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Decreto ingiuntivo: cos’è

11 Dicembre 2020 | Autore:
Decreto ingiuntivo: cos’è

Procedimento d’ingiunzione: cos’è, come funziona, quali crediti giustificano l’emissione di un decreto, cos’è la provvisoria esecuzione e come fare opposizione.

La giustizia italiana è notoriamente lenta e complicata. Esistono tuttavia delle scorciatoie che la legge ha pensato per coloro che, almeno a prima vista, sembrano avere ragione da vendere. Una delle più note è sicuramente il decreto ingiuntivo, cioè il provvedimento adottato dal giudice senza neanche sentire le ragioni della controparte. Non è però possibile contrarre in maniera così vistosa il diritto di difesa del convenuto: questi, pertanto, potrà comunque presentare opposizione e dare vita a un procedimento ordinario in piena regola. Con questo articolo vedremo nel dettaglio cos’è il decreto ingiuntivo.

Il procedimento per decreto ingiuntivo rientra tra i procedimenti sommari. Cosa significa? Vuol dire che il processo è caratterizzano dalla particolare velocità e semplicità del rito, che è libero dai tempi lunghi e dilatati del classico giudizio ordinario. Tuttavia, a questa iniziale celerità fa da contraltare la possibilità, concessa alla persona raggiunta dal decreto ingiuntivo, di poter proporre opposizione, trasformando così il procedimento da sommario a ordinario. Se l’argomento ti interessa, mettiti comodo e concediti qualche minuto di tempo per sapere cos’è il decreto ingiuntivo e come funziona il relativo procedimento.

Decreto d’ingiunzione: cos’è?

Il decreto d’ingiunzione (o decreto ingiuntivo) è un provvedimento del giudice con cui si comanda al debitore di adempiere al proprio obbligo entro e non oltre il termine di quaranta giorni dalla notifica del decreto stesso.

In altre parole, il decreto ingiuntivo è un vero e proprio ordine che il giudice rivolge a una persona affinché soddisfi le legittime pretese del creditore.

Decreto ingiuntivo: quando si ottiene?

Non ogni pretesa può essere soddisfatta con un decreto ingiuntivo. Secondo la legge [1], si può ottenere l’emissione di un decreto d’ingiunzione solamente se il creditore:

  • deve ricevere una somma liquida di danaro o altra quantità di cose fungibili (come il grano, l’olio, il vino e ogni altro bene prodotto in serie);
  • ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata (un quadro, ecc.).

Il creditore che si trova in queste condizioni può chiedere al giudice l’emissione di un decreto d’ingiunzione di pagamento o di consegna, purché del diritto fatto valere si dia prova scritta (contratto, scrittura unilaterale, telegramma, fattura, registri contabili, ecc.)

Per la precisione, il credito deve essere certo, liquido, esigibile e provato per iscritto. Solo al ricorrere di queste condizioni il creditore può rivolgersi al giudice e ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo.

Credito certo, liquido ed esigibile: cosa significa?

Cosa significa che il credito da azionare con decreto ingiuntivo deve essere certo, liquido ed esigibile? Un credito è:

  • certo, quando non ci sono dubbi sulla sua esistenza, in quanto può essere provato facilmente;
  • liquido, quando è già quantificato nel suo ammontare (5mila euro; il quadro di uno specifico autore; 10 kg di grano; ecc.). Ciò significa che non si può ottenere un decreto ingiuntivo per il risarcimento di un danno ancora da quantificare;
  • esigibile, quando il credito è già azionabile perché non sottoposto a condizione (ad esempio, se Tizio si è impegnato a pagare Caio entro un anno, non si può chiedere un decreto ingiuntivo prima della scadenza annuale).

Decreto ingiuntivo: come si chiede?

Il decreto ingiuntivo si chiede al giudice competente mediante ricorso da depositare in cancelleria. Perché sia accolto, è fondamentale che l’atto sia corredato della documentazione necessaria a provare il proprio diritto di credito.

Perché il ricorso per decreto ingiuntivo sia accettato, dunque, serve che al giudice sia sottoposta tutta la documentazione necessaria per dimostrare che il credito attivato possegga le caratteristiche sopra viste, e cioè che:

  • sia certo, liquido ed esigibile;
  • sia provato per iscritto;
  • abbia ad oggetto denaro, altre cose fungibili oppure una determinata cosa mobile.

Solamente provando tutte queste condizioni si potrà ottenere un decreto ingiuntivo. Facciamo qualche esempio.

Tizio ha prestato 5mila euro a Caio. Al momento del prestito, si è fatto rilasciare una scrittura privata in cui Caio promette di restituire la somma entro un anno. Scaduto il termine, il credito, che è certo perché evidentemente esistente, liquido perché già determinato nell’ammontare ed esigibile perché il termine per la restituzione è scaduto, può essere provato davanti al giudice esibendo la scrittura privata con cui il debitore si riconosceva tale.

Sempronio ha dato in comodato gratuito a Mevio un computer di ultima generazione. Alla scadenza del contratto, poiché il bene non gli è stato reso, Sempronio può chiedere al giudice un decreto ingiuntivo che abbia a oggetto la restituzione del bene dato in comodato.

Filano, titolare di un’impresa edile, ha eseguito diversi trasporti e cessioni di calcestruzzo a un’altra impresa. Nonostante le promesse di pagamento, questa non ha mai saldato il proprio debito. Filano produce al giudice le fatture emesse e non pagate, nonché l’estratto con autentica notarile delle scritture contabili, ottenendo così un decreto ingiuntivo.

Decreto ingiuntivo: cosa c’è scritto?

Cosa c’è scritto in un decreto ingiuntivo? Se il giudice decide di accogliere la richiesta del creditore, emana un provvedimento (il decreto d’ingiunzione, appunto) con cui ordina al debitore di pagare il proprio debito al creditore ovvero di restituirgli il bene mobile che illegittimamente trattiene.

Per la precisione, nel decreto ingiuntivo ci sono scritti:

  • nome, cognome e generalità del creditore;
  • nome, cognome e generalità del debitore;
  • l’ordine impartito al debitore di adempiere alla propria obbligazione (pagamento di una somma di danaro, restituzione di una cosa fungibile o di un bene mobile determinato);
  • l’ordine di pagare le spese legali sostenute dalla controparte, quantificate nel decreto stesso;
  • il termine di quaranta giorni entro cui adempiere;
  • l’avvertimento che, se entro quaranta giorni non si adempie spontaneamente al proprio obbligo oppure non si fa opposizione, il decreto ingiuntivo diverrà esecutivo.

Notifica del decreto ingiuntivo: come funziona?

Una volta che il creditore ha ottenuto il decreto ingiuntivo, dovrà provvedere a notificarlo al debitore entro sessanta giorni. Decorso inutilmente questo termine, il decreto ingiuntivo perde efficacia e, di fatto, diventa inutile.

Non è precluso, però, al creditore di fare nuovamente ricorso al giudice per chiedere l’emissione di un nuovo decreto.

Esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo: cos’è?

Abbiamo detto che il decreto ingiuntivo diventa esecutivo (e, dunque, consente di azionare la pretesa in esso contenuta) solamente se, entro quaranta giorni dalla sua notifica, il debitore non propone opposizione né adempie spontaneamente.

Ci sono tuttavia dei casi in cui è possibile ottenere la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo. Cosa significa? Vuol dire che, anche se i quaranta giorni di tempo concessi al debitore non sono trascorsi, il creditore può già procedere esecutivamente a soddisfare le proprie ragioni.

In pratica, già durante la pendenza dei quaranta giorni utili per proporre opposizione, il creditore può procedere alla notifica del titolo e del precetto per intraprendere l’esecuzione forzata nei confronti del debitore.

In quali occasioni il giudice concede la provvisoria esecutorietà al decreto ingiuntivo? Secondo la legge [2], se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto dal notaio o da un altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell’opposizione.

L’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo può altresì essere concessa se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce una documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere.

In estrema pratica, quando il credito sembra essere particolarmente certo, il giudice può concedere sin dall’inizio la provvisoria esecutorietà al decreto ingiuntivo, così da non far perdere ulteriore tempo al creditore che, sin da subito, può procedere alla riscossione forzosa di quanto gli spetta.

Opposizione a decreto ingiuntivo: come funziona?

Come ricordato, il debitore ha quaranta giorni di tempo per presentare opposizione al decreto ingiuntivo che gli è stato notificato. Il termine è sempre lo stesso, anche se il giudice ha autorizzato l’esecuzione provvisoria dello stesso.

Entro quaranta giorni, dunque, il debitore deve decidere cosa fare. Due sono le strade:

  • adempiere al proprio obbligo, così come previsto nel decreto ingiuntivo;
  • presentare opposizione.

L’opposizione a decreto ingiuntivo si propone con atto di citazione presso il giudice che ha emesso il decreto stesso. Si tratta di un normale atto introduttivo di un giudizio ordinario.

Con l’opposizione, il debitore apre un procedimento a tutti gli effetti, fatto delle fasi ordinarie che caratterizzano la grande maggioranza degli altri processi civili.

A fronte dell’iniziale celerità del decreto ingiuntivo, dunque, il debitore, proponendo opposizione, incardina un giudizio ordinario che gli potrà essere utile non solo per dimostrare le proprie ragioni, ma anche per prendere tempo. Non si può nascondere, infatti, che molti debitori, pur essendo consapevoli del proprio obbligo, propongono ugualmente opposizione contando sulla lentezza della giustizia civile e sperando così di guadagnare tempo.

Nel giudizio seguente all’opposizione, il creditore dovrà fornire ulteriore e più forte prova del proprio diritto, magari avvalendosi anche di altri strumenti di cui non ha potuto fare impiego prima, come ad esempio l’escussione di testimoni.


Il decreto d’ingiunzione (o decreto ingiuntivo) è un provvedimento del giudice con cui si comanda al debitore di adempiere al proprio obbligo entro e non oltre il termine di quaranta giorni dalla notifica del decreto stesso.

note

[1] Art. 633 cod. proc. civ.

[2] Art. 642 cod. proc. civ.

Autore immagine: Canva.com


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