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5 cose da sapere prima di sposarsi

6 Ottobre 2020
5 cose da sapere prima di sposarsi

Meglio la separazione o la comunione dei beni? L’assegno di mantenimento e i patti prematrimoniali. Tutto ciò che si deve sapere sul matrimonio. 

Il matrimonio è sempre un salto nel buio, sia sotto l’aspetto affettivo che patrimoniale. Chi si sposa non è spesso informato delle conseguenze legali che scaturiscono da tale atto e, finché tutto è “amore e fiori”, non si pone neanche il problema. Sono poche le coppie che, prima di salire sull’altare, si recano da un avvocato per conoscere in anticipo i propri diritti e doveri. Il matrimonio è tutt’oggi – e fortunatamente – visto come una scelta d’amore, che si affronta indipendentemente dagli effetti giuridici che ne scaturiscono. Ma proprio il rischio di dover affrontare successivi problemi spinge oggi molte coppie a optare per la convivenza. 

Quando si parla delle problematiche di un matrimonio si pensa quasi esclusivamente al rischio di dover versare gli alimenti, in caso di separazione, al coniuge più povero. Eppure, non è l’unico aspetto legale connesso al matrimonio. Ve ne sono di altri che possono effettivamente influire su tale decisione. 

Ecco allora 5 cose da sapere prima di sposarsi che potrebbero farvi cambiare idea.

Non ci sono patti prematrimoniali

In Italia, non sono consentiti i patti prematrimoniali. Quindi, nel caso in cui la coppia dovesse divorziare, la divisione del patrimonio e la misura dell’assegno di mantenimento dovranno essere decise in quello stesso momento (di comune accordo o, in assenza d’intesa, dal giudice), non potendo essere definite prima. 

Questo però non toglie che marito e moglie non possano concludere tra loro un contratto con cui regolare i propri interessi economici. La Cassazione [1] ha detto, ad esempio, che i coniugi potrebbero sottoscrivere una scrittura privata con cui disciplinano l’eventuale restituzione di un prestito in caso di scioglimento del matrimonio. Si pensi, ad esempio, al marito che abbia contribuito alle spese di ristrutturazione della casa di proprietà della moglie e che, in caso di divorzio, chieda la restituzione dei soldi spesi. Accordi di questo tipo non rientrano nel divieto dei patti prematrimoniali.

Non si può denunciare il coniuge

In Italia, non è possibile querelare il proprio coniuge per furto o truffa. Questo perché il Codice penale stabilisce che i cosiddetti reati contro il patrimonio – tra cui vi rientra il furto, la sottrazione di cose comuni, l’appropriazione indebita, il danneggiamento e la truffa – non sono punibili se la “vittima” è il coniuge.

Ciò significa che, finché la coppia è sposata, è ben possibile che l’uno prenda i soldi dell’altro (o la carta di credito) senza rischiare un processo penale. Il reato scatta, invece, se il gesto avviene quando già è intervenuta la separazione.

Questo però non toglie che, sotto l’aspetto civilistico, se la coppia è sposata in regime di comunione dei beni, chi ha sottratto dalla comunione più della metà del patrimonio dovrà ricostituirla per la parte eccedente il 50% di sua pertinenza.

Se da un conto cointestato il marito preleva l’intera disponibilità, dovrà poi ricostituire almeno la metà del deposito bancario.

Separazione o comunione dei beni?

Veniamo al capitolo più dolente: comunione o separazione dei beni? Sicuramente, la separazione è una scelta più sicura sotto l’aspetto patrimoniale. Essa consente di tenere distinti i beni di un coniuge rispetto a quelli dell’altro, evitando così che i debiti dell’uno si ripercuotano sull’altro. 

Difatti, nella comunione dei beni, se uno dei due coniugi non dovesse pagare le tasse o le fatture a lui intestate, il creditore potrebbe pignorare la casa dell’altro coniuge e metterla all’asta, restituendogli poi solo il 50% del ricavato dalla vendita forzata. 

Non tutti i beni rientrano nella comunione. Non vi transitano, ad esempio, i beni acquistati prima del matrimonio o quelli ricevuti in donazione o in eredità anche dopo il matrimonio, nonché quelli acquistati con il denaro derivante dalla vendita di essi. Inoltre, non entrano nella comunione le somme ricevute a titolo di risarcimento del danno. 

L’aspetto positivo della comunione dei beni è che, in questo modo, il patrimonio resta condiviso, a prescindere da chi abbia sostenuto materialmente la spesa, così dando il giusto riconoscimento al coniuge che non guadagna quanto l’altro ma che, con il proprio lavoro domestico, ha contribuito a garantire alla famiglia il sostentamento.

Un tempo, la separazione dei beni era vista come una scelta spregiudicata, tipica di chi già calcola in anticipo il rischio di un naufragio del matrimonio. Oggi, invece, non c’è più questo atteggiamento e, a conti fatti, quasi tutte le coppie optano per tale regime.

È bene pertanto sapere che, in caso di comunione dei beni, i rischi in caso di debiti di uno dei due coniugi sono superiori ed è certo una scelta sconsigliata se si ha a che fare con attività imprenditoriali. 

Mantenimento 

L’assegno di mantenimento è sicuramente il più grosso fardello legato al matrimonio. Eppure, come detto, non può essere predefinito prima delle nozze, stante il divieto degli accordi prematrimoniali. La coppia quindi non può eliminare l’eventualità che, in caso di separazione, il coniuge più benestante debba versare all’altro un assegno mensile per aiutarlo a mantenersi.

Oggi, però, l’assegno di mantenimento è stato notevolmente ridimensionato dalla Cassazione. In attesa di una riforma organica da parte del Parlamento, la giurisprudenza ha fissato questi principi:

  • l’assegno di mantenimento che si deve versare dopo la separazione e fino alla data del divorzio deve garantire all’ex con il reddito più basso lo stesso tenore di vita che aveva quando era ancora sposato/a. Tuttavia, l’assegno di divorzio – che sostituisce l’assegno di mantenimento dalla data appunto del divorzio – non è più rivolto a ricostituire il medesimo tenore di vita, ma deve solo consentire all’ex che non ha risorse sufficienti l’autonomia economica, lo stretto indispensabile per una vita decorosa;
  • l’assegno non spetta se non c’è meritevolezza: per cui non può essere riconosciuto al coniuge ancora giovane disoccupato, a quello che non dimostra di aver cercato un lavoro, a quello con una formazione e una capacità lavorativa. Oggi, l’assegno spetta solo al coniuge che ha superato i 45 anni d’età e non può più trovare lavoro o a quello inabile al lavoro o a quello/a che si è occupato/a della famiglia garantendo all’altro di dedicarsi al lavoro e di aumentare il proprio reddito;
  • l’assegno può essere cancellato se il coniuge beneficiario non dimostra di cercare un’occupazione per rendersi autonomo.

È diritto di tutti disinnamorarsi

La legge pone una serie di diritti e doveri per chi si sposa. È dovere di ogni coniuge coabitare con l’altro, essergli fedele e prestargli l’assistenza morale e materiale. Ogni coniuge deve contribuire alle necessità della famiglia secondo le proprie possibilità economiche, il che significa che chi non lavora deve comunque badare alla casa e/o ai figli. La violazione di tali obblighi implica la sanzione dell’addebito: ciò in pratica significa che, in caso di separazione e divorzio, il coniuge responsabile della violazione non può chiedere l’assegno di mantenimento né esigere diritti ereditari nei confronti dell’altro.

Il matrimonio implica anche il dovere dei rapporti sessuali che rientrano nell’obbligo di prestare l’assistenza morale al coniuge.

Tra i doveri del matrimonio, però, non c’è quello di restare innamorati in eterno. Questo significa che ci si può ben “disinnamorare” e chiedere la separazione senza rischiare alcuna condanna all’addebito. L’importante è, chiaramente, non far seguire tale presa di coscienza a un tradimento.

Quindi, ben venga la richiesta di separazione perché un coniuge non ama più l’altro, senza che da ciò derivino conseguenze legali. Ma non è possibile dire di avere una relazione con un’altra persona. A tal fine, infatti, anche le relazioni platoniche, quelle cioè basate su una chat su Internet, possono costituire violazione del dovere di fedeltà e dar luogo all’addebito.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


8 Commenti

  1. Sicuramente, molti giovani d’oggi non vedono il matrimonio come lo vedevamo noi un tempo. Una volta, c’erano rispetto e fedeltà reciproci. Oggi, alla minima discussione si molla tutto e si passa al prossimo matrimonio e al divorzio successivo. C’è una facilità estrema a passare da una parte all’altra. Ai miei tempi, aspettavo mio marito mentre andava in lunghi viaggi di lavoro ed ho cresciuto da sola nostro figlio. Che dovevo fare? Dovevo lasciarlo perché non era a casa? No, ho deciso di aspettarlo lo stesso e sicuramente questo è stato difficile. Poi, pace all’anima sua, è defunto dopo poco tempo che è andato in pensione. Insomma, non ci siamo vissuti appieno la gioventù, però io ho sempre creduto nel sacro vincolo del matrimonio

  2. Sicuramente, ad oggi, non è semplice trovare la propria anima gemella. Diventa sempre più complicato riuscire a fidarsi quando sui social e nella vita ci sono mille persone che ti ruotano intorno e il passato di una persona che ti piace non è proprio da santo/a. Ecco, lì si iniziano a fare mille paranoie e allora conviene pensare a conoscersi bene, fare una convivenza ed evitare scelte avventate, perché poi il rischio divorzio è dietro l’angolo.

  3. Purtroppo, dopo tanti anni di matrimonio, può capitare di disinnamorarsi della persona con cui hai condiviso un matrimonio e magari anche un figlio. Ma queste cose non puoi controllarle. Al cuor non si comanda. Magari, lasci passare delle cose un giorno, due, poi i giorni diventano mesi ed i mesi diventano anni…. E poi finisci per esplodere e non tollerare più quella persona e non vuoi più averla accanto a te.

  4. Ma se una persona va già con l’intenzione della possibilità che può separarsi allora tanto vale optare direttamente per la convivenza. Che senso ha iniziare ad informarsi delle conseguenze del divorzio quando si fa la proposta di matrimonio da un lato e si accetta dall’altro lato? Non sposatevi se questi sono i presupposti

  5. Io pensavo che fossero finite le situazioni di una volta in cui ci si metteva a vedere il conto in banca di una persona prima di approcciarsi all’altra, eppure ad oggi molte mie amiche vanno a guardare quanti soldi ha, cosa può regalare, quante volte può offrire la cena gli uomini con cui escono. Ecco, qui piuttosto dell’amore si va alla ricerca di chi può permettersi la bella vita e poi se c’è o meno l’amore chi se ne frega. Ecco, credo che questi ragionamenti siano veramente squallidi

  6. Mi sembra ovvio che prima di fare un passo tanto importante quanto il matrimonio, una coppia deve essere sicura dei propri sentimenti e di voler condividere la vita insieme in salute e in malattia. E’ tanto semplice dire “sì, lo voglio” quando le cose vanno bene. Poi, bisogna vedere se si è disposti a lottare per una relazione e combattere al fianco di un’altra persona quando le cose possono diventare complicate. L’amore vero esiste? Sì, penso di sì. Ma è fatto di attenzioni, di sacrifici, di rispetto, di altruismo, di cura e non è affatto semplice trovarlo.

  7. Io e la mia partner abbiamo deciso di convivere e forse in futuro non escludiamo la possibilità di convolare a nozze. Ora, a parte tutte le cose belle che possiamo raccontarci sul matrimonio, bisogna considerare che ci sono delle spese da sostenere e in questo periodo non abbiamo proprio la possibilità economica di affrontare un matrimonio anche perché ci sono le spese della casa. Quando ci sarà la possibilità magari ci faremo un pensierino

  8. Parliamo seriamente. Quanti sono i divorzi ogni anno? E quante coppie che prima andavano d’amore e d’accordo poi finiscono per scannarsi e per portare davanti ai tribunali casi vergognosi in cui si rinfacciano anche il regalino fatto all’epoca del fidanzamento. Non tutti dovrebbero sposarci. Molti lo fanno per una convenzione sociale, per accontentare il partner o la famiglia.

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