Diritto alla malattia anche per liberi professionisti

6 Ottobre 2020 | Autore:
Diritto alla malattia anche per liberi professionisti

Al vaglio del Senato un disegno di legge per la sospensione degli adempimenti dal ricovero o dall’inizio delle cure a domicilio.

Ogni volta che un lavoratore dipendente ha problemi di salute, può restare a casa finché non si recupera, purché non superi il periodo di comporto, cioè quel lasso di tempo massimo in cui può assentarsi per questo motivo senza essere licenziato. Il dipendente viene, comunque, pagato. Ma che succede con il libero professionista che, se non lavora, non guadagna?

La commissione Giustizia del Senato sta affrontando questo tema nell’ambito di un disegno di legge grazie al quale verrebbe sospesa la decorrenza per i termini di adempimenti a carico del lavoratore autonomo in caso di infortunio o di problemi di salute. In sostanza, è come se si trattasse del riconoscimento della malattia che interesserebbe i liberi professionisti, compresi i legali rappresentanti di società.

La sospensione sarebbe valida dal momento del ricovero in ospedale fino a 45 giorni dopo la data delle dimissioni oppure dall’inizio delle cure a domicilio, sempre fino a 45 giorni dalla fine delle terapie.

Che cosa significa? Per il professionista, vuol dire avere la certezza di poter badare ad un problema di salute senza avere il pensiero del lavoro. Per il suo cliente, evitare sanzioni o danni.

Il provvedimento al vaglio della commissione del Senato interesserebbe, dunque, avvocati, notai, commercialisti, ingegneri ed altri professionisti vincolati dall’adempimento della prestazione dietro un preciso mandato. La sospensione dei termini coinvolge anche chi esercita la libera professione in forma associata o societaria, sempre che il numero complessivo dei professionisti associati o dei soci non sia superiore a tre.

È importante, però, sottolineare che i mandati precedenti la data di ricovero o di cure a domicilio devono essere inviati in copia, insieme al certificato medico, all’Ordine di appartenenza, il quale, entro 30 giorni, deve darne comunicazione alla pubblica amministrazione competente.

Lo stesso beneficio spetta alle libere professioniste in caso di parto prematuro o interruzione della gravidanza.



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