L’esperto | Articoli

Suicidio: ultime sentenze

19 Novembre 2020
Suicidio: ultime sentenze

Problemi psichiatrici; morte quale conseguenza di altro delitto; presupposti della responsabilità da omesso impedimento dell’evento.

Minaccia di suicidio

E’ legittimo l’ordine di immediata consegna delle armi possedute imposto dal Prefetto a soggetto che ha minacciato il suicidio e versa in precarie condizioni psichiatriche.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 27/10/2016, n.1342

Il suicidio dello studente 

Il suicidio dello studente che prende atto della sua bocciatura soltanto vedendo i quadri non può essere causalmente riconducibile alla negligenza dei vertici scolastici che non hanno preventivamente comunicato alla famiglia la decisione della mancata ammissione, come invece previsto dalla normativa ministeriale. Lo scopo di quest’ultima è, infatti, quello di far sì che la notizia della bocciatura “sia opportunamente filtrata dai genitori”, non essendo, invece, diretta a impedire il compimento di atti estremi da parte degli alunni.

Ad affermarlo è la Cassazione in una vicenda, purtroppo molto triste, relativa al suicidio di uno studente avvenuto subito dopo aver appreso della mancata promozione all’anno successivo, senza che la scuola avesse informato la famiglia dell’esito delle valutazioni. Per la Corte, tuttavia, tale ultimo elemento non ha rilevanza causale sul gesto del ragazzo, essendo lo “scopo” della norma solo quello di consentire “una più adeguata e più serena preparazione del minore stesso alla notizia della bocciatura attraverso il filtro dei propri genitori” e non anche quello di prevenire tragici gesti.

Cassazione civile sez. III, 31/10/2019, n.27985

Il suicidio di una farmacista

È legittima la sanzione della censura per il magistrato che trascura le garanzie difensive. La Corte di cassazione chiarisce che se il magistrato, nell’interrogare un teste, si accorge che la sua posizione è mutata, e ci sono elementi sufficienti per iscriverlo nel registro degli indagati, deve farlo invitandolo a nominare un difensore di fiducia, nel rispetto dei principi del giusto processo.

Nel caso di specie, si trattava di un procuratore aggiunto, nell’ambito di una vicenda, che aveva riguardato il suicidio di una farmacista che prima di uccidersi aveva fatto alla madre un’iniezione letale, avvenuto pochi giorni dopo essere stata ascoltata dal Pm.

Cassazione civile sez. II, 18/04/2018, n.9551

Pregressi episodi autolesionistici

Non integra il delitto di cui all’art. 591 c.p. la condotta del direttore amministrativo di una residenza sanitaria assistenziale (R.S.A.) – sul quale grava soltanto un dovere di custodia delle persone incapaci, per malattia mentale, di provvedere a se stesse – che abbia adottato le misure organizzative e strutturali compatibili con le finalità meramente assistenziali della struttura e non anche più penetranti misure di contenzione “meccanica”, non essendo queste previste né consentite dalla normativa di settore, che riflette l’abbandono del modello cd. “custodialistico” nella cura dei malati psichiatrici.

(Fattispecie relativa al suicidio di un ospite della struttura assistenziale affetto da psicosi cronica, nella quale la Corte, ha annullato senza rinvio, per insussistenza del fatto, la condanna dell’imputato che aveva intensificato la sorveglianza dell’ospite, lo aveva ripetutamente inviato al Pronto soccorso, in occasione di pregressi episodi autolesionistici, e aveva più volte sollecitato la rivalutazione del quadro clinico e della risposta assistenziale più adeguata).

Cassazione penale sez. V, 13/09/2019, n.50944

Suicidio dell’arrestato in caserma

La titolarità di una posizione di garanzia non comporta un automatico addebito di responsabilità colposa a carico del garante ogni volta in cui la regola cautelare violata non miri a prevenire l’evento in concreto verificatosi (nella specie, un brigadiere in servizio presso la stazione dei Carabinieri era stato sottoposto a procedimento penale per il reato di omicidio colposo, con l’accusa di aver omesso di adottare le necessarie cautele volte ad impedire il suicidio – avvenuto, per impiccamento, all’interno della camera di sicurezza – di un uomo in stato arresto e in attesa di essere tradotto in carcere).

Cassazione penale sez. IV, 22/11/2017, n.6138

Il divieto assoluto di aiuto al suicidio

Il divieto assoluto di aiuto al suicidio limita la libertà di autodeterminazione del malato sottoposto a trattamenti di sostegno vitale nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze, imponendogli un’unica modalità per congedarsi dalla vita, senza che tale limitazione possa ritenersi preordinata alla tutela di un altro interesse costituzionalmente apprezzabile. L’art. 580 c.p. — nella sua attuale formulazione — lede, dunque, il principio della dignità umana, oltre che i principi di ragionevolezza e di uguaglianza in rapporto alle diverse condizioni soggettive delle persone.

Corte Costituzionale, 16/11/2018, n.207

Il suicidio del lavoratore a causa dello stress

Costituisce infortunio sul lavoro, come tale indennizzabile dall’Inail mediante rendita ai superstiti, il suicidio del lavoratore causato da stress conseguente all’eccessivo sovraccarico lavorativo, disposto dal datore di lavoro in violazione delle previsioni dell’art. 28, 1° comma, d.leg. n. 81 del 2008, relative allo stress da lavoro-correlato.

Tribunale Catania, 30/05/2018

Responsabilità dell’obbligato alla sorveglianza

A carico della struttura di accoglienza facente parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, cd. SPRAR, sussiste l’obbligo di sorvegliare il rifugiato ospite al fine di prevenire che questi possa causare danni a terzi o subirne; rispetto a tale obbligo assumono rilievo le condizioni di vulnerabilità del rifugiato e la conoscenza delle stesse da parte dell’ente, trovando il predetto obbligo un limite nella doverosità e esigibilità in concreto della condotta richiesta al sorvegliante, ancorché sia esigibile, da detta struttura, un obbligo di vigilanza che impone di sottoporre il rifugiato a particolare attenzione – ad esempio, con l’inserimento in un percorso di recupero, con l’erogazione di un supporto psicologico e con la eventuale segnalazione all’autorità di pubblica sicurezza ed al servizio sanitario nazionale perché gli fornisca la necessaria assistenza terapeutica – ma non un più pregnante dovere di impedire l’evento lesivo.

(Nella specie, la Corte ha escluso la violazione dell’obbligo di sorveglianza in capo ad una comunità alloggio per i danni a terzi conseguenti al tentativo di suicidio di un rifugiato-ospite, sul presupposto che essa, seppure a conoscenza dello stato di incapacità del danneggiante, non era una struttura terapeutica di ricovero, non poteva imporre alcuna terapia farmacologica né limitare la libertà personale e non era obbligata a dotare l’edificio di presidi specifici, quali lo sbarramento delle finestre al fine di prevenire il suicidio per precipitazione, avendo una funzione prevalentemente residenziale e non reclusiva).

Cassazione civile sez. III, 08/07/2020, n.14260

Agevolazione dell’esecuzione del proposito di suicidio

È costituzionalmente illegittimo l’art. 580 c.p., nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 l. 22 dicembre 2017, n. 219 — ovvero, quanto ai fatti anteriori alla pubblicazione della presente sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, con modalità equivalenti nei sensi di cui in motivazione —, agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

In rapporto alle situazioni indicate, l’indiscriminata repressione penale dell’aiuto al suicidio entra in frizione con i precetti costituzionali evocati. Quanto all’esigenza di evitare che la sottrazione pura e semplice di tale condotta alla sfera di operatività della norma incriminatrice dia luogo a intollerabili vuoti di tutela per i valori protetti, generando il pericolo di abusi per la vita di persone in situazioni di vulnerabilità, un preciso punto di riferimento già presente nel sistema — utilizzabile nelle more dell’intervento del Parlamento — è costituito dalla disciplina racchiusa negli artt. 1 e 2 l. n. 219 del 2017, che prefigura una “procedura medicalizzata” estensibile alle situazioni che qui vengono in rilievo, attenendo la declaratoria di incostituzionalità in modo specifico ed esclusivo all’aiuto al suicidio prestato a favore di soggetti che già potrebbero alternativamente lasciarsi morire mediante la rinuncia a trattamenti sanitari necessari alla loro sopravvivenza.

Riguardo ai fatti anteriori la non punibilità dell’aiuto al suicidio rimarrà subordinata, in specie, al fatto che l’agevolazione sia stata prestata con modalità anche diverse da quelle indicate, ma idonee comunque sia a offrire garanzie sostanzialmente equivalenti, occorrendo che le condizioni del richiedente che valgono a rendere lecita la prestazione dell’aiuto — patologia irreversibile, grave sofferenza fisica o psicologica, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere e consapevoli — abbiano formato oggetto di verifica in ambito medico; che la volontà dell’interessato sia stata manifestata in modo chiaro e univoco, compatibilmente con quanto è consentito dalle sue condizioni; che il paziente sia stato adeguatamente informato sia in ordine a queste ultime, sia in ordine alle possibili soluzioni alternative, segnatamente con riguardo all’accesso alle cure palliative ed, eventualmente, alla sedazione profonda continua.

Occorre, peraltro, ribadire con vigore l’auspicio che la materia formi oggetto di sollecita e compiuta disciplina da parte del legislatore, conformemente ai principi precedentemente enunciati (sentt. nn. 27 del 1975, 96, 229 del 2015, 236 del 2016; ord. n. 207 del 2018).

Corte Costituzionale, 22/11/2019, n.242

Tentato suicidio: lesione personale grave o gravissima

Analogamente a quanto avviene nelle altre legislazioni contemporanee, anche il nostro ordinamento non punisce il suicidio, neppure quando sarebbe materialmente possibile, ossia nel caso di tentato suicidio. Punisce, però, severamente (con la reclusione da cinque a dodici anni) chi concorre nel suicidio altrui, tanto nella forma del concorso morale, vale a dire determinando o rafforzando in altri il proposito suicida, quanto nella forma del concorso materiale, ossia agevolandone “in qualsiasi modo” l’esecuzione.
Ciò, sempre che il suicidio abbia luogo o che, quantomeno, dal tentato suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima (nel qual caso è prevista una pena minore). Il legislatore penale intende dunque, nella sostanza, proteggere il soggetto da decisioni in suo danno: non ritenendo, tuttavia, di poter colpire direttamente l’interessato, gli crea intorno una “cintura protettiva”, inibendo ai terzi di cooperare in qualsiasi modo con lui.

Corte Costituzionale, 16/11/2018, n.207

Disciplina sanzionatoria dell’aiuto al suicidio

Nel giudizio incidentale sulle leggi la partecipazione al giudizio costituzionale è consentita solamente alle parti del giudizio a quo ed al presidente del consiglio dei ministri o della giunta regionale ed è ammessa una deroga solamente a favore di soggetti terzi che siano titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di censura (nella specie, sono stati dichiarati inammissibili, nel giudizio di costituzionalità avente ad oggetto la disciplina sanzionatoria dell’aiuto al suicidio, gli interventi di soggetti non parti del giudizio a quo e portatori di interessi generali).

Corte Costituzionale, 23/10/2018, n.s.n.

Tutela della vita tra doveri di solidarietà e diritti di libertà

È rilevante e non manifestamente infondata, in relazione agli artt. 3, 13, comma 1, e 117, Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p., nella parte in cui sanziona condotte di mera agevolazione materiale al suicidio, in assenza di qualunque attività finalizzata a far sorgere o rafforzare il proposito suicidiario.

Corte assise Milano sez. I, 14/02/2018, n.1

Suicidio del detenuto: la responsabilità penale del medico di guardia

Il medico di guardia all’interno di una struttura carceraria non risponde di omicidio colposo in caso di suicidio del detenuto, se il suicidio stesso non risulta prevedibile.

Cassazione penale sez. IV, 28/04/2016, n.39028

Condizioni psico-fisiche del cittadino torturato nel paese d’origine

L’art. 2, lett. e), e l’art. 15, lett. b), della direttiva 2004/83/Ce del consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, letti alla luce dell’art. 4 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, devono essere interpretati nel senso che è ammissibile allo status di protezione sussidiaria il cittadino di un paese terzo torturato in passato dalle autorità del suo paese di origine e non più esposto a un rischio di tortura in caso di ritorno in detto paese, ma le cui condizioni di salute fisica e mentale potrebbero, in un tale caso, deteriorarsi gravemente, con il rischio che il cittadino di cui trattasi commetta suicidio, in ragione di un trauma derivante dagli atti di tortura subiti, se sussiste un rischio effettivo di privazione intenzionale in detto paese delle cure adeguate al trattamento delle conseguenze fisiche o mentali di tali atti di tortura, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.

Corte giustizia UE grande sezione, 24/04/2018, n.353

Nesso di causalità tra le condotte estorsive e il suicidio della vittima

In tema di morte quale conseguenza di altro delitto, sussiste il nesso di causalità tra le condotte estorsive e il suicidio della vittima quando questo non sia espressione della libera scelta del soggetto, bensì venga ritenuto quale unica alternativa percorribile a fronte dell’impossibilità di sottrarsi alle condotte estorsive degli imputati. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sussistente la prevedibilità in concreto del rischio dell’evento suicidiario, in ragione della fragilità psichica della giovane vittima degli estorsori, dello stato di tossicodipendenza e della profonda prostrazione determinata dalle gravi e reiterate minacce, nonché del fatto che il suicidio si era verificato a distanza di poche ore dall’ultima telefonata estorsiva).

Cassazione penale sez. VI, 04/04/2019, n.38060



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube