Diritto e Fisco | Articoli

Reati contro il sentimento per gli animali

10 Dicembre 2020 | Autore:
Reati contro il sentimento per gli animali

L’ordinamento giuridico italiano promuove e disciplina la tutela penale degli animali, condannando l’uccisione, gli atti di crudeltà contro di essi e i maltrattamenti.

La materia relativa alla tutela giuridica degli animali è stata innovata nel 2004 con l’introduzione nel codice penale del Titolo IX Bis, il quale ha modificato ed inasprito la disciplina riguardante, in generale, il maltrattamento degli animali [1]. In particolare, le pene prima previste erano delle semplici contravvenzioni, punibili con un’ammenda e per le quali era possibile ricorrere al patteggiamento ed all’oblazione e, quindi, all’estinzione del reato.

Oggi, invece, i reati contro il sentimento per gli animali rappresentano dei veri e propri delitti, laddove l’oggetto giuridico tutelato è rappresentato, appunto, dal sentimento delle persone verso gli animali, cioè dalla sensibilità degli esseri umani nei confronti degli animali.

La ratio legis è da rintracciarsi nell’acquisizione da parte del legislatore italiano, della consapevolezza che gli animali sono degli esseri senzienti, cioè capaci di provare dolore e sofferenza, anche psicologica. Perciò, sono state introdotte nuove norme nel codice penale al fine di colmare le precedenti lacune esistenti in materia.

I reati contro il sentimento per gli animali si consumano sia quando viene cagionata la morte dell’animale sia quando si organizza semplicemente l’evento che ne causa la morte. Inoltre, la giurisprudenza ha ritenuto perseguibile penalmente anche il proprietario dell’animale che lo costringe a vivere in un ambiente non adatto perché angusto oppure sporco.

Come si configura il reato di uccisione di animali

Il Codice penale prevede il reato di uccisione di animali, stabilendo che chiunque, per crudeltà o senza necessità, uccide un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni [2]. Tale previsione comprende sia la condotta omissiva sia quella commissiva, comunque oggettivamente idonea a provocare la morte dell’animale, a prescindere dalle modalità di esecuzione.

Il delitto si consuma nel momento e nel luogo in cui si verifica l’evento e la legge punisce la morte dell’animale se provocata per:

  • crudeltà, cioè con modalità o per motivi che urtano la sensibilità umana. In merito la Suprema Corte ha stabilito che la crudeltà deve essere di per sé caratterizzata dalla spinta di un motivo abbietto e futile. Nella fattispecie sono ricomprese le condotte che si rivelano espressione di particolare compiacimento o di insensibilità, con atti concreti di crudeltà, ossia l’inflizione di gravi sofferenze fisiche senza giustificato motivo [3];
  • senza necessità. Per la definizione di tale concetto occorre avere riguardo non solo a quanto previsto dal codice penale in ordine allo stato di necessità [4] ma anche a quanto stabilito dalla Cassazione. Per la Suprema Corte, infatti, il concetto di necessità identifica ogni altra situazione che induce all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per evitare un danno alla persona propria o altrui o ai propri beni, quando tale danno l’agente ritenga altrimenti inevitabile [5].

Ne consegue che non rientrano nella fattispecie delittuosa in esame casi quali ad esempio la morte dell’animale cagionata accidentalmente – vedi l’automobilista che uccide con il proprio veicolo un cinghiale che gli attraversa improvvisamente la strada -, oppure la soppressione provocata dal veterinario mediante l’iniezione di un farmaco letale, al fine di risparmiare inutili sofferenze all’animale.

Viene punita solo l’uccisione volontaria o dolosa, cioè quella nella quale è riscontrabile la volontà di uccidere l’animale, oltre che crudele. Gli altri tipi di uccisioni, invece, se colpose o giustificate per il bene dell’animale, non costituiscono reato.

Quando l’uccisione di animali è giustificata dalla necessità sociale

La legge che ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico il reato di uccisione di animali ha previsto, altresì, una serie di ipotesi nelle quali sussiste una presunzione di necessità sociale. Nello specifico, si tratta della caccia, della pesca, dell’allevamento, del trasporto, della macellazione, della sperimentazione scientifica, dei giardini zoologici, ecc.

In tali casi, quindi, non si applicano le disposizioni previste dal Titolo IX Bis del codice penale, ivi compreso l’articolo che disciplina il reato di uccisione di animali.

È punita l’uccisione delle specie selvatiche protette?

L’uccisione di un animale appartenente a una specie selvatica protetta è punita con la pena dell’arresto da uno a sei mesi o di un’ammenda fino a 4.000 euro al pari della cattura e della detenzione.

Rimangono escluse dall’applicazione della sanzione le ipotesi consentite e quelle in cui l’azione è limitata a una quantità trascurabile di esemplari tale da non avere alcun impatto di rilievo sullo stato di conservazione della specie [6].

In cosa consiste il reato di maltrattamento di animali?

Il reato complementare all’uccisione di animali è quello relativo al loro maltrattamento [7]. Tale fattispecie delittuosa è stata introdotta nel 2004 e successivamente modificata da una normativa del 2010 [8]. In particolare, il Codice penale punisce chi per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione a un animale oppure lo sottopone a sevizie o a comportamenti, a fatiche o a lavori insopportabili per le sue stesse caratteristiche. In tal caso, la sanzione prevista è la reclusione da tre a diciotto mesi o una multa da cinquemila a trentamila euro.

Integra tale tipo di reato ogni condotta che:

  1. provoca una lesione, vale a dire una ferita o una malattia ma anche una sofferenza diversa. La giurisprudenza ha chiarito che le lesioni non devono essere necessariamente fisiche bensì è sufficiente che l’animale soffra, come ad esempio quando prova paura o patimento. La norma, infatti, mira a tutelare l’animale quale essere vivente in grado di percepire dolore anche nel caso di lesioni di tipo ambientale e comportamentale [9];
  2. sottopone un animale a sevizie o comportamenti o fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche eziologiche. Da questo punto di vista, assume rilievo qualsiasi azione incompatibile con il comportamento della specie di riferimento come ricostruito dalle scienze naturali [10].

Rientrano, quindi, nel reato di maltrattamento di animali sia le aggressioni fisiche, come calci, bastonate e percosse sia le sevizie come privare l’animale del cibo, farlo vivere in ambienti angusti o sporchi, sottoporlo a fatiche che non è in grado di sopportare.

I concetti di crudeltà e di assenza di necessità vanno intesi nel senso già sopra evidenziato a proposito del reato di uccisione di animali.

La stessa pena prevista per il reato di maltrattamento si applica anche a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate oppure li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.

Vale la pena evidenziare come il reato di maltrattamento di animali prima della modifica legislativa, era disciplinato dall’art. 727 c.p. che, invece, ora prevede il reato di abbandono di animali. La vecchia disposizione rientrava nelle contravvenzioni di polizia e non tutelava gli animali bensì la morale umana, che poteva essere potenzialmente lesa dalla visione di episodi di maltrattamenti verso gli animali.

Reato di maltrattamento di animali: quali sono le aggravanti

La pena prevista per il reato di maltrattamento di animali è aumentata della metà se dalle lesioni, dalle sevizie, dai comportamenti, dalle fatiche vietate o dai lavori insopportabili deriva la morte dell’animale.

È ovvio che la morte dell’animale deve essere colposa e non voluta, cioè non deve essere dolosa, poiché in questo caso si configurerebbe il reato di uccisione di animali.

Come si procede per il reato di maltrattamento di animali

Il reato di maltrattamento di animali è perseguibile d’ufficio, nel senso che una volta che l’autorità giudiziaria è venuta a conoscenza del fatto in astratto riconducibile a tale fattispecie delittuosa, procede automaticamente nelle indagini senza necessità di ulteriore impulso da parte delle persone eventualmente offese.

Chiunque può segnalare la notizia di reato all’autorità giudiziaria mediante denuncia alla polizia di Stato, ai carabinieri, al corpo forestale, ecc. È possibile anche presentare denuncia, rivolgendosi ad un’associazione animalista o ad uno dei tanti enti riconosciuti che hanno come scopo la tutela degli animali.

Se si viene a conoscenza del reato durante lo svolgimento di specifiche mansioni come, ad esempio, può accadere per i veterinari o per i dipendenti delle aziende sanitarie locali, la denuncia è obbligatoria.

L’organo competente a decidere è il tribunale in composizione monocratica.

Quali sono gli altri tipi di reati contro il sentimento per gli animali

Esistono, poi, altre tipologie di reati contro il sentimento per gli animali, perseguibili penalmente.

Si tratta dei delitti derivanti dall’attività di organizzazione o promozione di spettacoli o di manifestazioni che comportano sevizie o sofferenze per gli animali (spettacoli o manifestazioni vietati) [11]. In questo caso, la pena prevista è la reclusione da quattro mesi a sei anni e la multa da 3.000 euro a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti delittuosi sono commessi nell’ambito di scommesse clandestine o al fine di trarre profitto per sé o ad altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale.

Poi, vi sono i delitti derivanti dall’attività di promozione, organizzazione, direzione di combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali, che possono metterne in pericolo l’integrità fisica (divieto di combattimento tra animali) [12]. In tale ipotesi, il reato è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 euro a 160.000 euro. Anche per questa tipologia delittuosa è previsto un aumento della pena da un terzo alla metà se le attività sono compiute in concorso con minorenni o persone armate, oppure se sono promosse utilizzando riprese video o qualsiasi tipo di materiale contenente scene o immagini di combattimenti o di competizioni o anche se il colpevole riprende o registra i combattimenti o le competizioni.

Nell’ambito del reato in esame rientrano anche l’allevamento o l’addestramento di animali da destinare sotto qualsiasi forma o anche per il tramite di terzi, alla partecipazione a combattimenti. In tale ipotesi la pena prevista è quella della reclusione da tre mesi a due anni e la multa da 5.000 euro a 30.000 euro, che si applica pure ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni, se consenzienti. È, altresì, punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 euro a 30.000 euro chiunque organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni.

Quando si ha la confisca dell’animale

È obbligatoria la confisca dell’animale nei casi in cui vi sia condanna per un delitto contro i sentimenti per gli animali, salvo che si dimostri che lo stesso appartiene a persona estranea al reato.

Se il colpevole svolge un’attività inerente il trasporto, il commercio o l’allevamento di animali, è prevista una pena accessoria consistente nella sospensione dell’attività da tre mesi a tre anni. In caso di recidiva, inoltre, è disposta l’interdizione dall’esercizio delle attività medesime [13].


note

[1] L. n. 189/2004.

[2] Art. 544-bis. cod.pen.

[3] Cass. pen. sent. n. 601 dell’11.10.1996 e n. 9668 del 19.06.1999.

[4] Artt. 52 e 54 cod.pen.

[5] Cass. pen. sent. n. 1010 del 28 febbraio 1997, sent. n. 50329 del 29.10.2015 e sent. n. 49672 del 26.04.2018.

[6] Art. 727-bis cod. pen.

[7] Art. 544-ter cod. pen.

[8] L. n. 210/2010.

[9] Cass. pen. sent. n. 46291/2003; Trib. pen. Torino 25.10.2006.

[10] Cass. pen. sent. n. 5979/2013.

[11] Art. 544–quater cod. pen.

[12] Art. 544–quinquies cod. pen.

[13] Art. 544–sexies cod. pen.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube