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Movida violenta: cosa si rischia?

6 Ottobre 2020 | Autore:
Movida violenta: cosa si rischia?

Il nuovo Decreto Sicurezza inasprisce le pene per il reato di rissa semplice o aggravata da lesioni e morte e introduce il Daspo per l’accesso ai locali pubblici.

Rissa fuori da un locale notturno, pestaggio, lesioni gravi o, addirittura, morte del malcapitato. È il triste copione che la cronaca registra sempre più frequentemente, culminato con il recente caso dell’omicidio di Willy Mointeiro Duarte, il ragazzo di 20 anni picchiato con violenza da quattro aggressori contemporaneamente e colpito anche quando era già a terra.

Ora, il Governo con il nuovo Decreto Sicurezza ha imposto una stretta contro questi fenomeni, inasprendo le pene per la movida violenta. Cosa si rischia? Innanzitutto, in caso di condanna ci sarà una pena molto più severa di quella, piuttosto blanda, finora stabilita dal Codice penale per il reato di rissa. Inoltre, il Questore vieterà l’accesso nei locali di intrattenimento e nei pubblici esercizi a chi si sia reso responsabile di episodi di violenza o di spaccio.

Il reato di rissa

La rissa è un reato particolare, che prevede una tutela anticipata rispetto all’evento lesivo, in modo da prevenire il pericolo del suo verificarsi. Il Codice penale [1] infatti punisce, senza differenziazioni nei ruoli, «chiunque partecipa ad una rissa», intendendo per tale una lite violenta tra più persone – almeno 3, secondo la giurisprudenza, compresi i soggetti non imputabili – in cui c’è un’aggressione fisica, con collutazione e scambio di percosse.

Rissa: quali conseguenze

Chi è coinvolto in una rissa e ha preso parte alla collutazione con l’intento di recare violenza agli altri (è un reato, dunque è richiesto il dolo di partecipazione all’azione, evitando la punibilità dei coinvolgimenti involontari) sarà denunciato e processato per questo solo fatto, che come abbiamo visto integra una fattispecie di reato espressamente prevista dal Codice penale, anche se nessuno si è fatto male fisicamente.

Rissa semplice e rissa aggravata

In questo caso di rissasemplice” senza conseguenze lesive, la pena prevista è quella della multa fino a 309 euro e non c’è la pena detentiva della reclusione. Ma se nella rissa qualcuno (non necessariamente uno dei corrissanti) è rimasto ucciso o ha riportato lesioni personali,  scatta l’aggravante che prevede – per il solo fatto di aver partecipato alla rissa – la reclusione da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 5 anni.

La stessa pena si applica se l’uccisione, o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa. In proposito, leggi anche “Conseguenze legali per rissa” e “Reato di rissa: ultime sentenze“.

Rissa: le nuove pene

Le misure contro la movida violenta introdotte nel nuovo Decreto Sicurezza varato dal Governo nel Consiglio dei ministri del 5 ottobre 2020 elevano notevolmente le pene che abbiamo descritto: ora, la reclusione (prevista, come abbiamo detto, solo se qualcuno resta ferito o ucciso nella rissa) parte da un minimo di 6 mesi e arriva ad un massimo di 6 anni ed anche la multa (prevista in tutti i casi di rissa) viene innalzata nel massimo irrogabile fino a 2.000 euro, senza un limite minimo.

La “norma Willy”

La nuova norma è stata subito ribattezzata “Willy“, in memoria del ragazzo ucciso nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 mentre era intervenuto come paciere in una rissa, perché l’obiettivo del legislatore è quello di evitare che episodi simili avvengano ancora; così il fronte della repressione penale si è irrobustito con l’innalzamento dei limiti edittali di pena previsti per il reato di rissa ed anche con la misura preventiva del “Daspo anti-movida” che ora esamineremo.

Il nuovo Daspo anti-movida

Nei confronti di chi si è già distinto per episodi di violenza o di spaccio di droga, il questore potrà imporre una misura analoga al Daspo (divieto di accedere a manifestazioni sportive), con il divieto di accesso ai locali di intrattenimento o ai pubblici esercizi.

Per chi viola questa prescrizione ci sarà la reclusione da 6 mesi a 2 anni e la multa da un minimo di 8mila euro ad un massimo di 20mila euro.

Il questore potrà emanare il provvedimento anche sulla base di una sola denuncia per rissa o per reati inerenti gli stupefacenti nel corso degli ultimi tre anni, purché suffragata da elementi oggettivi, senza dover attendere l’esito del procedimento penale e, dunque, la sentenza di condanna.



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