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Allergia al grano: sintomi, cause e dieta

28 Ottobre 2020 | Autore:
Allergia al grano: sintomi, cause e dieta

Campanelli d’allarme, fattori di rischio, diagnosi, conseguenze e prevenzione. La normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari.

Hai una sensazione di prurito e di bruciore sul viso; in particolare, su bocca, naso e occhi. Hai riscontrato alcune difficoltà respiratorie come dispnea e asma. In più, sono comparsi alcuni disturbi del tratto gastrointestinale come crampi, flatulenza, nausea, vomito e diarrea.

A prima vista, questi sintomi potrebbero essere ricondotti alla malattia celiaca o alla sindrome dell’intestino irritabile, ma potrebbe anche trattarsi dell’allergia al grano. Pertanto, è importante un’attenta diagnosi. Per maggiori chiarimenti, è il caso che tu ti rivolga al tuo medico di fiducia. L’esperto potrà analizzare il tuo quadro clinico e verificare di cosa si tratta.

Devi sapere che oltre alla forma classica (che si manifesta specialmente nei bambini), esistono alcune manifestazioni particolari dell’allergia al grano, come: l’asma del panettiere che colpisce i polmoni e causa insufficienza respiratoria (provocata da una reazione allergica ai pollini del grano); l’anafilassi grano-dipendente che può scatenare uno shock anafilattico (causata dal consumo di prodotti contenenti il grano durante l’esercizio fisico, in condizioni di sforzo); l’esofagite eosinofila (un’infiammazione diffusa della mucosa esofagea) per cui il grano può essere un fattore scatenante.

Come bisogna intervenire in questi casi? Quali sono le terapie consigliate dagli esperti? Come comportarsi a tavola?

Prosegui nella lettura del mio articolo per saperne di più sull’allergia al grano: sintomi, cause e dieta. Approfondiremo l’argomento nell’intervista al dr. Francesco Valitutti (pediatra gastroenterologo), dirigente medico di I livello di Pediatria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno e membro dello Special Interest Group per lo studio della Celiachia dell’European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition.

Dopo l’intervista allo specialista, ti parlerò della normativa relativa all’etichettatura dei prodotti alimentari.

Cos’è l’allergia al grano?

Come le altre allergie alimentari o respiratorie, l’allergia al grano è una patologia caratterizzata da una risposta esuberante del sistema immunitario nei confronti di proteine alimentari, nella fattispecie proteine del grano. Responsabili di questa risposta sono le Immunoglobuline (anticorpi) di classe IgE insieme ad alcune cellule quali mastociti ed eosinofili. Biologicamente programmato per contrastare le infezioni parassitarie, questo comparto immunitario viene a trovarsi attivato in maniera distorta nelle risposte allergiche.

Quali sono i sintomi dell’allergia al grano?

I sintomi, sempre conseguenti all’ingestione di grano, possono insorgere entro 3 ore ed essere molto variegati: da reazioni cutanee quali orticaria a manifestazioni intestinali quali vomito, diarrea, dolore addominale. Alcuni soggetti possono sperimentare anche disturbi respiratori quali rinite e broncospasmo.

Nelle forme più severe, si può manifestare shock anafilattico, ovvero una risposta generalizzata dell’organismo con possibile compromissione delle funzioni vitali, caratterizzata da edema (gonfiore) della glottide, con conseguente distress respiratorio acuto, e ipotensione. Sono questi i casi in cui si rende necessaria la terapia con adrenalina intramuscolare e i pazienti vanno correttamente istruiti ad una pronta automedicazione con apposite penne ad erogazione facilitata di farmaco.

Una variante a sé stante è poi l’asma del fornaio, patologia esclusivamente respiratoria caratterizzata da broncospasmo a seguito di inalazione di proteine del grano nelle vie aeree.

Quali sono le cause dell’allergia al grano?

Alla base vi è una disfunzione immunitaria, dettata da una predisposizione genetica, con una certa esuberanza di risposta nei confronti di proteine alimentari innocue. Sembrano proteggere nei confronti dello sviluppo delle allergie l’allattamento al seno e una dieta infantile variegata con assunzione congrua di fibre dopo lo svezzamento.

Quali sono le analisi da fare per la diagnosi di allergia al grano?

Come in tutte le allergie alimentari, la diagnosi andrebbe fatta dopo test di provocazione orale sotto la supervisione attenta di uno specialista, in un contesto ospedaliero o comunque ambulatoriale attrezzato.

Sicuramente, i prick test cutanei oppure le IgE specifiche su prelievo ematico sono di ausilio nell’orientamento diagnostico. La loro positività tende a confermare il sospetto diagnostico e, in presenza di una positività marcata, è informativa di un possibile rischio di anafilassi. Vi possono però essere casi in cui i soggetti manifestano una positività dei test suddetti senza essere di fatto allergici: in tali circostanze, si tratta di una “sensibilizzazione” che non deve necessariamente etichettare i pazienti come allergici al grano.

Sicuramente rare in età adulta, ma meno infrequenti nel bambino, sono le forme di allergie alimentari non IgE mediate (ad esempio, Fpies: Food protein induced-enterocolitis syndrome) per le quali l’unica misura diagnostica è il test di provocazione orale (in quanto i prick e le IgE specifiche del sangue sono negativi) ed in cui si assiste spesso ad una reazione sintomatologica più tardiva (>3 ore).

Quali alimenti è possibile consumare e, al contrario, quali sono gli alimenti da evitare?

Gli alimenti da evitare sono tutti quelli che contengono grano. Gli alimenti senza glutine sono in linea di massima destinabili anche ai soggetti con allergia al grano, ma è bene tener presente che questi ultimi possono assumere anche altri cereali non consentiti invece al celiaco (es. orzo). La dieta dovrà essere quanto più variegata possibile ed equilibrata da un punto di vista calorico al fine di evitare possibili deficit di macro/micronutrienti.

Quali farine usare? Quali accorgimenti mettere in pratica in cucina?

È possibile usare qualsiasi farina di cereali o pseudocereali purché non sia contaminata con il grano. Anche dosi minime nei soggetti particolarmente sensibili possono scatenare la reazione allergica. Se in famiglia c’è un soggetto allergico al grano, è bene compartimentalizzare bene gli alimenti al fine di prevenire contaminazioni involontarie nella preparazione o conservazione degli alimenti.

In caso di allergia al grano, quale dieta bisogna seguire? 

Una dieta mediterranea che rispetti la piramide alimentare e che preveda gli stessi fabbisogni di carboidrati complessi pur sostituendo la pasta e il pane con altri cereali (riso, mais, quinoa, avena) o ricorrendo a succedanei di pane e pasta reperibili in commercio che siano senza grano in etichetta.

Che differenza c’è tra allergia al grano, celiachia e sensibilità al grano/glutine?

L’allergia al grano è una patologia caratterizzata da una risposta esuberante del sistema immunitario con produzione di anticorpi IgE contro il grano: i sintomi insorgono in maniera repentina (entro 3 ore dall’ingestione) e nei casi severi può essere necessario il ricorso all’adrenalina per prevenire lo shock anafilattico.

La celiachia è una malattia autoimmune sistemica glutine-dipendente che colpisce soggetti geneticamente predisposti, fa registrare una produzione di anticorpi specifici e determina il danno progressivo della superficie intestinale (mucosa). I sintomi possono non essere immediati dopo l’ingestione di glutine e non c’è rischio di anafilassi.

Nella sensibilità al grano/glutine non celiaca non c’è tale predisposizione genetica, non si registra una risposta anticorpale specifica (neanche IgE) e non esiste danno intestinale: vi è solo un corteo di sintomi all’esposizione al grano e la loro scomparsa a dieta di esclusione. In genere, i sintomi della sensibilità al grano non insorgono così tempestivamente come nell’allergia al grano (>3 ore dopo ingestione) e non c’è rischio di anafilassi.

Quali sono i rischi e le possibili conseguenze di un’allergia al grano non curata?

I rischi sono immediati, legati ai sintomi acuti possibili (vomito, diarrea, crampi addominali) e allo spettro più severo dell’allergia al grano, ovvero il rischio di shock anafilattico con compromissioni delle funzioni vitali e necessità di supporto terapeutico tempestivo con un farmaco salvavita quale l’adrenalina intramuscolo.

È possibile prevenire l’allergia al grano?

Diversi studi hanno concentrato l’attenzione su questa problematica, senza però ottenere ad oggi risposte pienamente esaustive. Sebbene la predisposizione genetica sia molto rilevante, l’allattamento al seno prolungato e l’introduzione del grano tra i 6 e i 9 mesi di vita, in associazione ad una dieta variegata con congruo consumo di fibra dopo lo svezzamento, proteggerebbero in un certo qual modo dallo sviluppo di allergie.

Le fibre alimentari fungono da prebiotici e favoriscono quindi il corretto sviluppo del microbioma intestinale (la vecchia flora batterica intestinale), auspicabilmente ben equilibrata e con una rappresentazione ottimale di specie protettive quali bifidobatteri e lattobacilli.

Etichettatura dei prodotti alimentari

Dopo l’intervista sull’allergia al grano al dr. Valitutti, a seguire ti parlerò della normativa che riguarda le informazioni da riportare sull’etichetta dei prodotti alimentari.

Il Regolamento UE 1169/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativo alla fornitura delle informazioni sui prodotti alimentari, stabilisce l’obbligo di evidenziare, nella lista degli ingredienti, gli allergeni presenti nei prodotti alimentari. Tuttavia, il Regolamento prevede una deroga all’obbligo di fornire informazioni sugli allergeni, ovvero quando il nome del prodotto alimentare fa chiaramente riferimento alla sostanza o al prodotto in questione.

C’è da precisare che non sono prese in considerazione solo le sostanze elencate come allergeni alimentari ma anche i prodotti derivati. Cosa si intende per “prodotti derivati”? Si fa riferimento a tutti quei prodotti che provengono da un ingrediente allergenico o a quei prodotti ottenuti dopo una o più fasi di lavorazione.

Se si tratta di ingredienti derivati da cereali contenenti glutine, bisogna dichiarare il nome specifico del cereale (grano, segale, orzo, avena). La parola «glutine» può essere aggiunta su base volontaria. Ad esempio: farina di frumento (contiene glutine).

Se il glutine viene aggiunto come ingrediente, deve essere indicato il nome del cereale da cui il glutine proviene: ad esempio, glutine (grano) o glutine di frumento, ecc.

Attenzione: le informazioni sugli allergeni devono essere fornite dall’operatore del settore alimentare, non possono essere date soltanto su richiesta del consumatore.

Passiamo ora agli alimenti non preimballati, serviti da ristoranti, mense ecc. In questo caso, l’indicazione delle sostanze o dei prodotti, di cui all’allegato II del medesimo regolamento, è obbligatoria. Questa indicazione deve essere fornita prima che l’alimento venga servito al consumatore finale, pertanto deve essere apposta su: menù, registro, apposito cartello o altro sistema equivalente (anche digitale) da tenere bene in vista. Qualora vengano utilizzati sistemi digitali, «le informazioni fornite dovranno risultare anche da una documentazione scritta e facilmente reperibile sia per l’autorità competente sia per il consumatore finale», precisa il Regolamento.

Restano aperte due questioni:

  • quella relativa alla presenza accidentale e non intenzionale di allergeni;
  • quella relativa alla presenza inaspettata di allergeni alimentari, dovuta a contaminazione.

Proprio perché è molto alto il rischio della presenza di allergeni nascosti negli alimenti confezionati, molti consumatori e associazioni hanno richiesto l’indicazione delle informazioni relative alle modalità di produzione dei prodotti alimentari.



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