Superbonus 110%: le richieste delle banche

7 Ottobre 2020
Superbonus 110%: le richieste delle banche

L’Abi formula alcune proposte per rendere ancora più funzionale la misura. 

Parole d’ordine: semplificazione, stabilizzazione, ampliamento degli incentivi e delle spese detraibili. È quanto propone per il superbonus 110% Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell’Abi, oggi ascoltato dalla commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria.

Le banche rivendicano un ruolo attivo e cruciale nella promozione della sostenibilità ambientale nell’economia. Possono «assumere un ruolo importante nel mitigare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici – ha sottolineato Torriero – attraverso specifiche azioni che riguardano le scelte di investimento e di finanziamento». Il superbonus può rappresentare un’occasione per rilanciare l’economia e sostenere la ripresa; il vicedirettore generale dell’Abi chiede di renderlo ancora più efficace.

Estendere durata e spese detraibili 

La sua prima proposta è quella di renderlo strumento a più lungo termine. «Per favorire gli interventi di efficientamento energetico e conseguire la “transizione verde” – ha spiegato – la chiave di successo delle nuove misure potrebbe risiedere nella loro stabilità e semplificazione. In tal senso, appare utile rinnovare l’invito a una stabilizzazione di questi bonus, estendendone la durata ad annualità successive al 2021». L’ampliamento, a detta del numero due di Abi, non dovrebbe riguardare solo la durata del bonus.

«In termini di maggiore semplificazione, potrebbe essere ampliato il novero delle spese detraibili nella misura del 110%, includendo quelle sostenute a titolo di compenso straordinario spettante all’amministratore di condominio, che si affiancherebbero a quelle connesse al rilascio del visto di conformità, delle attestazioni, delle asseverazioni e, più in generale, alle altre spese professionali richieste dal tipo di lavori effettuati».

Pacchetti chiavi in mano e nuovi incentivi

L’altra esigenza è quella di garantire procedure affidabili, veloci e non farraginose. Torriero interpreta la semplificazione con la fornitura di «pacchetti di servizi tecnici e finanziari»: accelererebbero i tempi di negoziazione dei contratti tra i vari soggetti coinvolti, «riducendo al minimo per questi l’iniziale apporto finanziario».

Gli istituti di credito sono già al lavoro su questo terreno, informa il vicedirettore generale di Abi: «In questo senso si stanno sviluppando molte delle iniziative che le singole banche stanno offrendo ai propri clienti».

Il suggerimento del mondo delle banche è anche quello di prevedere «incentivi per creare un mercato secondario per l’acquisto del credito di imposta», previsto per i superbonus contenuti nel dl Rilancio.

Sciogliere i dubbi 

Non tutto è ancora estremamente chiaro, a fronte del grande interesse che il provvedimento ha suscitato nei tanti che vi vedono un’opportunità. «Permangono alcuni dubbi di carattere interpretativo che, se non risolti, rischiano di incidere sull’efficacia delle nuove misure», fa notare Torriero, che illustra nel dettaglio i nodi critici che andrebbero sanati. Pena: non poter cogliere appieno le potenzialità del bonus.

«Con riguardo all’utilizzo del credito, consentire il riporto in avanti dei crediti non fruiti nell’anno di originaria compensabilità costituirebbe un ulteriore tassello per ridurre il rischio di perdita di valore – secondo il vicedirettore di Abi -. Alternativamente, favorire la nascita di compratori di ultima istanza di elevate dimensioni in grado di acquisire quei crediti che il suo beneficiario non riesce a compensare con le proprie debenze fiscali porterebbe agli stessi risultati e contribuirebbe alla creazione e consolidamento di un efficiente mercato secondario».

«Sotto il profilo della responsabilità – continua Torriero – per quanto sia stata encomiabile la precisazione che i fornitori e i soggetti cessionari rispondano solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto allo sconto praticato o al credito d’imposta ricevuto, permangono ancora dubbi sull’esatta portata del concorso nella violazione previsto nel dl Rilancio».

«L’attuale assenza di chiarimenti formali sul punto pone i presupposti per la richiesta al cedente da parte dei cessionari di quasi tutta la documentazione da questi già conservata ai sensi di legge per l’accertamento fiscale, creando di fatto una duplicazione di natura burocratica che non percorre certamente il solco della semplificazione e determina potenziali dilatazioni dei tempi di perfezionamento della cessione – conclude Torriero -. Pertanto, il tutto necessiterebbe di regole precise anche in termini di esatta compliance alla normativa fiscale, ciò attuerebbe molto velocemente un radicale snellimento degli oneri documentali».



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