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Che fare se al piano di sopra camminano coi tacchi di notte?

7 Ottobre 2020
Che fare se al piano di sopra camminano coi tacchi di notte?

Rumori in condominio: come agire contro il vicino che non consente di dormire perché cammina con le scarpe fino a tarda sera.

Il sonno può essere disturbato dal camion della spazzatura che passa per raccogliere i rifiuti, dal latrato di qualche cane randagio, dal rombo furioso di una moto sotto casa o dai vicini. Proprio questi ultimi – specie quando le abitazioni sono tra loro contigue – sono i principali responsabili dell’insonnia di chi, magari anziano o costretto ad alzarsi presto, è solito addormentarsi nelle prime ore della sera. In questi casi, la legge corre in soccorso di chi viene molestato. Ma che fare se al piano di sopra camminano coi tacchi di notte? 

Il ticchettio delle scarpe non può certo essere equiparato al rumore di una televisione o di uno stereo ad alto volume, eppure può essere altrettanto molesto al pari di una zanzara vicino all’orecchio. Esiste una legge che ci tutela?

La risposta non è così semplice come potrebbe, a prima vista, sembrare. Dobbiamo innanzitutto considerare che, il più delle volte, la capacità di propagazione del rumore da un appartamento all’altro dipende, più che dalla cattiva educazione delle persone, dalle caratteristiche dell’edificio e dai materiali con cui è stato costruito. Quando ci si accorge che le pareti verticali o i massetti orizzontali sono talmente sottili da non arginare i rumori provenienti dagli appartamenti confinanti è spesso troppo tardi per fare causa alla ditta che ha realizzato il palazzo. La responsabilità di quest’ultima per i difetti di costruzione si estende, infatti, fino al decimo anno dalla realizzazione dell’opera.

A termini scaduti, allora, se non si intende insonorizzare il proprio appartamento, non si può che invocare la collaborazione del vicino. Collaborazione che non sempre viene prestata. Ed allora, in tali ipotesi, è bene chiedersi fin dove ci si può spingere, dinanzi al giudice, a chiedere tutela. La legge che protegge dai rumori nei condomini si estende anche nei confronti di chi cammina con le scarpe di notte? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Legge sui rumori nei condomini

L’unica norma che disciplina i rumori nei condomini è l’articolo 844 del Codice civile. Questo recita testualmente: «Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di (…) rumori derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi».

Detto in parole molto più semplici, la norma sta a significare che i rumori che rientrano nella normale tollerabilità devono considerarsi leciti, mentre quelli intollerabili sono da ritenere illeciti. 

Sembra una cosa scontata: tutto ciò che non si può tollerare non può essere conforme alla legge che tutela i diritti dei proprietari. E la proprietà – si sa – è anche il diritto più ampio che il nostro ordinamento conosca.

Il senso della norma è, invece, quello di scaricare la patata bollente sul giudice: sarà quest’ultimo a stabilire, sulla base delle condizioni dei luoghi e dell’esperienza, quale rumore possa considerarsi tollerabile e quale non. Alla fine, la valutazione viene fatta sulla base di alcuni indici empirici come la durata dei rumori, l’entità degli stessi rispetto al rumore di fondo (quello che proviene dalla strada, rispetto al quale deve essere superiore di 3 decibel), l’orario in cui il rumore si diffonde (di notte, chiaramente, i rumori sono più intollerabili), la collocazione geografica dell’appartamento (in un’area residenziale, caratterizzata dall’assenza di rumori esterni, è più facile venire molestati dal chiasso dei vicini rispetto a un’area urbana).

Sulla base dunque di tali elementi, il tribunale valuterà, caso per caso, se il rumore lamentato possa dirsi intollerabile, e quindi illecito, o meno.

Che succede se il rumore è intollerabile?

Un ultimo passaggio prima di spiegare che fare se al piano di sopra camminano coi tacchi di notte. Una volta che il giudice ha accertato che il rumore è intollerabile, condanna la parte responsabile a interrompere le condotte moleste, eventualmente adottando tutti quegli accorgimenti necessari a impedire il ripetersi dell’evento (ad esempio, l’insonorizzazione delle camere).

Oltre a ciò, è possibile chiedere il risarcimento del danno. Ma se l’interdittiva si può domandare in un procedimento d’urgenza (della durata di qualche mese), per il risarcimento è necessaria una causa ordinaria, molto più lunga. In più, i danni vanno dimostrati concretamente e non possono essere presunti nel semplice fatto del rumore. Il che significa che bisognerà fornire la prova della riduzione della qualità di vita, dell’insonnia, dei danni alla salute e così via.

Rumore dei tacchi di scarpe dal piano di sopra: che fare?

Come in ogni giudizio che abbia ad oggetto i rumori, è necessario innanzitutto fornire la prova della molestia. E, nel caso delle scarpe o degli zoccoli, questo potrebbe essere un problema. Innanzitutto perché ci si deve valere o di una perizia fonometrica (fatta da un consulente di parte) o della testimonianza di terzi (non potendo valere quella delle parti in causa). 

La giurisprudenza ha ammesso la possibilità di una condanna nei confronti del responsabile dei rumori basata solo sulle dichiarazioni testimoniali di terzi che abbiano potuto sentire le molestie acustiche. Stante l’impossibilità per l’attore a testimoniare in proprio favore, potrà trattarsi di un ospite o di un parente che abbia dormito qualche notte in quello stesso appartamento.

Superato l’ostacolo della prova, non vi sono problemi ad ottenere una condanna, nei confronti del vicino, ad usare le pantofole, comportamento quest’ultimo che ben potrebbe contemperare le esigenze delle parti in giudizio senza dover procedere a costose opere di ristrutturazione edilizia rivolte a creare un cuscinetto acustico contro i rumori. 

Dunque, anche se la casistica giurisprudenziale è assai scarna in materia, è ben possibile agire contro il vicino che usa le scarpe di notte, insensibile del sonno altrui. A patto, però, che tale fatto possa essere agevolmente provato in corso di causa. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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