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Violazione degli obblighi informativi: ultime sentenze

8 Ottobre 2020
Violazione degli obblighi informativi: ultime sentenze

Liquidazione del danno; nullità del contratto quadro; intermediazione finanziaria; violazione dei doveri di informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni.

La buona conoscenza del mercato finanziario da parte dell’intermediario non esclude gli obblighi informativi a suo carico. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze.

Condanna al risarcimento del danno

In tema di intermediazione mobiliare, ove l’intermediario sia condannato a risarcire il danno cagionato al cliente per avere dato corso a un ordine di acquisto di titoli ad alto rischio in violazione degli obblighi informativi su di lui gravanti, senza che sia pronunciata anche la risoluzione del contratto di negoziazione, si deve tenere conto che l’investitore resta in possesso dei titoli, sicché, in applicazione del criterio generale della “compensatio lucri cum damno”, dalla liquidazione va decurtato il valore residuo dei titoli acquistati – così come risultante dalle quotazioni ufficiali al momento della decisione -, nonché l’ammontare delle cedole nel frattempo riscosse.

Cassazione civile sez. I, 27/08/2020, n.17948

Intermediazione finanziaria e obblighi informativi

In tema di intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri di informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento finanziario (nella specie, in base all’art. 6 della legge n. 1 del 1991) può dar luogo a responsabilità precontrattuale, con conseguenze risarcitorie, ove dette violazioni avvengano nella fase antecedente o coincidente con la stipulazione del contratto di intermediazione destinato a regolare i successivi rapporti tra le parti (cd. “contratto quadro“, il quale, per taluni aspetti, può essere accostato alla figura del mandato); può dar luogo, invece, a responsabilità contrattuale, ed eventualmente condurre alla risoluzione del contratto suddetto, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni di investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del “contratto quadro”; in ogni caso, deve escludersi che, mancando una esplicita previsione normativa, la violazione dei menzionati doveri di comportamento possa determinare, a norma dell’art. 1418, primo comma, cod. civ., la nullità del cosiddetto “contratto quadro” o dei singoli atti negoziali posti in essere in base ad esso.

Tribunale Grosseto, 11/04/2020, n.303

Violazione degli obblighi informativi

L’articolo 23, comma 6, del d.lgs. n. 58 del 1998, in armonia con la regola generale ex articolo 1218 c.c., impone all’investitore, che lamenti la violazione degli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario di allegare specificamente l’inadempimento di tali obblighi, attraverso la pur sintetica ma circostanziata individuazione delle informazioni che l’intermediario avrebbe omesso di somministrare, nonché di fornire la prova del danno e del nesso di causalità tra inadempimento e danno: tale nesso sussiste se, qualora adeguatamente informato, l’investitore avrebbe desistito dall’investimento rivelatosi poi pregiudizievole; incombe invece sull’intermediario provare che tali informazioni sono state fornite, ovvero che esse esulavano dall’ambito di quelle dovute.

Tribunale Grosseto, 04/04/2020, n.295

Domanda di risarcimento

La domanda di risarcimento del danno per l’inadempimento degli obblighi di informazione, tutela e diligenza ex art. 21 T.U.F., non può trovare accoglimento nel caso in cui, nelle more del relativo il giudizio, l’attore abbia ceduto a terzi i titoli per cui è causa, in quanto tale cessione è idonea ad interrompere il nesso di causalità richiesto dall’art. 1223 c.c., non potendosi più ritenere il danno lamentato dagli investitori una conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento dei convenuti.

Tribunale Milano sez. VI, 18/02/2020, n.1531

Riparto dell’onere probatorio

In tema di intermediazione finanziaria, la disciplina dettata dall’articolo 23, comma 6, del d. lgs. n. 58/1998, in armonia con la regola generale stabilita dall’articolo 1218 c.c. , impone all’investitore che lamenti la violazione degli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario, di allegare specificamente l’inadempimento di tali obblighi, mediante la circostanziata individuazione delle informazioni che l’intermediario avrebbe omesso di rendere, nonchè di fornire la prova del danno e del nesso di causalità tra inadempimento e danno, nesso che sussiste se, ove adeguatamente informato, l’investitore avrebbe desistito dall’investimento rivelatosi poi pregiudizievole; incombe invece sull’intermediario provare che tali informazioni sono state fornite, ovvero che esse esulavano dall’ambito di quelle dovute (nella specie: la particolare fluttuazione di mercato, l’inadeguatezza dell’operazione al profilo dell’investitore e l’esistenza di un conflitto d’interesse dell’istituto rispetto all’operazione eseguita per conto proprio, erano state rese dalla banca al cliente per cui era da escludersi l’integrale inadempimento agli obblighi informativi).

Corte appello L’Aquila, 13/11/2019, n.1839

Deducibilità dei costi da transazioni risarcitorie

In presenza di transazioni stipulate da una banca con i clienti per prevenire l’instaurazione di un contenzioso fondato sulla violazione degli obblighi informativi per la conclusione di contratti di investimento aventi ad oggetto obbligazioni, le spese erogate dalla banca per coprire tali costi sono pienamente deducibili, trattandosi di spese attinenti al concreto svolgimento dell’attività di impresa, e dunque inerenti ai sensi dell’art. 109 d.P.R. n. 917/1986, come sopravvenienza passiva nell’esercizio in cui la relativa spesa sia intervenuta.

Cassazione civile sez. trib., 05/11/2019, n.28355

Violazione degli obblighi informativi attivi e passivi

Le violazioni degli obblighi informativi attivi e passivi e di consulenza commesse dalla banca successivamente alla stipulazione del contratto quadro e riguardanti le singole operazioni di investimento o disinvestimento compiute in esecuzione di detto contratto normativo (cd. contratti-ordine) danno vita a responsabilità risarcitoria contrattuale. Deve, dunque, escludersi che, in assenza di un’esplicita previsione normativa, la violazione dei predetti doveri di comportamento possa determinare, a norma dell’art. 1418, comma 1,c.c., la nullità del cd. contratto quadro o dei singoli atti negoziali posti in essere in base ad esso.

Tra l’altro, in base all’art. 23, comma 6, T.U.F., nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati al cliente nello svolgimento di servizi di investimento e di quelli accessori, è la banca intermediaria tenuta a provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta. Ne deriva che l’investitore deve limitarsi a fornire la prova del danno subito e del nesso di causalità tra il danno e l’esecuzione dell’operazione finanziaria, mentre dovrà essere la banca, per sottrarsi alla responsabilità risarcitoria, a dover dimostrare di aver agito con la diligenza professionale richiesta dalla legge.

All’azione risarcitoria può accompagnarsi, l’azione di risoluzione del contratto, ove l’inadempimento sia stato non di scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’investitore. Anche in tal caso deve sempre trattarsi di violazioni di obblighi contrattuali o di obblighi comportamentali legali commessi successivamente alla stipulazione del contratto quadro, riguardanti le singole operazioni di investimento o disinvestimento; e a scelta del cliente, la risoluzione può investire uno, o più, o tutti i contratti-ordine, con o senza la risoluzione del contratto quadro.

Tribunale Benevento sez. II, 16/10/2019, n.1752

Nesso di causalità tra inadempimento e danno

In tema di intermediazione finanziaria, la disciplina dettata dall’articolo 23, comma 6, del Dlgs 58/1998, in armonia con la regola generale stabilita dall’articolo 1218 del Cc, impone all’investitore, il quale lamenti la violazione degli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario, nel quadro dei principi che regolano il riparto degli oneri di allegazione e prova, di allegare specificamente l’inadempimento di tali obblighi, mediante la pur sintetica ma circostanziata individuazione delle informazioni che l’intermediario avrebbe omesso di somministrare, nonché di fornire la prova del danno e del nesso di causalità tra inadempimento e danno, nesso che sussiste se, ove adeguatamente informato, l’investitore avrebbe desistito dall’investimento rivelatosi poi pregiudizievole. Incombe, invece, sull’intermediario provare che tali informazioni sono state fornite, ovvero che esse esulavano dall’ambito di quelle dovute.

Cassazione civile sez. VI, 25/07/2019, n.20253

Le informazioni da trasmettere al cliente

In tema di violazione degli obblighi informativi, non ha alcuna rilevanza il profilo di rischio dell’investitore e la sua esperienza in materia, perché le informazioni da trasmettere al cliente debbono essere concrete e specifiche in riferimento a ogni singolo prodotto d’investimento e le stesse vanno comunque fornite, indipendentemente dalle inclinazioni al rischio dell’investitore e dal peso dell’investimento rispetto al patrimonio complessivamente investito, perché proprio sulla base delle informazioni fornite dall’intermediario l’investitore può selezionare quelle, secondo lui, con maggiori probabilità di successo.

Cassazione civile sez. I, 11/06/2019, n.15709

Prova positiva della diligenza dell’intermediario finanziario

Nel giudizio di risarcimento del danno proposto da un risparmiatore, il giudice di merito, per assolvere l’intermediario finanziario dalla responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge, non può limitarsi ad affermare che manca la prova della sua negligenza ovvero dell’inadempimento, ma deve accertare se sussista effettivamente la prova positiva della sua diligenza e dell’adempimento delle obbligazioni poste a suo carico e, in mancanza di tale prova, che è a carico dell’intermediario fornire (art. 23 del D.Lgs. n. 58 del 1998), questi sarà tenuto al risarcimento degli eventuali danni causati al risparmiatore. Ne consegue che, in caso di operazione non adeguata, l’intermediario può darvi corso solo a seguito di un ordine impartito per iscritto dall’investitore, in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute.

Corte appello Firenze sez. I, 09/12/2019, n.2965

Intermediazione finanziaria e responsabilità dell’intermediario

In tema di intermediazione finanziaria, la responsabilità dell’intermediario che ometta di informarsi sulla propensione al rischio del cliente o di rappresentare a quest’ultimo i rischi dell’investimento, ovvero che compia operazioni inadeguate quando dovrebbe astenersene, ha natura contrattuale, investendo il non corretto adempimento di obblighi legali facenti parte integrante del contratto-quadro intercorrente tra le parti, sicché il danno invocato dal cliente medesimo non può essere limitato al mero interesse negativo da responsabilità precontrattuale.

Tribunale Bolzano sez. I, 10/05/2019, n.476

Azzardo finanziario: violazione degli oneri informativi e responsabilità della banca

Non avendo assolto ai propri obblighi informativi, o non avendo provato di averlo fatto, la banca deve rispondere dei danni causati agli investitori, i quali avrebbero verosimilmente compiuto scelte d’investimento diverse e più prudenti ove consci dell’azzardo finanziario che andavano a compiere.

Corte appello Firenze sez. I, 23/10/2018, n.2463



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