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Pensione di reversibilità divorziati: quando spetta?

7 Ottobre 2020 | Autore:
Pensione di reversibilità divorziati: quando spetta?

Trattamento spettante all’ex coniuge superstite del pensionato o del lavoratore assicurato: quali sono i presupposti per il diritto all’assegno?

La fruizione della pensione non termina con la morte del beneficiario, ma può continuare, qualora vi siano dei familiari superstiti aventi diritto al trattamento.

Per assicurare il sostegno economico che il pensionato offriva, in vita, al familiare superstite, viene infatti riconosciuta una percentuale del trattamento originariamente spettante al defunto: la prestazione riconosciuta al superstite del pensionato è la pensione di reversibilità.

La reversibilità può spettare anche ai superstiti del lavoratore assicurato e non ancora pensionato, in presenza di un requisito contributivo minimo: in questo caso si parla di pensione indiretta.

Il trattamento ai superstiti può essere liquidato ai seguenti familiari del dante causa: in via prioritaria al coniuge, ai figli (sino a una determinata età, che varia se si tratta di studenti, o ai figli inabili senza limiti di età), in alcuni casi ai nipoti, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili. Possono avere diritto alla reversibilità anche l’ex coniuge separato o divorziato, al verificarsi di specifiche condizioni.

Ma, nel dettaglio, la pensione di reversibilità divorziati quando spetta?

Per rispondere alla domanda, bisogna innanzitutto tenere presente che la pensione ai superstiti non consiste in una mera continuazione del trattamento previdenziale, ma in un nuovo trattamento, la cui finalità è la continuazione del sostegno economico offerto dal dante causa a determinati familiari, prioritariamente al coniuge.

La pensione di reversibilità o indiretta è comunque una prestazione di previdenza e non di mera assistenza: può essere riconosciuta, difatti, solo sulla base di un determinato requisito assicurativo in capo al dante causa. In mancanza del rapporto assicurativo e di un requisito minimo di contribuzione, o del diritto alla pensione per il defunto, ai superstiti non spetta alcuna rendita.

Sbaglia, dunque, chi definisce la reversibilità come prestazione esclusivamente assistenziale: pur potendosi riscontrare una indubbia finalità di sostegno, non bisogna mai dimenticare il requisito assicurativo alla base del beneficio. Tanto è vero che i contributi previdenziali accreditati ai fini pensionistici sono chiamati contributi Ivs, acronimo di invalidità, vecchiaia e superstiti: in pratica, pagando i contributi, il lavoratore si assicura un trattamento non solo per vecchiaia, ma anche in caso di invalidità e lo assicura, in caso di decesso, ai familiari che gli sopravvivono.

A quali familiari spetta la reversibilità?

La pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta, spetta ai seguenti familiari:

  • al coniuge;
  • ai figli: sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni se studenti non universitari, sino alla maggiore età negli altri casi, senza limiti se inabili a proficuo lavoro; in specifiche situazioni, i nipoti sono equiparati ai figli;
  • ai genitori over 65 senza pensione;
  • ai fratelli ed alle sorelle inabili

Ma che cosa accade se il defunto era separato o divorziato? In quali casi l’ex coniuge ha diritto al trattamento ai superstiti?

Proviamo a fare chiarezza, tenendo presente che i separati non sono equiparati ai divorziati, ma il diritto alla reversibilità si basa su presupposti diversi.

A quanto ammonta la reversibilità?

La pensione di reversibilità o indiretta è liquidata in base a determinate percentuali applicate alla pensione spettante al dante causa, o alla quale avrebbe avuto diritto il lavoratore:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%;
  • un figlio: 70%;
  • due figli: 80%;
  • tre o più figli: 100%;
  • un genitore: 15%;
  • due genitori: 30%;
  • un fratello o una sorella: 15%;
  • due fratelli o sorelle: 30%;
  • tre fratelli o sorelle: 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: 75%;
  • sei fratelli o sorelle: 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

La pensione, poi, può essere ridotta del 25%, del 40% o del 50% se il beneficiario supera determinati limiti di reddito.

Il trattamento si “restringe” ulteriormente quando vi sono più aventi diritto in qualità di coniuge, ad esempio coniuge superstite (anche separato) ed uno o più ex coniugi divorziati, oppure nessun coniuge superstite ma più ex divorziati. Il partner dell’unione civile è equiparato al coniuge, mentre non lo è il semplice convivente more uxorio, che non ha diritto alla reversibilità. Ma come funziona in questi casi? Ci si domanda, in particolare, come debba essere suddiviso l’assegno tra coniuge ed ex superstite, o tra più ex superstiti e se l’ex coniuge divorziato abbia sempre diritto al trattamento.

Quando spetta la reversibilità spetta al coniuge?

La pensione di reversibilità o indiretta spetta in via prioritaria al coniuge, senza bisogno che siano soddisfatte particolari condizioni: consiste infatti in una prestazione previdenziale che tutela i superstiti, viventi a carico del defunto, dalla situazione di bisogno in cui si trovano a seguito del decesso dell’assicurato. Perché la reversibilità spetta sempre al coniuge?

La pensione ai superstiti è sempre riconosciuta al marito, alla moglie o al partner dell’unione civile, in quanto la vivenza a carico è presunta in relazione al coniuge non divorziato (o al partner dell’unione civile non sciolta) e ai figli minori, mentre va provata per gli altri familiari.

In ogni caso, considerando che la pensione ai superstiti ha lo scopo di assicurare la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto sarebbe stato tenuto a fornire, può essere ridotta, sino al 50%, se l’avente diritto percepisce redditi propri. Nel dettaglio, è tagliata:

  • del 25% se il reddito del superstite beneficiario è superiore a 3 volte il trattamento minimo;
  • del 40% se il reddito del superstite beneficiario è superiore a 4 volte il trattamento minimo;
  • del 50% se il reddito del superstite beneficiario è superiore a 5volte il trattamento minimo.

Quando spetta la reversibilità al coniuge separato?

Secondo un primo orientamento della giurisprudenza [1], non sempre il coniuge separato ha diritto alla reversibilità o alla pensione indiretta, ma solo quando la separazione risulta senza addebito e con un assegno di mantenimento a carico del dante causa, sempre che quest’ultimo fosse assicurato presso l’Inps prima della sentenza di separazione.

In parole semplici, secondo questo orientamento, il separato ha diritto alla reversibilità se:

  • non gli è stata addebitata la separazione;
  • riceveva il mantenimento dall’ex- dante causa;
  • l’ex dante causa aveva iniziato a lavorare prima della sentenza di separazione.

Una successiva sentenza della Cassazione [2] chiarisce però che il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto e per tutto al coniuge (separato senza addebito o non separato), ai fini della pensione ai superstiti.

Il nuovo orientamento si basa sulla dichiarazione d’incostituzionalità [3] della legge che negava la reversibilità al coniuge a cui era stata addebitata la separazione. L’addebito della separazione non può dunque discriminare, nel riconoscimento della pensione ai superstiti, il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato.

Inoltre, secondo la medesima sentenza della Cassazione, la reversibilità spetta non solo a prescindere dal titolo della separazione, ma anche a prescindere dal diritto all’assegno di mantenimento.

Quando spetta la reversibilità al coniuge divorziato?

La pensione ai superstiti può spettare anche al coniuge divorziato a condizione:

  • che sia titolare dell’assegno periodico divorzile, o di un assegno avente la stessa funzione;
  • che non sia passato a nuove nozze;
  • che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto con l’ente previdenziale sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La pensione di reversibilità o indiretta non spetta, però, all’ex coniuge superstite divorziato, se l’assegno mensile riconosciuto in giudizio risulta d’importo così basso da risultare meramente simbolico: è quanto affermato dalla Cassazione, con una nuova sentenza [4] in cui chiarisce quali siano i presupposti per il diritto alla pensione ai superstiti in caso di divorzio.

Secondo la Suprema corte, nonostante nella generalità dei casi sia sufficiente la titolarità di un assegno divorzile per il diritto alla reversibilità, non si può prescindere, nel riconoscere questo beneficio, dalla sua finalità dello strumento previdenziale, ossia la continuazione del sostegno economico offerto in vita dall’ex coniuge: l’assegno, in pratica, deve risultare tale da costituire un sostegno economico effettivo.

Se, dunque, l’assegno divorzile, o il sostegno alla moglie (o un aiuto economico analogo, comunque denominato) posto a carico del defunto risulta d’importo irrisorio, non spetta la reversibilità: in una simile situazione infatti non sussiste una reale vivenza a carico del dante causa, quindi non esiste la base per il riconoscimento del trattamento.

Il riconoscimento della pensione ai superstiti in base alla sola titolarità di un assegno divorzile o equivalente assicurerebbe invece al beneficiario una condizione migliore rispetto a quella di cui godeva quando l’ex coniuge era in vita.

Che cosa succede se il coniuge superstite si risposa?

Se il coniuge superstite avente diritto alla pensione ai superstiti passa a nuove nozze, perde il diritto alla prestazione, ma riceve un assegno una tantum, pari a due annualità della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità. Per quanto riguarda la misura spettante, si fa riferimento alla data del nuovo matrimonio.

Che cosa succede se hanno diritto alla reversibilità coniuge superstite ed ex coniuge?

Se gli aventi diritto alla reversibilità sono l’ex coniuge divorziato e il nuovo coniuge, o il nuovo coniuge assieme a due o più ex, o più ex coniugi, la quota spettante va ripartita dal giudice.

La Cassazione [5], in particolare, ha stabilito che la suddivisione della pensione di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite deve essere basata:

  • sul criterio della durata dei rispettivi matrimoni;
  • su ulteriori elementi, collegati alle finalità solidaristiche della pensione ai superstiti:
    • durata della convivenza prematrimoniale;
    • entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge;
    • condizioni economiche degli aventi diritto.

Il giudizio in cui si stabiliscono le quote della pensione spettanti a coniuge ed ex superstiti deve svolgersi, a pena di nullità, in contraddittorio con l’Inps o col diverso ente previdenziale che riconosce il trattamento: lo ha precisato la Cassazione, con una recente sentenza [6]. La presenza dell’Inps è indispensabile perché l’ente previdenziale che riconosce il trattamento ha un’obbligazione autonoma nei confronti di ciascuna delle parti in causa, cioè nei confronti del coniuge e dell’ex coniuge aventi diritto alla pensione. L’Inps è dunque litisconsorte necessario.


note

[1] Cass. sent. n. 11428 del 18/06/2004.

[2] Cass. sent. n. 4555 del 25/02/2009.

[3] C. Cost., sent. n. 286/1987.

[4] Cass. sent. 20477/2020.

[5] Cass. ord. n. 8263/2020.

[6] Cass. sent n. 9493/2020.


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