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Benefit ai dipendenti: il trattamento fiscale

7 Ottobre 2020 | Autore:
Benefit ai dipendenti: il trattamento fiscale

I compensi erogati ai lavoratori in forma di beni e servizi anziché in denaro non costituiscono reddito imponibile, ma entro certi limiti e a precise condizioni.

Gratifiche, rimborsi spese, premi di produttività, indennità di trasferta, buoni pasto, auto aziendale (ma anche telefono, computer e in alcuni casi alloggio), prestiti agevolati, asili nido e borse di studio per i figli, assistenza ai familiari anziani: sono le più frequenti voci di benefit e di welfare aziendale, che il datore di lavoro riconosce ai dipendenti come forma integrativa della retribuzione in denaro.

Essi godono di un regime di esenzione fiscale, che li rende ancor più convenienti per il lavoratore che non si vedrà tassare questa parte dello stipendio che viene ricevuta “in natura” anziché in moneta; e anche le aziende hanno la loro convenienza ad erogarli, per gli sgravi riconosciuti a chi concede queste erogazioni al personale.

Il trattamento fiscale dei benefit ai dipendenti è agevolato ed essi non rientrano tra i redditi imponibili ma solo entro determinati e ristretti limiti, per evitare facili forme di elusione fiscale. Perciò essi sono considerati parte della retribuzione erogata dal datore, ma il calcolo del loro valore avviene secondo particolari criteri.

Benefits: cosa sono

I benefits (o fringe benefits, benefici accessori) sono compensi riconosciuti dal datore di lavoro ai dipendenti in forme diverse dal denaro. Può trattarsi di molteplici tipi beni o forme di servizi e la loro casistica è molto ampia, come hai visto dagli esempi fatti nell’introduzione; per un’elencazione dettagliata leggi benefit ai lavoratori: quali sono.

In ogni caso essi aiutano economicamente i lavoratori, evitando loro di dover sostenere determinate spese o offrendogli la possibilità di accedere a prestazioni senza doverne sostenere il costo.

Di solito la loro attribuzione è prevista nel contratto individuale di lavoro stipulato tra datore e dipendente e nella maggior parte dei casi vengono assegnati a categorie di lavoratori anziché su base personale, salvi i casi dei dirigenti di alto livello che godono di ulteriori agevolazioni, come la possibilità di ricevere pacchetti di quote azionarie della società per cui lavorano (c.d. stock option).

Benefits: come sono tassati

I benefits sono considerati emolumenti a carattere retributivo e perciò sono compresi tra i reddito di lavoro dipendente in senso ampio [1] ma vengono tassati in base ad un regime particolare, che determina il loro “valore normale” in base alla media dei prezzi di mercato per la categoria di beni o servizi che ne costituiscono l’oggetto.

Inoltre sono previste delle soglie di esenzione dalla tassazione, quando il loro valore complessivo non supera i 258,23 euro annui (per il 2020 questo importo è stato raddoppiato dai decreti sull’emergenza Covid e perciò è fissato in 516,46 euro). Se però questo ammontare viene superato, l’intero importo erogato diventa imponibile e sarà tassato in base ai normali criteri.

Buoni pasto

Fanno eccezione a queste regole i buoni pasto, che hanno una tassazione particolare: quelli tradizionali, cartacei, sono esenti fino a 5,29 euro per ogni giorno lavorativo, mentre per quelli elettronici l’esclusione dalla retribuzione arriva a 7 euro giornalieri. Le somministrazioni dirette dei pasti, invece, sono totalmente detassate.

La legge di Bilancio 2020 [2] ha però modificato queste soglie di esenzione, riducendole, a partire dal 1° gennaio 2020, a 4 euro per quelli cartacei ed aumentandole ad 8 euro per quelli elettronici, la cui convenienza è quindi praticamente raddoppiata, per favorirne l’utilizzo.

Auto aziendali

Le autovetture o gli altri tipi di autoveicoli, come i motocicli e i ciclomotori, che il datore assegna ad uno specifico dipendente consentendogli di utilizzarlo per esigenze sia lavorative sia personali –  – è il c.d. uso promiscuo del mezzo – concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente , ma il valore viene determinato in modo forfettario.

Dal 1° luglio 2020 sono cambiati i criteri di determinazione del calcolo di valore del benefit e c’è stata una stretta per i veicoli considerati più inquinanti, quelli con valori di emissione di anidride carbonica (Co2) superiori a 160 grammi per chilometro: si considera un ammontare pari al 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza annua di 15mila km, in base al costo chilometrico di esercizio (quantificato nelle tabelle Aci), al netto di quanto eventualmente trattenuto al dipendente per la possibilità di usare il veicolo a fini personali.

Invece per i veicoli meno inquinanti l’importo del benefit da tassare è stato ridotto al 25%, sempre sull’importo convenzionale calcolato in base alla percorrenza di 15mila chilometri e commisurato al costo chilometrico. Leggi anche auto aziendali: come cambia la tassazione.

L’azienda invece, in caso di concessione dell’auto ad uso promiscuo al dipendente, beneficia di una deduzione Ires al 70% sulle spese sostenute per l’acquisto e la gestione del veicolo, compreso il carburante (se l’auto è assegnata all’amministratore la deduzione può arrivare al 100%, al netto dei eventuali rimborsi che gli sono stati pagati).

Il welfare aziendale: tassazione

Tutte le utilità erogate ai dipendenti nell’ambito di un piano di welfare aziendale godono del regime di esenzione, a condizione però che i benefit siano messi a disposizione della generalità dei dipendenti o di alcune loro categorie predeterminate: lo ha stabilito l’Agenzia delle Entrate in una nuova circolare [3].

In questo modo è possibile far rientrare nelle agevolazioni fiscali previste per i benefit incentivi come i premi di produzione previsti ad esempio in caso di incremento delle vendite o del fatturato, dove ai dipendenti che hanno contribuito al verificarsi di questi risultati viene riconosciuto un incremento della retribuzione annuale.

Per godere dell’esenzione occorre che i benefit siano erogati in esecuzione di quanto previsto nel piano welfare e nei suoi regolamenti attuativi. Nel caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate e riportato nella nuova risoluzione, l’Amministratore ha chiarito che quando i benefit sono erogati con finalità retributive l’esenzione fiscale non spetta, mentre è ammessa se essi costituiscono un premio in termini di “credito welfare” che amplia le possibilità di accesso del lavoratore a determinati beni e servizi.

Si tratta, ad esempio, del rimborso da parte dell’azienda delle spese sostenute dal lavoratore per i servizi di trasporto pubblico (l’acquisto degli abbonamenti può essere anche in favore dei familiari fiscalmente a carico) o di offerte ricreative e di benessere, come quelle per cinema, musei, palestre, corsi di formazione, cura della persona e viaggi.

In tali casi, però, l’esenzione fiscale è riconosciuta solo se l’azienda ha stipulato con il fornitore esterno condizioni standard, uniformi per tutti i lavoratori, in modo che i dipendenti abbiano la sola possibilità di aderire o non aderire all’offerta, senza poter rimodulare i termini e le condizioni di fruizione, tranne il momento di utilizzo del benefit.

L’Agenzia ha anche precisato che se vengono erogati dall’azienda voucher per l’acquisto di prodotti alimentari, carburanti, abbigliamento, prodotti tecnologici ed elettronici o altri beni di consumo l’importo non dovrà superare il limite di 258,23 euro per ciascun anno d’imposta, altrimenti concorrerà per intero a formare il reddito di lavoro dipendente.


note

[1] Art. 51 D.P.R. n.917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

[2] Art. 1, comma 677, Legge 27 dicembre 2019, n.160.

[3] Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 55/E del 25 settembre 2020.


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