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Un testimone può far annullare la multa?

7 Ottobre 2020
Un testimone può far annullare la multa?

Le dichiarazioni di un poliziotto non sempre hanno valore di prova legale: possono essere sconfessate se sono il frutto di una percezione sbagliata della realtà.

Immagina di ricevere una multa stradale per guida pericolosa. Un vigile ti ha visto, ha preso il numero della tua targa, è poi andato nel proprio ufficio, ha compilato il verbale e te l’ha fatto notificare dal postino. Ricordi benissimo quel momento anche perché, insieme a te, c’era anche un’altra persona pronta oggi a testimoniare in tuo favore. Sei stato costretto a una manovra d’emergenza a causa di una buca stradale e del restringimento della carreggiata, elementi questi che avrebbero potuto costarti la vita. Così ti chiedi se puoi contestare il verbale del vigile grazie alle dichiarazioni del passeggero che era in auto con te. Un testimone può far annullare la multa?

Sai bene che il poliziotto è un pubblico ufficiale e che potrebbe porsi in una condizione di superiorità rispetto alla tua. Proprio per questo, il testimone – terzo e imparziale – potrebbe far pendere l’ago della bilancia da un lato piuttosto che dall’altro. 

La questione, proprio per come appena rappresentata nell’esempio qui sopra, è stata decisa di recente dal giudice di pace di Frosinone [1]. La sentenza non fa altro che prendere spunto dalla giurisprudenza che, sino ad oggi, si è formata sull’argomento. Un argomento delicato quello delle multe, che spesso vede contrapposti i cittadini contro i vigili: «È la mia parola contro la sua» si sente spesso dire a propria discolpa, ma le cose non sempre vanno così. Cerchiamo di capire perché.

Ma prima di andare avanti potrai leggere i nostri approfondimenti sul tema: 

Come fare ricorso contro una multa

Non puoi capire se un testimone può far annullare la multa se prima non sai come fare ricorso contro il verbale. Ci sono due modi per proporre impugnazione. Il primo è quello dinanzi al prefetto. Devi inviare un ricorso all’organo accertatore, spiegando che si tratta di ricorso al prefetto. Devi farlo entro 60 giorni dal ricevimento della contravvenzione. Oppure puoi inviare il ricorso direttamente al prefetto nello stesso termine. Nel primo caso, il prefetto ha 180 giorni per decidere, nel secondo ne ha invece 210 (questo perché deve prima notificare il ricorso alla polizia per avere da questa le controdeduzioni).

Tale procedura non consente un vero e proprio contraddittorio e, anche se si può chiedere di essere sentiti personalmente, il prefetto non è un magistrato ma un superiore gerarchico dell’amministrazione che ha elevato il verbale, ragion per cui ci sono minori chance di vittoria se non per il caso di vizi palesi.

Il secondo modo per impugnare la multa è ricorrere al giudice di pace. In tal caso, si hanno 30 giorni di tempo dalla notifica del verbale. A differenza del ricorso al prefetto che è gratuito, qui bisogna pagare le imposte (il cosiddetto «contributo unificato» che è rapportato al valore della causa e che non è mai inferiore a 40 euro circa). Di solito, ci si vale di un avvocato che conosca la procedura dinanzi al giudice, anche se non è necessario.

In tale ipotesi, c’è un vero e proprio confronto con la controparte dinanzi a un organo terzo e imparziale. In più, c’è una fase istruttoria, ossia l’acquisizione di tutte le prove, ivi compresa la prova testimoniale. Ecco perché, se si intende portare in proprio favore le dichiarazioni di un teste, l’unica strada da intraprendere è il ricorso al giudice di pace.

Che valore ha il verbale della polizia? 

Il verbale di un poliziotto o di un vigile (ossia della polizia municipale) si compone di due parti:

  • una prima parte è costituita dalle circostanze accertate direttamente dal verbalizzante, con i propri sensi, e da lui percepite senza alcuna valutazione soggettiva o filtro personale. È, ad esempio, il fatto che un automobilista abbia attraversato l’incrocio con il rosso o abbia fatto un sorpasso nonostante la linea continua di mezzeria. In quanto si tratta di fatti accertati dal pubblico ufficiale, questi fanno «piena prova», ossia non possono essere contestati con una semplice dichiarazione del trasgressore o di un testimone. Per impugnare l’attendibilità di tale accertamento è necessario procedere con un’ulteriore causa civile che viene chiamata «querela di falso»: si tratta di una procedura appositamente dedicata alla contestazione delle dichiarazioni di un pubblico ufficiale;
  • una seconda parte, eventuale, è costituita invece dalle valutazioni del poliziotto che però non possono essere accertate con assoluta certezza e che sono soggette quindi a una maggiore imprecisione. Si pensi al caso di un eccesso di velocità rilevato senza autovelox o a una guida pericolosa. Contenuti di questo tipo possono essere contestati più facilmente in giudizio, anche a mezzo di prova testimoniale. 

Un testimone può far annullare la multa?

Alla luce di quanto abbiamo appena detto, si può così concludere: è ben possibile far annullare la multa con le dichiarazioni di un testimone, tuttavia solo per la parte della contravvenzione che sia frutto di una valutazione personale del verbalizzante. 

Nel caso deciso dalla sentenza in commento, è stata annullata una contravvenzione in contrasto con le dichiarazioni del testimone oculare fatte dinanzi al giudice. La fede privilegiata del verbale non opera quando il vigile assiste a un «accadimento repentino» con i veicoli in corsa: l’errore di percezione può starci, specie quando dall’istruttoria emergono elementi che militano in senso contrario all’effettiva commissione della violazione.  

Al conducente si contestava il sorpasso nonostante vi fosse il cartello che segnala il cantiere aperto con carreggiata ristretta e corsie canalizzate. Ma un signore fermo davanti al bar che aveva assistito alla scena ha escluso in giudizio la responsabilità dell’automobilista. È vero: il verbale che accerta l’infrazione fa piena prova fino a querela di falso. La fede privilegiata, tuttavia, non sussiste rispetto alla percezione di una realtà statica ma di veicoli in movimento nell’ambito dello spazio che ricade nel campo visivo del verbalizzante, il che può dar luogo a una percezione sensoriale che implica margini di apprezzamento. Insomma: di fronte a un teste che nega la configurabilità della violazione e in difetto di prova contraria scatta lo stop al provvedimento del prefetto.


note

[1] GdP Frosinone, sent. n. 545/2020.


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