necessario che l’allegato sia in formato p7m e munito di firma digitale.

Secondo gli Ermellini, non c’è nessuna norma di legge ad imporre che la copia per immagini su supporto informatico di una cartella di pagamento debba essere dotata di firma digitale, mentre quando la cartella nasce già come documento informatico (il cosiddetto “atto nativo digitale”), non esiste una distinzione tra esso e le sue “copie informatiche”.

La pronuncia che abbiamo menzionato è la prima intervenuta su questo complesso tema, ma non è isolata e la Cassazione è dovuta tornare più volte sull’argomento in quanto molte Commissioni tributarie continuavano a dichiarare nulle le cartelle notificate in pdf.

Il principio che salva questa modalità di notificazione è stato ancora ribadito dagli Ermellini, che in una nuova occasione [3] ha ribadito la legittimità della procedura adottata dall’Agente di riscossione, sostenendo che l’atto inviato via Pec risulta proveniente senza dubbio dall’Amministrazione finanziaria, che può decidere di adottare la modalità del file tra pdf o p7m.

Ma in questa occasione, la Corte ha richiesto la necessità che il documento – a prescindere dal formato digitale scelto – debba essere firmato digitalmente (con le modalità Pades o Cades, considerate equivalenti ed entrambe ammissibili): così in entrambi i casi ha ritenuto che il pdf allegato è valido.

Cartella in pdf: quando è valida

Ancora più di recente, la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della questione [4] e, questa volta, sembra proprio che sia arrivato il via libero definitivo, senza ripensamenti, alla validità della cartella di pagamento in pdf notificata via Pec.

Il ricorso del contribuente, che sin dal giudizio di primo grado aveva eccepito l’invalidità della notifica effettuata con questa modalità, è stato respinto: per la Suprema Corte «la notifica della cartella di pagamento può avvenire, indifferentemente, sia allegando al messaggio Pec un documento informatico, che sia duplicato informatico dell’atto originario (il c.d. “atto nativo digitale“), sia mediante una copia per immagini su supporto informatico di documento in originale cartaceo (la c.d. “copia informatica“), come è avvenuto pacificamente nel caso di specie, dove il concessionario della riscossione ha provveduto a inserire nel messaggio di posta elettronica certificata un documento informatico in formato pdf».

L’ordinanza dichiara, perciò, «esclusa la denunciata illegittimità della notifica della cartella di pagamento eseguita a mezzo posta elettronica certificata, per la decisiva ragione che era nella sicura facoltà del notificante allegare, al messaggio trasmesso alla contribuente via Pec, un documento informatico realizzato in forma di copia per immagine di un documento in origine analogico».

La Suprema Corte richiama, a sostegno della propria posizione, il fatto che «nessuna norma di legge impone che la copia su supporto informatico della cartella di pagamento in origine cartacea, notificata dall’agente della riscossione tramite Pec, venga poi sottoscritta con firma digitale».

Per questa via, non è necessario che sul documento notificato venga apposta alcuna attestazione di conformità: infatti, il Collegio ricorda che «le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico nel rispetto delle Linee guida [5] hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono tratti se la loro conformità all’originale non è espressamente disconosciuta».

Quindi, nel caso di specie, giammai la ricorrente avrebbe potuto «disconoscere la conformità della copia informatica della cartella di pagamento, allegata alla Pec ricevuta, all’originale in possesso dell’Amministrazione in quanto la cartella di pagamento nasce come documento informatico (“nativo”) e come tale viene trasmessa via Pec».


note

[1] Art. 1, comma 1, lett. c) del D.Lgs. 30 dicembre 2010, n.235, e art. 1, lett. f), D.P.R. n.68/2005.

[2] Cass. sent. n. 30948 del 27 novembre 2019.

[3] Cass. ord. n. 14402/20 del 8 luglio 2020.

[4] Cass. ord. n. 21328 del 5 ottobre 2020.

[5] Art. 66, comma 1, D.Lgs. 13 dicembre 2017, n. 217.


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