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Responsabilità estetista: ultime sentenze

10 Novembre 2020
Responsabilità estetista: ultime sentenze

Qualifica professionale di estetista; lesioni colpose a seguito di reazione allergica; omessa adozione di accorgimenti e cautele; trattamento non correttamente eseguito e danni subiti dal cliente.

Lesioni colpose

Ai sensi dell’art. 24 l. n. 274 del 2000 l’esclusione della competenza per materia del Giudice di pace nei casi di lesioni colpose riconducibili a colpa professionale riguarda le attività che, sia pure professionalmente esercitate, non possano annoverarsi tra le professioni “intellettuali” disciplinate dall’art. 2229 e ss. c.c., tra le quali non può essere ricondotta l’attività di estetista, per il cui esercizio è prevista l’iscrizione nel registro provinciale nelle imprese artigiane; deve, pertanto, riconoscersi, la competenza per materia del Giudice di pace penale nel caso di responsabilità per lesioni colpose riconducibile all’esercizio dell’attività di estetista.

Cassazione penale sez. IV, 13/01/2010, n.13069

Lesioni colpose e responsabilità dell’estetista

Ai sensi dell’art. 24 della L. n. 274/2000 l’esclusione della competenza per materia del Giudice di pace nei casi di lesioni colpose riconducibili a colpa professionale riguarda le attività che, sia pure professionalmente esercitate, non possano annoverarsi tra le professioni “intellettuali” disciplinate dall’art. 2229 e seguenti del Codice Civile, tra le quali non può essere ricondotta l’attività di estetista, per il cui esercizio è prevista l’iscrizione nel registro provinciale nelle imprese artigiane; deve, pertanto, riconoscersi, la competenza per materia del Giudice di Pace penale nel caso di responsabilità per lesioni colpose riconducibile all’esercizio dell’attività di estetista.

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 15/04/2010, n. 13069

Dermatite allergica da contatto

Colui che ha la qualifica professionale di estetista – che quindi gestisce apparecchi elettromeccanici per uso estetico ed utilizza prodotti cosmetici – è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’art. 40, secondo comma, c.p., a tutela della incolumità di coloro che si sottopongono al trattamento estetico, sia in forza del principio del “neminem laedere”, sia nella sua qualità di custode delle stesse attrezzature (come tale civilmente responsabile, per il disposto dell’art. 2051 c.c. dei danni provocati dalla cosa, fuori dall’ipotesi del caso fortuito), sia, infine, quando l’uso delle attrezzature e dei cosmetici dia luogo ad una attività da qualificarsi pericolosa, ai sensi dell’art. 2050 c.c.

Ne discende che l’omessa adozione di accorgimenti e cautele idonei al suddetto scopo, in presenza dei quali un evento lesivo non si sarebbe verificato od avrebbe cagionato un pregiudizio meno grave per l’incolumità fisica dell’utente, costituisce violazione di un obbligo di protezione gravante su tale soggetto.

Posto che l’attività estetica può rivelarsi attività pericolosa, in ragione dei rischi per l’integrità fisica in cui può incorrere chi vi si sottopone, deve in altre parole affermarsi che la posizione di garanzia di cui il titolare o responsabile dell’attività è investito implichi la sicura imposizione di porre in atto quanto è possibile per impedire il verificarsi di eventi lesivi (esclusa, nella specie, la responsabilità di un’estetista per la dermatite allergica da contatto che aveva colpito una cliente durante una seduta in solarium, per l’azione di una crema idratante di cui erano state ignorate le potenzialità invasive degli eccipienti utilizzati, atteso che non era stato accertato che l’avvertimento della potenziale pericolosità delle creme idratanti utilizzate avrebbe potuto evitare l’evento, per la mancata prova che la persona offesa fosse conoscenza del proprio stato).

Cassazione penale sez. IV, 12/05/2015, n.22835

Utilizzo di cosmetici e apparecchiature

L’estetista professionale è titolare di una posizione di garanzia ai sensi dell’art. 40, co. 2 c.p. a tutela della incolumità di coloro che si sottopongono al trattamento estetico, sia in virtù del principio del “neminem laedere”, sia della sua qualità di custode del prodotti cosmetici e degli apparecchi elettromagnetici utilizzati per detto trattamento, il cui uso potrebbe dar luogo ad attività da qualificarsi pericolosa ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2050 c.c., di talché è in astratto configurabile la sua responsabilità per le lesioni causate dai trattamenti estetici praticati in violazione delle regale cautelari di settore introdotte della L. n. 1/1990 e dal D.M.n.110/2011

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 28/05/2015, n. 22835

Responsabilità professionale e risarcimento dei danni

La prestazione che l’estetista rende al cliente è da inquadrare nell’ambito di un contratto d’opera, disciplinato dagli artt. 2222 e ss. c.c.. In caso di trattamento non correttamente eseguito e di danni conseguentemente subiti dal cliente potrà configurarsi una responsabilità contrattuale del soggetto (estetista o centro estetico) con il quale il contratto d’opera è stato stipulato. In particolare, l’esercizio della professione di estetista – Centro Estetico, è regolato dalla L. n. 1 del 1990, al cui art. 1 si prevede espressamente che “l‘attività di estetista comprende tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico”.

Orbene, all’operatore si richiede un alto grado di preparazione e perizia sia nel momento della valutazione preventiva sul tipo di trattamento da applicare (oltre che sulla opportunità/necessità dello stesso) sia poi nell’esecuzione del trattamento stesso. A tale inquadramento, si aggiunge la generale responsabilità extracontrattuale prevista dalla norma di cui all’art. 2043 c.c. laddove, come accaduto nel caso in questione, vi è una lesione del diritto alla salute, tutelato costituzionalmente dall’art. 32 Cost.

Tale danno rientra a pieno titolo nel disposto dell’art. 32 Cost. tra i valori della persona umana considerati inviolabili dalla Costituzione e la sua tutela si attaglia perfettamente alla norma di cui all’art. 1176 c.c., in virtù della quale nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale la diligenza deve valutarsi con riguardo alla “natura dell’attività esercitata”. Ciò detto, nel caso di specie, si è evidenziato come la convenuta, non avendo verificato accuratamente lo stato di salute con adeguata anamnesi della cliente, non aveva correttamente valutato o aveva forse sottovalutato i rischi cui esponeva la paziente, effettuando indiscrinatamente terapie estetiche e non proprio tali. Sussisteva pertanto la fattispecie di responsabilità contrattuale, basata sul fatto che la minore ed i genitori della medesima si erano rivolti ad un Centro estetico sulla base di un contratto intercorrente tra paziente e soggetto deputato ad effettuare il trattamento di “pulizia del viso”, il cui adempimento non risiedeva in forme sacramentali o necessariamente codificate per iscritto ma dalle norme civilistiche che disciplinano l’attività professionale, in questo caso dell’estetista, nell’ambito di un contratto di prestazione d’opera professionale.

Di talché, si è sottolineato come il soggetto giuridico che gestisce il centro estetico risponde di ogni danno derivato al paziente, anche per colpa del dipendente, secondo gli artt. 1176, comma 2, e 2236 c.c.. All’uopo, si è anche ribadito come, in materia di responsabilità per colpa professionale ed in tema di individuazione del nesso causale tra inadempimento della prestazione dedotta in contratto e danno patito, in superamento della tradizionale concezione di certezza degli effetti della condotta omessa, si debba far riferimento alla concezione di probabilità degli effetti prodotti; in altri termini, il criterio per il quale il rapporto causale può e deve essere riconosciuto esiste quando l’inadempimento delle prestazioni, alla luce della realizzazione dell’interesse perseguito, si presenta in termini non necessariamente di assoluta certezza ma in termini di “ragionevole probabilità” di una eventuale e diversa evoluzione della situazione creatasi.

A fronte di siffatto criterio, si è ritenuta provata la condotta negligente da parte dell’operatore e del nesso di causalità, ciò in forza non solo degli accertamenti peritali, che avevano evidenziato come la patologia riscontrata alla minore era dipesa dal trattamento estetico cui la stessa era stata sottoposta, considerato che l’autrice materiale del trattamento era senza guanti e che aveva manipolato direttamente con le unghie le bollicine sul viso che poi premeva. Di talché, si è affermato come la patologia infiammatoria subita dalla minore si poneva come evento concausato alla evoluzione di preesistente “patologia acneica”.

Conseguentemente, in riforma dell’impugnata sentenza, si è ritenuta accertata la responsabilità dei convenuti per fatto esclusivo degli stessi, condannandoli in solido tra loro al risarcimento in favore degli attori, quali esercenti la potestà genitoriale sulla minore, di una data somma.

Corte d’Appello, L’Aquila, Civile, Sentenza, 14/05/2015, n. 48

Apparecchiature elettromeccaniche ad uso estetico

Laddove si consente l’uso di apparecchiature elettromeccaniche ad uso estetico incluse nell’elenco di cui alla legge n. 1 del 1990 in locali aperti al pubblico e quindi alla disponibilità del pubblico stesso dietro pagamento di un corrispettivo, come nel caso di specie, sovviene l’esigenza di un corretto uso delle apparecchiature medesime in presenza di persone dotate della necessaria qualificazione professionale e quindi la necessità di un’autorizzazione comunale per attività di estetista ai fini della verifica della conformità dei locali e delle attrezzature e del personale addetto alle disposizioni di legge, a tutela della sicurezza delle persone e quindi per scongiurare potenziali danni da un uso non corretto che sarebbero soggetti alla responsabilità del gestore.

TAR Toscana – Firenze, Sezione 2, Sentenza, 04/02/2011, n. 223

Estetista: mancanza delle conoscenze necessarie e danni

Il professionista che agisce in difetto delle necessarie conoscenze necessarie perché afferenti ad altro settore scientifico e/o professionale assume su di sé tutti i rischi di questo comportamento negligente, pertanto è responsabile e risponde dei danni cagionati l’estetista che non ha quelle cognizioni mediche che consentano di poter valutare l’opportunità di applicare un prodotto cosmetico piuttosto che un altro alla luce del quadro clinico del cliente.

Tribunale Modena, Civile, Sentenza, 13/09/2007

Rischi conseguenti all’imperizia degli operatori

È condannato al risarcimento dei danni patiti dalla cliente il titolare del centro estetico che, non verificando accuratamente con adeguata anamnesi lo stato di salute della cliente non ha correttamente valutato o ha forse sottovalutato i rischi cui esponeva la stessa effettuando indiscriminatamente trattamenti estetici e non proprio tali, uno dei quali, per la particolare invasività, sarebbe stato di competenza della classe medica e l’altro, che ben avrebbe potuto essere effettuato dall’estetista purché altamente qualificato, proprio in considerazione delle controindicazioni e dei possibili effetti collaterali; tali trattamenti, invece, erano stati effettuati nel Centro da “mani non esperte”, da operatori dei quali il Centro convenuto non aveva dato prova della adeguata specializzazione, esponendo, dunque, la cliente ai rischi conseguenti alla imperizia degli operatori.

Tribunale Lecce, Civile, Sentenza, 09/04/2008



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6 Commenti

  1. Quella maledetta estetista mi ha rovinato le unghia con il gel e da quel momento in poi non ci sono più andata e le unghia sono rinate dopo non aver fatto più questi trattamenti. Per quanto possono sembrare più belle e curate, meglio farsele home made ed evitare di sottoporle a continui stress dall’estetista

  2. L’estetista di una mia amica faceva trattamenti snellenti, si spacciava per una che aveva le varie certificazioni invece non aveva proprio nulla infatti lavorava a casa. Attenzione a chi si spaccia per un esperto e poi in realtà ha imparato certe cose dai tutorial. Queste persone vi spillano soldi, vi danneggiano e cercano di abbattere la concorrenza con prezzi bassi di chi invece lavora ed è in regola

  3. In questo periodo storico, io sinceramente sto proprio evitando di andare dall’estetista. Si che sono sempre riuscita a fare a casa la maggior parte delle cose, mi sono ingegnata. Sbaglia una volta, sbaglia la seconda e poi impari anche se non è la stessa cosa però c’è chi è portato a prescindere. Tipo, riesco a fare una ceretta impeccabile da sola a casa, mentre in passato sono andata da un’estetista che non sempre faceva un lavoro ottimale, infatti tornata a casa, dopo averla pagata, facevo da sola gli ultimi ritocchi.

  4. Purtroppo, la categoria al momento sta vivendo una grande perdita. Le clienti più affezionate si sono presentate lo stesso nonostante la pandemia, ma chi non aveva l’abitudine di andare con regolarità hanno abbandonato del tutto l’idea di recarsi a fare un trattamento per paura del contagio

  5. Salve, vorrei aprire un mio centro estetico: serve la qualifica di estetista oppure basta la formazione che ho maturato in anni di lavoro nelle strutture altrui?

    1. La qualifica professionale di estetista è sempre necessaria, anche quando si lavora come dipendente nelle strutture altrui. Nei confronti di chi esercita l’attività di estetista senza i necessari requisiti professionali è prevista una sanzione pecuniaria fino a 2.500 euro. Per acquisire la qualifica, è necessario seguire un percorso teorico-pratico ed un esame finale. Il percorso teorico è più breve per coloro che hanno già acquisito esperienza sul campo. Ecco le possibili opzioni: un corso regionale di qualificazione biennale, della durata minima di 1800 ore. Fatto ciò, è necessario partecipare ad un corso di specializzazione della durata di un anno oppure effettuare un anno di inserimento presso un centro estetico; l’attività di apprendistato presso un centro estetico, cui si aggiunge un corso regionale di 300 ore, seguito da un anno di attività lavorativa come dipendente, a tempo pieno, presso uno studio medico specializzato oppure un centro estetico; tre anni di attività lavorativa a tempo pieno, in qualità di dipendente o collaboratore familiare, presso un centro estetico, seguita dalla frequentazione di corsi regionali di almeno 300 ore per la formazione teorica. I 3 anni di lavoro devono essere svolti non oltre i 5 anni precedenti all’iscrizione ai corsi regionali.

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