Il coniuge tradito e separato può gestire i figli da solo?

13 Ottobre 2020 | Autore:
Il coniuge tradito e separato può gestire i figli da solo?

Se l’ex allontana i ragazzi dal genitore infedele, un estraneo può occuparsi di recuperare il rapporto tra lui ed i minori?

Si chiama «dente avvelenato». Ma anche «rancore», «rabbia», «delusione» e chissà in quanti modi ancora. Ed è il rischio che si corre quando una coppia con figli si separa a causa di un tradimento. Che sia stato portato a termine da lui o da lei. Quando un matrimonio salta in aria perché uno dei due ha «ceduto alla tentazione» di concedere anima e corpo (non necessariamente in quest’ordine) ad una terza persona, a pagare il prezzo spesso sono i bambini. È umanamente inevitabile che si presenti un’altra tentazione, cioè quella di allontanare i figli da chi ha rotto il patto di fedeltà sottoscritto al momento delle nozze. Poi, c’è la tentazione di dipingere il traditore come l’esempio da non seguire, come qualcuno da non frequentare. La tentazione, anche, di fargliela pagare. E allora, il dente avvelenato, la rabbia, il rancore si riversano sul rapporto tra i bambini nati dalla coppia e chi ha commesso l’errore di tradire. Guardando, però, l’interesse dei minori, come la legge e la giurisprudenza impongono, il coniuge tradito e separato può gestire i figli da solo?

Coniuge tradito: il rischio di farla pagare all’altro

Un’interessante e recente sentenza del tribunale di Torino [1] ha affrontato questo argomento e ha stabilito che non sempre il coniuge tradito e separato a cui sono stati affidati i figli può riuscire ad essere così lucido da scindere i due concetti, cioè il torto subìto in prima persona e la necessità dei bambini di mantenere un rapporto con l’altro genitore. Soprattutto se quest’ultimo, pur essendo il responsabile della fine del matrimonio e della convivenza, si dimostra un bravo genitore nei confronti dei figli, per quanto non sia stato altrettanto corretto verso il marito o la moglie.

Che cosa può succedere in un caso come questo? Il coniuge tradito può perdere la responsabilità della gestione dei figli, dopo aver perso anche la fiducia nell’altro ed il rapporto di coppia? Secondo la sentenza in commento, che segue un principio analogo espresso in precedenza, non sarà lui a seguire il rapporto dei figli con l’altro genitore ma saranno i servizi sociali del Comune. Il giudice, infatti, ritiene che in questo modo si eviti l’alienazione tra i ragazzi ed il genitore che non abita più con loro, «reo» di una colpa che, secondo chi è stato tradito, dovrà pagare per sempre.

Il caso esaminato dal tribunale torinese riguardava una donna che non voleva più sapere dell’ex marito, a cui era stata addebitata la separazione a causa di un tradimento. Per il giudice, il rischio di alienazione della figura paterna era fin troppo evidente, nonostante l’uomo non avesse mai mostrato una carenza come padre, almeno da un punto di vista materiale e affettivo (a parte l’aver tradito da marito e da padre di famiglia).

Coniuge tradito: l’intervento dei servizi sociali

Quello che il tribunale ha voluto sottolineare e che resta come orientamento per casi simili è che va evitata quella che è stata definita la «genitorialità espulsiva e distruttiva» del coniuge tradito, perché può avere degli effetti pesanti sui figli. Da qui, la necessità di limitare la responsabilità della gestione del rapporto tra padre e figli facendo subentrare i servizi sociali.

Recita il Codice civile, all’articolo 333: «Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori […] appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice, secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare, ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore. Tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento».

Ecco da dove ha preso spunto il tribunale per esprimere la sentenza: dal comportamento «pregiudizievole» del genitore che vuole allontanare i figli dall’altro genitore e dalla possibilità data al giudice di «adottare i provvedimenti necessari».

In sintesi: se si esclude che il coniuge a cui è stata addebitata la separazione per un tradimento abbia carenze tali da dover negare il suo contributo alle scelte che riguardano i figli, l’altro genitore non può diventare l’unico punto di riferimento per i ragazzi. Va disposto, se così fosse, l’affidamento condiviso dei minori, i quali possono essere presi in carico dai servizi sociali per l’avviamento di un percorso che porti a riavvicinarsi all’altro genitore, senza che il coniuge tradito possa intromettersi.


note

[1] Trib. Torino sent. n. 3054/2020.


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