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Il testimone può annullare la multa del poliziotto?

9 Dicembre 2020 | Autore:
Il testimone può annullare la multa del poliziotto?

Le percezioni sensoriali dei verbalizzanti perdono la fede privilegiata e possono essere contestate quando il veicolo è in movimento e la scena si svolge rapidamente.

«Avevo le cinture allacciate», dici agli agenti che ti hanno fermato. «Non mi sembra proprio», ribatte il poliziotto mentre continua a scrivere il verbale. Chi avrà ragione? Ovviamente, il poliziotto, ma solo in prima battuta perché in seguito la situazione potrebbe ribaltarsi a favore del cittadino multato.

Non sempre, infatti, le circostanze riportate nel verbale di contravvenzione sono assistite da quella fede privilegiata che attribuisce pieno valore a quanto gli agenti operanti hanno percepito al momento della contestazione dell’infrazione. Ci sono addirittura particolari casi in cui il testimone può annullare la multa del poliziotto.

Questo può avvenire quando c’è qualcuno che ha assistito alla scena ed è in grado di fornire una versione dettagliata dei fatti che esclude la responsabilità dell’automobilista. È successo proprio questo in un recentissimo caso deciso dalla giurisprudenza.

Il valore del verbale di polizia: la fede privilegiata

Che valore ha un verbale della polizia? In linea tendenziale, le dichiarazioni degli agenti riportate nell’atto hanno fede privilegiata [1], cioè fanno piena prova dei fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza e da egli percepiti.

Ma gli occhi umani non sono infallibili perciò la legge distingue tra la constatazione dei fatti avvenuti in presenza della pattuglia, comprese le eventuali dichiarazioni rese dal contravvenzionato nell’immediatezza, e dall’altro lato le valutazioni di quei fatti.

Quando il verbale non fa piena prova 

Solo i fatti che il pubblico ufficiale attesta come avvenuti in sua presenza sono assistiti dall’efficacia di pubblica fede e queste risultanze del verbale potranno essere smentite solo attraverso un particolare e difficile procedimento di contestazione, chiamato querela di falso; in caso di permanenza del contrasto, prevarrà la versione del pubblico ufficiale rispetto a quella sostenuta dal privato.

Tutte le altre circostanze, invece, rientrano nelle valutazioni soggettive, che sono liberamente apprezzabili e soggiacciono ai normali criteri probatori; perciò, possono essere contestate facilmente, offrendo nel giudizio di opposizione alla sanzione risultanze di diverso segno.

Nel caso di violazioni al Codice della strada, ci sono fatti materiali che gli agenti possono agevolmente attestare di aver percepito direttamente attraverso i propri sensi, come il superamento della linea di mezzeria, l’uso del clacson in zona non consentita, le gomme lisce o la circolazione su una corsia vietata.

In altre situazioni, invece, la valutazione è più complessa: si pensi all’eccesso di velocità, che non è stimabile “ad occhio” ma richiede l’impiego di apparecchi di misurazione, come gli autovelox o i tutor. Anche la Cassazione [2] ha più volte affermato che, in tali casi, la semplice percezione del verbalizzante è insufficiente.

Come contestare una multa con le dichiarazioni

Nei casi in cui il verbale non è assistito da fede privilegiata si potranno offrire, nel giudizio di opposizione, prove di segno contrario attraverso cui l’automobilista contravvenzionato potrà dimostrare l’erroneità di quanto affermato dagli operanti.

La Cassazione [3] ha stabilito che questo è possibile non solo per contestare le parti del verbale che non sono coperte dal valore di fede pubblica ma anche quando si intende evidenziare altre circostanze che non sono attestate nel verbale di contravvenzione; ad esempio, il fatto che il cartello segnalatore del limite di velocità era stato divelto da un temporale e, dunque, non era visibile al momento del passaggio.

Così per questa via trovano ingresso anche le dichiarazioni testimoniali, oltre a quelle del soggetto multato ed ai documenti che egli potrà produrre per dimostrare la fondatezza della sua tesi, come provvedimenti amministrativi o fotografie che ritraggono lo stato dei luoghi ed anche immagini tratte da telecamere di sorveglianza che descrivono la scena dell’accaduto.

Quando il testimone batte il poliziotto

In un recentissimo caso deciso con sentenza dal giudice di pace di Frosinone [4], un verbale di contravvenzione elevato dalla Polizia municipale per sorpasso a destra [5] è stato annullato: addio alla multa ed anche alla decurtazione dei punti sulla patente.

L’automobilista era stato contravvenzionato per aver eseguito un sorpasso in un tratto in cui vi era una segnalazione di cantiere aperto, con restringimento della carreggiata e corsie canalizzate. Ma durante il giudizio di opposizione aveva prodotto foto ed aveva chiamato a deporre un testimone, che si trovava fermo davanti al bar ed aveva assistito alla scena.

«Questo teste – afferma il giudice – ha escluso che la vettura contravvenzionata potesse aver effettuato manovra di sorpasso di altro veicolo. A tale riguardo, ha riferito che il conducente di detta auto ha solamente “superato sulla destra” una vettura che lo precedeva e che aveva inserito la freccia a sinistra per la svolta. Lo stesso conducente, a detta del teste, si era immesso poi sulla destra per entrare nel piazzale antistante il bar ivi sito».

Tanto è bastato per annullare la multa, anche perché nel giudizio svolto l’Amministrazione non ha fornito nessun elemento per contestare questa tesi. Il giudice ha rilevato che la fede privilegiata non sussiste «né con riguardo ai giudizi valutativi che esprime il pubblico ufficiale, né con riguardo alla menzione di quelle circostanze relative a fatti i quali, in ragione delle loro modalità di accadimento repentino, come nel caso de quo, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obiettivo e pertanto abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento».

Insomma, quando la scena si è svolta velocemente, la sua descrizione riportata nel verbale può essere opinabile. Questo si verifica specialmente quando – prosegue la sentenza – «quanto attestato dal pubblico ufficiale concerna non la percezione di una realtà statica, come la descrizione dei luoghi, senza oggetti in movimento, bensì l’indicazione di un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante».

In tali casi – conclude il giudice di pace – «non può escludersi che possa esservi stato un errore di percezione da parte del verbalizzante, in difetto di prova contraria» che, come abbiamo visto, l’Ente non ha fornito, lasciando incontestate le dichiarazioni rese dal testimone in corso di causa. Perciò nel caso deciso è bastato un teste attendibile e preciso a smontare le affermazioni contenute nel verbale di contravvenzione.


note

[1] Art. 2700 Cod. civ. Per un’applicazione del principio, vedi Cass. sent. n. 28206 del 4 novembre 2019.

[2] Cass. ord. n. 9037/19 del 1 aprile 2019 e Cass. sent. n. 13264/14 del 11 giugno 2014.

[3] Cass. ord. n. 23222 del 14 ottobre 2013.

[4] Giudice di pace di Frosinone, sent. n. 545/20 del 24 settembre 2020.

[5] Art. 148, comma 15, Codice della strada.


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