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Attività di tatuatore: ultime sentenze

10 Novembre 2020
Attività di tatuatore: ultime sentenze

Le conoscenze tecniche e scientifiche nel campo medico; l’esclusione della responsabilità di chi materialmente esegue il tatuaggio.

Attività di tatuatore

Per l’espletamento dell’attività di tatuatore è necessario possedere anche conoscenze tecniche e scientifiche nel campo medico, di talché deve ritenersi legittima la delibera della Giunta Regionale che, nell’approvare il “profilo professionale di operatori di tatuaggi/depigmentazione e piercing, e dei relativi standard formativi”, abbia utilizzato criteri volti ad equiparare tale attività con quelle di estetista, acconciatore, barbiere e parrucchiere, nonostante che la prima si caratterizzi per l’imposizione di misure preventive non previste, invece, per le altre attività, quali l’acquisizione del consenso informato del cliente previa consegna di adeguata documentazione sui rischi connessi alla procedura applicata, trattandosi di misure precauzionali ed obblighi del tutto proporzionate e coerenti con l’attività in questione.

T.A.R. Ancona, (Marche) sez. I, 02/01/2018, n.4

La cessazione dell’attività di tatuatore

Il provvedimento sindacale di cessazione dell’attività di tatuatore svolta senza autorizzazione non richiede la previa comunicazione di avvio di procedimento ex art. 7 l. 7 agosto 1990 n. 241, trattandosi di provvedimento urgente dettato da ragioni igienico-sanitarie.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna), 25/10/1999, n.678

Attività di tatuatore: la regolamentazione

L’attività di tatuatore, sebbene non disciplinata da alcuna previsione normativa, è assimilabile a quella di estetista: ne consegue l’applicabilità, nei limiti della compatibilità, della regolamentazione concernente quest’ultima attività alla prima, e dunque la possibilità che il sindaco ordini l’immediata cessazione dell’attività di tatuatore svolta senza autorizzazione prescritta dal regolamento comunale per l’attività di estetista.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna), 25/10/1999, n.678

L’esercizio dell’attività del tatuatore

L’attività di tatuaggio non persegue finalità di profilassi, diagnosi e cura degli eventi morbosi che colpiscono l’uomo nel corpo o nella mente. Essa non ha un fine terapeutico, ma solo estetico – decorativo, ornamentale e come tale non è riconducibile al trattamento medico – chirurgico, nè rientra nell’esercizio della professione sanitaria e delle relative arti ausiliarie. Pertanto, l’esercizio dell’attività del tatuatore non è subordinato alla speciale abilitazione dello Stato richiesta dall’art. 348 c.p.

Cassazione penale sez. VI, 25/01/1996, n.524

L’attività materiale di pratica del tatuaggio 

L’attività materiale di pratica del tatuaggio non è idonea ad integrare il reato di cui all’art. 348 c.p. Pur potendo da questa derivare pericolo per la salute di chi vi si sottopone, la pratica del tatuaggio non rientra tra le professioni sanitarie principali od ausiliarie, di cui non condivide le finalità terapeutiche, risultando più similare ad altre arti, quali i trattamenti cosmetici ed estetici in generale.

Tribunale Pordenone, 04/08/1995

Esecuzione di tatuaggi: ha una potenzialità dannosa?

Non è applicabile l’art. 2050 c.c. con quanto ne consegue sul piano dell’inversione dell’onere probatorio, poiché l’esecuzione di un tatuaggio, pur caratterizzata dall’uso sottocutaneo di aghi, non presenta di per sé una notevole potenzialità dannosa.

Va altresì esclusa la responsabilità di chi materialmente esegue il tatuaggio nonché quella del centro estetico a cui il medesimo si “appoggi”, non essendo configurabile condotta negligente od imprudente dei medesimi ove risultino rispettate le condizioni igieniche ed organizzative imposte dalla normativa secondaria, inclusa la dazione al cliente di una informativa, anche orale, circa i rischi connessi all’attività in questione, obbligazione ben diversa dal rilascio di consenso informato scritto, indispensabile per i trattamenti sanitari e psicologici ex art. 32 Cost.

Tribunale Roma sez. XII, 05/05/2015, n.9648

Attività di tatuatore: equiparazione all’attività di barbiere

È legittima la delibera di Giunta che ha equiparato l’attività di tatuatore a quella di barbiere, estetista, parrucchiere. La sentenza ha precisato che le misure preventive previste per l’attività di tatuatore (consenso informato, controllo delle condizioni fisiche, ecc.), sono misure precauzionali e coerenti con questo tipo di attività.

TAR Ancona, Sezione 1, Sentenza, 02/01/2018, n. 4

Attività esercitata senza autorizzazione

Non sussistono i presupposti per la sospensione cautelare del provvedimento che intima a un tatuatore la cessazione della sua attività in quanto esercitata senza la prescritta autorizzazione, sia perché tale attività è assimilabile a quella di estetista, così come definita dall’articolo 1 della legge 4 gennaio 1990 n. 1 in ragione dei rischi igienico-sanitari che comporta, sia perché l’articolo 12 della stessa legge, nel prevedere una sanzione pecuniaria per l’esercizio non autorizzato dell’attività di estetista, non esclude affatto l’applicazione di altre sanzioni, inibitorie dell’attività non autorizzata (conferma Tar Emilia Romagna, sezione di Parma, sentenza 366/96).

Consiglio di Stato, Sezione 4, Ordinanza, 04/02/1997, n. 331

Attività del tatuatore: può configurare il reato di esercizio abusivo di una professione?

La pratica del tatuaggio non è disciplinata da alcuna norma specifica né lo stesso è riconducibile tra le attività proprie della professione sanitaria e delle sue arti ausiliarie: conseguentemente l’esercizio della medesima non può configurare il reato di cui all’art. 348 cod. pen. (esercizio abusivo di una professione).

Cassazione penale sez. VI, 29/05/1996, n.2077



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10 Commenti

  1. Io non ho mai capito che senso ha tatuarsi il proprio corpo. Acquistate un dipinto, un’opera d’arte, un’opera fotografica e appendetela al muro. Ma perché volete avere a vita dei disegni sulla vostra pelle? Non vi stancate di vederli? E se poi la pelle invecchia, per quante creme e cremine possiate utilizzare, non sarà mai distesa come da giovani e invecchiando vi trovate il disegno storpiato sulla pelle raggrinzita. Perché?

  2. Ci sono tatuatori davvero bravissimi, che creano opere d’arte. Ecco, a me piacciono tantissimo, ma non mi farei mai un tatuaggio. Mi piace vederli sul corpo altrui ma non sul mio. Forse, mi stancherei, non sopporterei il dolore, non saprei decidermi sul soggetto da farmi ritrarre, non lo apprezzerei insomma su di me. E poi se ne sentono tante su inchiostri che fanno male alla pelle.

  3. Ci sono tatuaggi che possono influire sul lavoro, cioè se si tratta di tatuaggi abnormi ad esempio. Un mio ex collega, aveva pensato bene di nascondere il tattoo per non dare nell’occhio ed evitare il pregiudizio sul lavoro. Mi ha raccontato che il nostro capo prima di prenderlo a lavorare gli aveva posto la specifica domanda se avesse o meno dei tatuaggi e lui aveva mentito. Poi, ha scoperto il disegno sulla pelle e gli è costato il posto per “infedeltà”.

    1. Non esiste alcuna norma che vieta o consente di mostrare il tatuaggio al lavoro. Questo significa che, se non è stato previsto un divieto nel contratto collettivo nazionale o nel regolamento aziendale, non si può impedire al dipendente di indossare una camicia a maniche corte dalla quale possa intravedersi un tattoo. Attenzione però: il regolamento interno deve essere affisso in luogo visibile a tutti. La norma ha poi efficacia solo dopo la sua approvazione: non può regolare le situazioni passate, quelle cioè di chi si è già fatto il tatuaggio che, pertanto, non potrà essere costretto a cancellarlo ma a coprirlo (ad esempio, con un cerotto o un indumento lungo). Maggiore libertà ha il datore di lavoro in fase di assunzione: se – come detto – in assenza di una diversa regolamentazione è vietato il licenziamento di un dipendente tatuato, è facoltà dell’azienda respingere la candidatura di una persona con dei tatuaggi sgraditi (specie se offensivi o troppo vistosi). In fase di colloquio, un datore di lavoro può dire di no a chi ha disegnato su una parte del corpo ben visibile un messaggio violento, razzista, sessista, offensivo o di cattivo gusto.

      Per applicare la sanzione disciplinare al dipendente con tatuaggi è necessario che il divieto contenuto nel regolamento aziendale fosse anteriore all’assunzione o comunque all’esenzione del tattoo. Il datore non potrebbe inserire, quindi, tale regola solo dopo che il disegno sulla pelle è stato eseguito. Chi si fa un tatuaggio in assenza di precedenti veti espliciti da parte del datore non rischia di essere licenziato.

  4. Vorrei farmi un tatuaggio particolare. Vorrei tatuarmi il mio idolo sul braccio. Ora, mi chiedo: ci si può fare tatuare un marchio famoso o il volto di un personaggio?

    1. Chi si fa un tatuaggio spesso crede che, essendo propria la pelle, non è tenuto a rispettare il diritto d’autore o dell’immagine altrui. Ma in realtà anche i tatuaggi non possono violare il diritto d’autore altrui che, come noto, tutela anche i disegni. In teoria, è quindi vietato farsi raffigurare segni distintivi o volti altrui. Certo è anche inverosimile che i detentori dei diritti di sfruttamento possano agire contro il giovane (si tratta pur sempre di pubblicità gratuita), ma in teoria questa è la legge.

  5. Posso fare un concorso se ho un tatuaggio? Chi ha un tatuaggio può regolarmente partecipare ai concorsi nelle Forze dell’ordine? Mi hanno detto di informarmi bene a riguardo. Quando ho fatto il tatuaggio non ero sicuro di voler entrare nell’arma, ma ora quando ci sarò la possibilità, dopo questo caos scatenato dal Covid e quando si potranno fare di nuovo i concorsi pubblici, vorrei partecipare.

    1. Concorsi e bandi nella pubblica amministrazione sono aperti anche a chi ha tatuaggi, a meno che non si tratti di un posto nelle forze dell’ordine. Qui sono vietati i tattoo: visibili (per dimensioni o posizione); o che manifestano una personalità abnorme (ad esempio, la foglia di marijuana o la scritta “odio”). Se ricorre anche una sola di tali ipotesi, il candidato può essere escluso. Esistono numerose pronunce della giurisprudenza che escludono il diritto all’assunzione in Polizia, Finanza, Carabinieri o esercito quando il tatuaggio risponde a una delle predette caratteristiche. Secondo i giudici amministrativi, il tatuaggio su una sezione della pelle visibile anche con la divisa estiva a maniche corte è incompatibile con l’espletamento dei variegati e delicati compiti istituzionali cui gli appartenenti della Polizia sono chiamati a svolgere.

    2. Contrario alla possibilità per il tatuato di partecipare a un concorso in polizia è il Tar Roma, ma solo se il tatuaggio è collocato in una zona visibile anche con l’uniforme indossata. Ciò indipendentemente dal tipo di tatuaggio: se cioè si tratta di un disegno o una scritta tale da rivelare una personalità abnorme o pericolosa (ad esempio, la parola «hate», in inglese «odio») o meno (ad esempio il disegno di un cuore). Perché questo? Secondo i giudici amministrativi, il tatuaggio su una sezione della pelle visibile anche con la divisa estiva a maniche corte è incompatibile per l’espletamento dei variegati e delicati compiti istituzionali cui gli appartenenti della Polizia sono chiamati a svolgere. Stessa interpretazione è stata sposata dal Consiglio di Stato che ha escluso una donna, candidatasi al concorso di polizia giudiziaria, per via di un tatuaggio sul polpaccio, non coperto dalla gonna. Il Tar Lazio ha giudicato non deturpante un tatuaggio, peraltro in fase di rimozione, di centimetri 4×5 che raffiguri un motivo floreale, ma ciò sempre a condizione che non sia immediatamente percepibile dall’occhio. Il Tar Salerno ha detto che il tatuaggio costituisce legittima causa di esclusione dalle procedure concorsuali indette per l’assunzione di personale militare o, comunque, in divisa, solo quando le dimensioni o i contenuti dell’incisione sulla pelle siano rivelatori di una personalità abnorme, ovvero quando questa sia oggettivamente deturpante della figura o incompatibile con il possesso della divisa medesima.

  6. A me l’uomo con i tatuaggi non piace molto. Poi, non escludo che se un tipo lo ha e mi piace, lo ignoro del tutto. Ma deve trattarsi di qualcosa di sobrio. Quelli che si tatuano anche la faccia, mi fanno impressione.

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