Diritto e Fisco | Articoli

Qual è lo scopo dello Spid?

7 Ottobre 2020 | Autore: Daniele Nuzzolese
Qual è lo scopo dello Spid?

Come e perché è nato il Sistema pubblico di identità digitale: dall’idea alla messa in opera. Come richiederlo e cosa è possibile fare con l’identità digitale. 

Blocco del turn over e quota 100 hanno irrimediabilmente condotto verso l’impoverimento della forza lavoro. Questa svalutazione ha avuto un notevole impatto sulla gestione e lo svolgimento delle pratiche che, quando non fanno spola tra un ufficio e l’altro delle varie amministrazioni, giacciono intoccate sulle scrivanie. Visti i rallentamenti e gli altri disagi che una situazione del genere stava provocando, si è iniziato a parlare di implementazione digitale dei servizi offerti dalle PA. Da quel momento in avanti, su qualunque tipo di mass-media, cartaceo, radiofonico o televisivo, ha cominciato a fare la sua comparsa un nuovo acronimo.

Probabilmente, anche tu avrai sentito parlare dello Spid e della possibilità di fruire di servizi e benefici a portata di click. Se anche tu ti stai chiedendo qual è lo scopo dello Spid, nel corso dell’articolo affrontiamo proprio questo argomento. L’obiettivo è duplice: da una parte, vogliamo offrirti una panoramica approfondita relativa all’identità digitale; dall’altra, l’intenzione è di rispondere a quei quesiti che ci si pone quando si hanno rapporti con le istituzioni locali: quanto tempo devo aspettare? È un’operazione molto costosa? A cosa serve?

Storia dello Spid: dalla proposta all’attuazione

Acronimo di Sistema pubblico di identità digitale, lo Spid è, per molti versi, la soluzione a una burocrazia nazionale invischiata in contorsioni pedanti, spesso inutili e poco produttive.

Lo Spid nasce da un’intuizione di Stefano Quintarelli, già pioniere della diffusione di internet e della liberalizzazione del wifi in Italia. Nel marzo del 2013, l’informatico e imprenditore di origine veronese, in qualità di parlamentare, inserisce nella propria agenda politica la necessità di lavorare a un sistema unico per l’identificazione degli utenti.

È solo l’inizio di lavori serrati che trasformeranno la proposta in un’azione concreta e operativa. Dopo aver coinvolto aziende, cittadini e associazioni di consumatori, il 24 ottobre del 2014 la proposta del deputato centrista inizia il suo percorso verso l’attuazione [1].

A poco meno di un anno dall’avvio dei tavoli di discussione, il 28 luglio del 2015 l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) [2], presieduta dallo stesso Quintarelli, stabilisce quattro punti fondamentali nella regolazione dello Spid. Giungono, per cominciare, i primi gestori accreditati, grazie ai quali gli utenti potranno poi autenticarsi. Oltre alle regole tecniche e alle modalità attuative, si chiariscono anche alcuni punti oscuri: come, per esempio, la possibilità di far convogliare nella nuova identità digitale gli account attivati presso provider preesistenti.

Tra il primo provvedimento attuativo del 2014 e la regolamentazione dell’anno successivo, si colloca una vittoria importante messa a punto dall’AGID [3]. Si tratta della possibilità di utilizzare lo Spid come identità valida anche a livello europeo.

Questo significa che, a prescindere dalla residenza in uno dei Paesi membri della Comunità europea, l’identità digitale può essere utilizzata per accedere ai servizi online predisposti sia dalle amministrazioni pubbliche locali, sia dagli erogatori privati.

Come richiedere lo Spid: requisiti, scelta del gestore e tempi medi di attivazione

Lo Spid può essere richiesto solo da chi ha compiuto la maggiore età e, come abbiamo visto, non osta al suo ottenimento la residenza all’estero.

Prima di poter avere una identità digitale, occorre scegliere l’Identity Provider (IP) presso cui riconoscersi. Si tratta della società di web-hosting responsabile di fornire l’utenza digitale e quelle oggi accreditate dall’AGID sono Aruba, InfoCert, IntesaID, Lepida, Namirial, Poste, Sielte, SpidItalia e Tim.

La scelta tra questi gestori è legata a diversi fattori e, in genere, a fare la differenza è il livello di sicurezza necessario (o richiesto) e la modalità di riconoscimento, da effettuarsi di persona o da remoto.

In fatto di sicurezza, è possibile scegliere tra tre livelli di identità. Al primo livello si accede inserendo soltanto il nome utente e la password. Per accedere al secondo, invece, oltre ai dati del primo livello, occorre anche una One-Time Password (OTP), un codice usa e getta che permette di avviare una sessione di lavoro. In passato, la OTP era generata da un dispositivo fisico che l’utente doveva portare sempre con sé per creare una password temporanea. Da qualche anno, i provider identity hanno creato delle app specifiche da scaricare sul proprio smartphone per originare una OTP.

Infine, per accedere al terzo livello di sicurezza, attualmente erogato solo da Aruba, Poste e Sielte, le società di data center provvedono a creare una specifica card con un codice univoco associato allo Spid dell’utente.

Per quanto riguarda il riconoscimento, può essere effettuato:

  • di persona, recandosi in un ufficio e seguendo la procedura affiancati da un operatore. In alternativa, è possibile utilizzare un servizio di riconoscimento a domicilio svolto da un portalettere. La prima soluzione è gratuita, qualunque sia il provider scelto; la seconda, invece, è a pagamento;
  • via webcam, ricordando che non tutti i gestori accreditati permettono questo tipo di riconoscimento. In ogni caso, questo metodo di identificazione non è mai gratuito e viene effettuato davanti a una telecamera digitale (da PC, smartphone o tablet);
  • utilizzando tecnologie di sicurezza e anticontraffazione, come la Carta d’Identità Elettronica (CIE), la Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o la firma digitale.

Una volta scelto l’IP, stabilito il livello di sicurezza ed effettuato il riconoscimento, i tempi medi per l’attivazione dello Spid sono irrisori e occorrono, al massimo, 20 minuti.

Scopo dello Spid

Lo scopo dello Spid è quello di facilitare l’accesso ai servizi pubblici e snellire la burocrazia cartacea tutelando al contempo i dati personali e la privacy dei detentori di un’identità digitale. In questo modo, si fa piazza pulita di ogni altro tipo di profilo informatico.

Prima dello Spid, per accedere al portale del proprio Comune, occorrevano un account e una password specifici. Alcune comunicazioni, poi, potevano essere effettuate solo tramite PEC. E se poi si voleva richiedere un contributo a fondo perduto, l’utente doveva effettuare una registrazione preventiva con credenziali apposite sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Con l’introduzione dello Spid, il privato cittadino ha una sola identità digitale, con la quale gestire i rapporti con le diverse PA.

Nonostante la difformità dell’offerta da parte degli enti di prossimità, le pubbliche amministrazioni viaggiano verso l’omologazione dei servizi erogati: da quelli sociali a quelli del territorio e dell’ambiente, senza dimenticare istruzione e sanità.

Il Lazio è la regione con il più alto numero di servizi offerti (3640), seguita da Lombardia (629) e Sardegna (366). Fanalino di coda sono Molise, Umbria e Valle d’Aosta, che invece non mettono a disposizione alcuna prestazione.

Nel computo non rientrano i servizi offerti dagli enti nazionali, come l’Agenzia delle Entrate, l’Inail e l’Inps, per il quale lo switch off di tutte le credenziali passate avverrà nel mese di ottobre. Questi tre istituti, raggiungibili anche a mezzo app, mettono a disposizione un cruscotto che sostituisce virtualmente gli spazi fisici degli sportelli di quegli enti.

In questo modo, e solo per fare alcuni esempi, da qualsiasi dispositivo mobile è possibile controllare la propria posizione debitoria col Fisco, avviare le procedure per ottenere la Naspi o sottoscrivere una polizza assicurativa contro gli infortuni domestici.

Tornando alle amministrazioni pubbliche locali, i servizi offerti da queste ultime sono talmente vari da non poterli elencare tutti, ma possono essere raggruppati secondo una schematizzazione del genere:

  • settore agro-ittico-alimentare;
  • ambiente;
  • economia e finanza;
  • popolazione;
  • sanità;
  • istruzione.

In merito al settore agro-ittico-alimentare, avendo lo Spid, alcuni enti (si pensi alla Regione autonoma della Sardegna) permettono di accedere ai finanziamenti dei programmi di sviluppo rurale e ai fondi europei destinati al settore agricolo.

Per quanto riguarda l’ambiente, invece, possedendo l’identità Spid, regioni come l’Emilia Romagna permettono di gestire online tutte le pratiche legate all’edilizia, comodamente dal PC di casa.

In materia di economia e finanza, lo Spid consente di gestire le fatture elettroniche, versare le tasse, monitorare lo stato del pagamento dei tributi e precompilare il modello 730 Unico. Tutto da un unico punto di accesso e senza doversi spostare da un ufficio all’altro, con notevole riduzione in termini di tempo e impegno.

Molto apprezzati, oltre che utili, sono i servizi che gli enti pubblici mettono a disposizione dei privati cittadini dotati di Spid. Accedendo al portale online del proprio Comune, è possibile consultare e scaricare certificati ed estratti di stato civile, oppure, semplicemente, accedere alla rete wifi locale.

Con lo Spid è possibile avere vantaggi anche in ambito di salute pubblica, visto che è possibile accedere al proprio Fascicolo sanitario elettronico (Fse). Con 19 regioni all’attivo e più di 279 milioni di referti digitalizzati, ben si comprende quanto l’identità digitale sia utile a velocizzare lo scambio di informazioni tra professionisti, ma anche a tagliare i costi della sanità.

Infine, anche l’istruzione beneficia delle innovazioni apportate dallo Spid. Molteplici sono le possibilità in questa sfera e qui ci limitiamo a sottolineare la comodità di presentare domanda per avere contributi validi all’acquisto di libri di testo, gestire il registro elettronico con la propria identità digitale oppure usufruire del Bonus Cultura 18app.

Con l’introduzione del Reddito di cittadinanza, inoltre, lo Spid è indispensabile per richiedere il sussidio minimo, gestire la pratica e controllare accrediti e residui. Il tutto, direttamente da casa.

Resta da ricordare che lo Spid è diventato un requisito essenziale per partecipare a gran parte dei concorsi pubblici indetti dalle pubbliche amministrazioni di tutta Italia.



Di Daniele Nuzzolese

note

[1] DPCM n. 285/2014.

[2] Determinazione AGID n. 44/2015.

[3] Regolamento europeo elDAS n. 910/2014.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube