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Stalking condominiale: ultime sentenze

19 Novembre 2020
Stalking condominiale: ultime sentenze

Atti persecutori in condominio; aggressioni fisiche e verbali, offese minatorie e volgari, minacce; misura cautelare imposta allo stalker; divieto di avvicinamento alla persona offesa.

Stalking condominiale

L’art. 277 c.p.p. impone che le modalità esecutive di una qualsiasi misura restrittiva salvaguardino i diritti della persona che vi sia sottoposta, il cui esercizio non risulti incompatibile con le esigenze cautelari del caso concreto; e soprattutto, più nello specifico, il successivo art. 282-ter, al comma 4, prevede che quando un luogo determinato sia precluso al soggetto gravato dalla misura de qua (perché abitualmente frequentato dalla persona offesa), ma gli abbia comunque necessità di accedervi per ragioni abitative o di lavoro, al giudice è fatto carico di prescriverne le relative modalità, con possibili limitazioni.

In altre parole, non è da un divieto di avvicinamento alla persona offesa che può derivare tout court il venir meno del diritto dell’indagato di dimorare lì dove abbia fissato la propria abitazione (nella specie, relativa ad un caso di stalking condominiale, la Corte ha ritenuto che la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa e la prescrizione di mantenere una distanza di almeno 50 metri, dovesse essere annullata in quanto si risolveva in un sostanziale divieto di dimora per il persecutore).

Cassazione penale sez. V, 09/09/2019, n.3240

Il cambiamento delle abitudini di vita

In tema di atti persecutori, ai fini dell’individuazione del cambiamento delle abitudini di vita, che costituisce uno dei tre possibili eventi alternativi contemplati dalla fattispecie criminosa di cui all’art. 612 bis cod. pen., occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione, puramente quantitativa, delle variazioni apportate.

(In applicazione del principio, la Corte ha annullato la sentenza impugnata che aveva escluso rilevanza penale ai cambiamenti di vita imposti alla vittima, costretta, prima di uscire, ad ispezionare preventivamente dallo spioncino lo spazio comune condominiale antistante l’abitazione per evitare incontri con l’imputata e a controllare la cassetta delle lettere per proteggere il figlio minore dagli scritti osceni ivi inseriti, sempre dall’imputata.

Cassazione penale sez. V, 22/01/2018, n.10111

Stalking condominiale: la misura cautelare

In materia di atti persecutori in ambito condominiale, legittimamente può essere imposta allo stalker la misura cautelare di cui all’articolo 282-ter del Cpp, con modalità tali da imporgli di allontanarsi dalla propria abitazione, senza che assuma alcun rilievo ostativo la circostanza che in tal modo ne possa derivare un pregiudizio per l’esercizio effettivo del diritto alla genitorialità. (Nella specie, l’indagato lamentava il pregiudizio di tale diritto, in quanto gli era interdetto di frequentare l’abitazione familiare dove vivevano la compagna e due figlie in tenera età).

Cassazione penale sez. V, 02/10/2013, n.15906

Comportamenti persecutori e molesti

Il condomino indagato per il reato di cui all’art. 612 bis c.p., responsabile di aver posto in essere una serie di comportamenti persecutori e molesti (aggressioni verbali, minacce ecc.) a danno di tutti i condomini, rivolti essenzialmente ad imporre il proprio stile di vita è tenuto ad abbandonare il proprio appartamento con conseguente applicazione nei suoi confronti della misura cautelare personale del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese e dai loro familiari.

(Nella specie, il g.i.p. prescriveva di mantenere una distanza di almeno 500 metri dai luoghi frequentati dai denuncianti, vietando al predetto condomino di comunicare con qualsiasi mezzo, in particolare telefono, sms o e-mail con le persone abitanti nello stesso edificio condominiale).

Tribunale Padova sez. uff. indagini prel., 15/02/2013, n.1222

Stalking condominiale: il divieto di avvicinamento

Nel caso di stalking condominiale, l’applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa deve essere calibrata conciliando la prospettiva di tutelare la persona offesa con un adeguato ma non eccessivo sacrificio della libertà del responsabile, onde non può trasmodare in una limitazione di un diritto fondamentale, quale quello collegato all’uso della propria abitazione (da queste premesse la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza cautelare che, con lo stabilire il divieto di avvicinamento entro la distanza di cinquanta metri, finiva con l’Impedire all’indagato la possibilità di accedere alla propria abitazione, in termini tali da avere costruito una misura cautelare diversa e più grave – il divieto di dimora – in assenza di rituale richiesta del pubblico ministero).

Cassazione penale sez. V, 09/09/2019, n.3240

Stalking in condominio: la custodia cautelare in carcere

È configurabile il delitto di stalking anche in condominio. Lo si desume dalla sentenza con cui la Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di alcuni condomini che avevano pesantemente minacciato i vicini, all’interno delle parti comuni condominiali, in modo da cagionare un fondato timore per l’incolumità loro e del loro familiari e da fare loro cambiare le abitudini di vita, fino al punto di compiere anche atti incendiari e di danneggiamento degli immobili dei vicini, tali da determinare nel condominio un grave clima di intimidazione.

Cassazione penale sez. V, 11/02/2019, n.28340

Appostamenti e danneggiamenti ripetuti

Integra la fattispecie del reato di stalking, o di atti persecutori, previsto dall’art. 612-bis c.p., la condotta perdurante di persecuzione, posta in essere con numerose aggressioni fisiche e verbali, molestie, offese minatorie e volgari, rendere le persone offese bersaglio di appostamenti, di danneggiamenti ripetuti, senza dare tregua alle vittime, tali da ingenerare loro uno stato perdurante di ansia e di paura, con condotta che induce a modificare le proprie abitudini di vita, evitando di uscire il più possibile di casa, nel timore di subire aggressioni fisiche e verbali. In relazione alla fattispecie di cui all’art. 612-bis c.p. (reato di stalking o atti persecutori) può essere affermata la penale responsabilità di un soggetto anche sulla scorta delle sole dichiarazioni della persona offesa, purché queste siano sottoposte ad un rigoroso vaglio critico.

Tribunale Bari sez. I, 02/10/2017, n.2703

Liti di condominio e aggravante dei futili motivi

È configurabile il reato di stalking, con l’aggravante dei futili motivi, per la faida condominiale che coinvolge due famiglie.

Corte di Cassazione, Sezione 5, Penale, Sentenza, 23/01/2020, n. 2726

Condotta offensiva rivolta a più soggetti

In tema di stalking, la condotta offensiva può essere rivolta anche a più soggetti e non necessariamente ad un determinato individuo; sicché va punito per stalking anche chi minaccia indistintamente tutti i soggetti facenti parte di un condominio.

Corte di Cassazione, Sezione 5, Penale, Sentenza, 25/05/2011, n. 20895

Stalking tra condomini: quale misura cautelare si applica?

Nel caso di stalking tra condomini, si applica la misura cautelare di cui all’art. 282 bis c.p.p. che consente una portata applicativa ampia, potendo trovare applicazione non solo in relazione a reati diversi da quelli commessi sia in ambito famigliare che all’interno dell’abitazione domestica, ma anche per tutelare persone non coabitanti nella stessa casa.

Tribunale Milano, 12/12/2012



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5 Commenti

  1. Il mio vicino di casa mi perseguita insistentemente. Mi ha reso la vita impossibile. Si può parlare di stalking condominiale? Lui mi provoca ansia. Mi sono ritrovata a dover cambiare le mie abitudini di vita pur di evitare le sue persecuzioni. Cosa posso fare?

    1. Sono due i presupposti per poter parlare di stalking condominiale e, quindi, per sapere cosa fare in caso di molestie di questo tipo: la persecuzione deve essere reiterata: non è stalking una sola molestia o una discussione isolata; la persecuzione deve provocare nella vittima un senso di ansia, di paura e di disagio, oppure deve costringerla a cambiare le sue abitudini di vita (cambiare il mezzo pubblico che usa per andare al lavoro, uscire di casa quando sa che lo stalker non c’è, ecc.). Lo stalking, quindi, non viene definito in base alla condotta del colpevole (come, invece, succede nel furto, nell’omicidio, nelle molestie, ecc.), ma alle ripercussioni che questa ha sulla vittima.

      In questi casi, la prima tutela è la denuncia-querela penale. L’atto può essere presentato in polizia, ai carabinieri o direttamente alla Procura della Repubblica. Si aprirà un procedimento penale con avvio delle indagini e del successivo processo nei confronti del responsabile. Non è necessario avere prove testimoniali o documentali, bastando anche la semplice dichiarazione della vittima. La pena è costituita dalla reclusione da sei mesi a cinque anni. Una via intermedia al processo penale è quella di rivolgersi al Questore, il quale indirizzerà al reo un semplice ammonimento. Si tratta di una sorta di ultimatum, un vero e proprio avvertimento con cui si intima di cessare la propria condotta molesta, pena la possibilità di rispondere del reato di stalking aggravato.

  2. Salve. Voi che siete sempre chiari nelle spiegazioni, potete aiutarmi? Vorrei capire, in cosa consiste il divieto di avvicinamento alla vittima in caso di stalking e fin dove si può spingere?

    1. Per quanto riguarda lo stalking condominiale la Suprema Corte [2] ha stabilito l’impossibilità di applicare la misura cautelare del divieto di avvicinamento, se questa si traduce nel divieto di rientrare in casa. La Cassazione ha così sottolineato la necessità di conciliare i diversi interessi in gioco: tutelare la persona offesa ma senza sacrificare ogni libertà del reo. E, nello specifico, si trattava del diritto fondamentale di usare la propria abitazione che non può essere compressa se non per casi particolarmente gravi. Con una sentenza del 2015, la Cassazione ha sdoganato il potere del giudice di ordinare allo stalker, per esigenze di tutela della vittima, di non avvicinarsi al posto di lavoro o al domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti. In ogni caso, la misura cautelare del divieto di avvicinamento deve contenere precise indicazioni sui luoghi e sulla distanza dagli stessi che lo stalker deve accuratamente evitare. Lo scopo è quello di «assicurare alla vittima uno spazio fisico libero dalla presenza del soggetto che si è reso autore di reati in suo danno». Il principio generale è quello secondo cui il divieto di avvicinarsi alla vittima può essere genericamente esteso a tutti i luoghi frequentati dalla presunta vittima dello stalking. L’evoluzione della normativa, secondo la Quinta sezione, indica la volontà di privilegiare la libertà di movimento della persona offesa, passando dalla tutela dei soli luoghi in cui essa presumibilmente si trova più spesso a quella estesa di fatto ad ogni luogo in cui tale persona si rechi. La Cassazione riconosce così l’esigenza di consentirle «il completo svolgimento della propria vita sociale in condizioni di sicurezza» anche laddove la condotta dello stalker non sia «legata a particolari ambiti locali».

    2. Il reato di atti persecutori, disciplinato dall’art.612 bis del Codice penale (meglio noto come “stalking”) punisce l’autore delle condotte vessatorie di minaccia e molestia che, reiterate nel tempo, minano profondamente la vita della vittima provocandole gravi stati d’ansia, fino a costringerla a mutare le sue abitudini e stili di vita. Lo stalker è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni, che possono aumentare se il fatto è commesso dal coniuge anche separato o divorziato o se il fatto è commesso con strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata sino alla metà se il fatto è commesso nei confronti di un minore, di una donna in stato di gravidanza, di una persona disabile oppure a mezzo di armi. Il reato è punibile a querela della persona offesa entro sei mesi. Si procede, invece, d’ufficio se la vittima è un minore o un disabile.

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