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Responsabilità educatore per i danni al minore

10 Ottobre 2020
Responsabilità educatore per i danni al minore

Nel modulo di autorizzazione al servizio di assistenza domiciliare integrata, può essere prevista la clausola con cui i genitori si dichiarano unici responsabili dei danni subìti dai minori fuori dal domicilio?

Il servizio di assistenza educativa a domicilio (ADM) è costituito dal complesso di interventi educativi a sostegno di bambini e ragazzi, all’interno del proprio nucleo familiare o a scuola o in sedi extra scolastiche idonee.

Secondo il regolamento del Comune di riferimento, “la presa in carico della situazione di disagio è di competenza dell’équipe, che valuta la possibilità di attuazione di un progetto di intervento sulla situazione presentata.

Il Servizio Sociale stabilisce la data di attivazione dell’intervento compatibilmente con la disponibilità di risorse strumentali. I metodi, i tempi e le attività vengono concordate con le parti interessate”. Può, dunque, spesso accadere che l’attività dell’educatore/assistente sociale debba svolgersi fuori dal domicilio del minore e che questi debba essere trasportato o comunque accompagnato dall’educatore stesso, previa autorizzazione del genitore.

Poiché, né il regolamento comunale, né la legge regionale statuiscono in ordine alla responsabilità dell’educatore nel tempo in cui il minore si trova sotto la sua custodia, devono ritenersi applicabili le regole generali previste in materia di responsabilità civile.

Più precisamente, occorre distinguere tra danni cagionati ad un terzo dal fatto illecito del minore e i danni auto-procurati dal minore o procurati da terzi al minore. Nel primo caso, si applica l’art. 2048 c.c. secondo cui “I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.

Nel secondo caso, si applicano le norme generali in materia contrattuale; visto che il rapporto tra educatore e minore può dirsi fondato su un contratto di prestazione di servizi educativi, si applica l’art. 1218 c.c. secondo cui “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.

In altri termini, l’educatore è responsabile dei danni subìti dal minore nel tempo in cui è soggetto alla sua custodia/sorveglianza, a meno che non provi che l’evento dannoso era imprevedibile ed inevitabile, nonostante l’utilizzo della massima diligenza richiesta. L’onere probatorio varia a seconda dell’evento e dell’età del minore, oltre che della sua condotta.

Premesso quanto sopra, nel caso di specie, il modulo di autorizzazione all’attività educativa, da svolgersi anche fuori dal domicilio (ivi compresa, dunque, l’attività di trasporto) prevede una dichiarazione di manleva del genitore che, viste le norme citate e la disposizione regolamentare che rimette l’organizzazione del servizio all’intesa fra le parti, è pienamente legittima.

Il genitore deve essere reso edotto del fatto che il minore resta comunque sotto la propria responsabilità e che nessuna responsabilità civile o penale può addebitarsi all’educatore o alla Cooperativa o al Comune durante l’uscita/trasporto del minore fuori dal proprio domicilio. Non può dunque pretendersi una corresponsabilità generica tra genitore ed educatore in merito ai singoli eventi dannosi verificatisi quando il minore si trova fuori dal proprio domicilio. Ciò non esclude, ovviamente, che l’educatore, qualora abbia messo il minore in situazioni di pericolo, ne risponda per dolo o colpa grave (con onere della prova a carico dei genitori che hanno firmato la manleva).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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